Adottare a distanza i coltivatori italiani e le tradizioni locali è facile, con il social farming

Coltivare emozioni per promuovere la salvaguardia della biodiversità agroalimentare nazionale.

Adottare a distanza i coltivatori italiani e le tradizioni locali è facile, con il social farming
Foto: CdE

L’Unesco, ad oggi, ha riconosciuto un totale di 1.121 siti (869 siti culturali, 213 naturali e 39 misti) presenti in 167 Paesi del mondo: Italia e Cina sono le nazioni che detengono il maggior numero di siti, 55, inclusi nella lista dei patrimoni dell'Umanità. Nel nostro territorio coesiste la più grande biodiversità agroalimentare della Terra, con oltre 5.000 prodotti alimentari tradizionali censiti: 299 specialità DOP e IGP riconosciute a livello comunitario e più di 400 vini DOC. 

Queste unicità della terra sono attualmente coltivate da poche aziende agricole che ne custodiscono la memoria e, purtroppo, una su quattro rischia di scomparire. In più, l’abbandono dei territori (circa 6 mila borghi) in cui vi era memoria storica delle tecniche produttive ha innescato un meccanismo irreversibile di oblio della tradizione.

Per finanziare, conservare e promuovere le eccellenze italiane destinate altrimenti a scomparire, nel 2018, in Puglia, è nata Coltivatori di Emozioni, la prima piattaforma italiana di social farming che propone un sistema di adozione a distanza degli agricoltori, custodi delle antiche tradizioni agricole italiane. Di cosa si tratta? Tiscali News lo ha chiesto a Paolo Galloso, CEO e Founder di CdE.

Paolo, chi sono i Coltivatori di Emozioni e quale missione si sono proposti?
“I Coltivatori sono delle persone che amano il lavoro che fanno, contribuendo con il loro lavoro a salvaguardare la biodiversità di cui l’Italia è ricca. Il progetto nasce proprio dall’urgenza di proteggere e valorizzare queste biodiversità attraverso il sostegno - un percorso di adozione - ai piccoli produttori agricoli, dando loro la possibilità di continuare a fare ciò che amano e regalare all’Italia la possibilità di essere riconosciuta nel mondo per le tipicità che riesce a produrre”.

Chi può contribuire al sistema e come funziona la piattaforma?
“Tutti possono contribuire al sistema: sia privati che aziende. Il sistema è molto semplice, basta andare sul sito di coltivatoridiemozioni.com, scegliere una storia, un prodotto tipico che si vuole adottare e scegliere quale tipo di donazione fare. Naturalmente a seconda della donazione fatta si riceve in dono una ricompensa (i prodotti dell’agricoltore), il frutto del lavoro che i 'custodi delle tradizioni' portano avanti. Il privato può scegliere l’adozione a distanza per fare dei regali o per sostenere in prima persona il prodotto, la storia preferita. Lo stesso discorso vale per le aziende, soprattutto per quelle legate ai valori della sostenibilità, della salvaguardia, delle tipicità e delle biodiversità e anche per quelle aziende che ritengono fondamentale dare un contributo al raggiungimento del grande obiettivo di un’economia neutra che l’Unione Europea si è posta di raggiungere tra il 2030 e il 2050”.

Quanti produttori agricoli hanno ricevuto aiuto concreto, quali prodotti della tradizione sopravvivono e quanti ancora devono essere salvati?
“Coltivatori di Emozione nasce fattivamente nel 2018, siamo quindi una realtà giovane. Ad oggi fanno parte del progetto oltre 40 agricoltori dislocati in 18 regioni italiane. Tendenzialmente tutti i produttori hanno ricevuto dei contributi, non tutti allo stesso livello, certamente: c’è chi è presente sul nostro sito sin dall’inizio e quindi ha avuto modo di farsi conoscere e ricevere nel tempo contributi più importanti, chi invece è appena arrivato e quindi ha bisogno di tempo per farsi conoscere e ricevere sostegno. Naturalmente, è fondamentale il ruolo della piattaforma che lavora ogni giorno per avvicinare nuovi sostenitori e investitori”.

In che modo innovazione e tecnologia contribuiscono alla realizzazione di progetti virtuosi in questo ambito?
“Per l’agricoltura 4.0 e per i nostri custodi delle tradizioni crediamo sia fondamentale avvalersi di innovazione e tecnologia. Le realtà all’interno della nostra piattaforma di social farming sono piccole famiglie che amano il loro lavoro, molto spesso però questo non basta per essere attrattivi verso un grande mercato. Il nostro obiettivo è quello di farli conoscere a mercati distanti dal loro territorio ma anche garantire loro l’inversione del rischio d’impresa. Lo scopo di Coltivatori è quello di farsi carico del rischio d’impresa agricola: con il nostro sostegno gli agricoltori riescono ad esser sicuri che il loro prodotto verrà acquistato. Inoltre, grazie alle donazioni che per gli agricoltori si tramutano in ore lavoro, questi riescono a portare avanti le varie fasi della produzione e a raggiungere a fine anno i risultati sperati, a prescindere dall’incertezza legata alla stagionalità, ai cambiamenti climatici, all’imprevedibilità di un lavoro legato alla terra”.

Siete riusciti a coinvolgere partner importanti: raccontiamo alcune delle iniziative passate e in corso.
“Ci sono diverse realtà che stanno avvicinando Coltivatori, ultima in ordine cronologico è il Gruppo IRSAP che in occasione della Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile scorso, ha deciso di sostenere alcuni apicoltori nella nostra rete, donando poi la ricompensa ai propri dipendenti. Nel passato il Gruppo GMT Spa ha contribuito all’adozione degli agricoltori pugliesi, sostenendo il reimpianto di alcuni ulivi nelle zone colpite dalla Xylella e dando la possibilità ai contadini del territorio salentino di ricominciare a produrre olio. Accanto a questi non possiamo non citare lo chef Simone Rugiati, nostro ambassador che ha sposato il progetto anche attraverso il Tour delle emozioni e che si occupa di testare la qualità dei prodotti che fanno parte della rete di Coltivatori. Il processo di scelta degli agricoltori infatti non si basa su certificazioni specifiche ma su un prodotto che dev’essere di altissima qualità e soprattutto coltivato seguendo il ritmo naturale delle stagioni. Raccontando l’Italia e le sue eccellenze ci è sembrato naturale poi dar vita ad una partnership con l’associazione i Borghi più belli d’Italia. Ogni borgo aderente all’associazione custodisce prodotti, cultura, storia da scoprire e vivere. Con Coltivatori raccontiamo i Borghi più belli d’Italia anche attraverso le eccellenze enogastronomiche: adottando un coltivatore che vive in uno di questi borghi, si adotta il territorio, lo si valorizza e si incentiva l’economia locale”.

Storia, arte, tradizione: l’enogastronomia è cultura ma anche esperienza sul campo. Come coinvolgere i giovani e trasferire loro il patrimonio di conoscenza pratica?
“L’Italia è il paese che ti sorprende in ogni angolo, ricco di tradizioni, sapere, cultura ma la cultura se non è tramandata, se non si mantiene viva attraverso la condivisione, lentamente scompare. Nel caso dell’agricoltura, poi, bisogna sempre ricordare che la 'terra è bassa' e incerta. Non ci si improvvisa agricoltori ed è per questo motivo che la rete è fondamentale: condividere, confrontarsi, non smettere mai di voler imparare. Ecco perché tra i criteri fondamentali su cui basiamo la scelta dei nostri agricoltori devono esserci la loro passione nella lavorazione della terra in modo tradizionale e il desiderio di tramandare questo mestiere a chi vuole tornare, a chi vuole ricominciare, a chi magari durante questi 18 mesi di fermo vita ha iniziato a pensare ad un modo di vivere alternativo. Stiamo assistendo ad un trend che riporta i giovani nelle loro terre d’origine oppure a cimentarsi in stili di vita fuori dalle grandi città. Perché questo trend non subisca una marcia indietro è necessario che sia accompagnato da un lavoro sulle infrastrutture in termini di rete, collegamenti, servizi, accoglienza. Coltivatori nasce con l’obiettivo di creare una rete di connessioni, di conoscenza e di valorizzazione sia per gli agricoltori, sia per chi scegliere di adottare. È bello bere un buon bicchiere di vino e scoprire cosa c’è dietro: il lavoro, la passione… hanno un valore inestimabile”.

Paolo Galloso, founder di CdE. Foto: CdE