[Intervista] Condividere la creatività: la carta vincente di Infinite Officine

Nata nel 2017, Infinite Officine conta oggi una quarantina di collaboratori sparsi nel mondo e più di trenta clienti appartenenti a molteplici settori.

[Intervista] Condividere la creatività: la carta vincente di Infinite Officine
Da sinistra: Camillo Ciuccoli, Claudio Marcandalli, Paolo Conti, Sergio d'Amato, Haleh Sadeghi

Lo smart working, in italiano “lavoro agile”, racchiude in sé una straordinaria efficacia emotiva e motivazionale. Sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si legge alla voce in oggetto: “[…] una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività. La definizione di smart working, contenuta nella Legge n. 81/2017, pone l'accento sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l'accordo individuale e sull'utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto (come ad esempio: pc portatili, tablet e smartphone)”.

Alcune realtà aziendali, in Italia, non possono ancora prescindere dai contratti di lavoro standard a causa della tipologia dei servizi erogati. Organizzare il lavoro in maniera flessibile e da remoto richiede inoltre una buona dose di fiducia da parte del datore di lavoro e una buona dose di responsabilità da parte dei dipendenti. Altre realtà provano, con maggiore o minore successo, ad aprirsi alla novità. Gran parte delle start up nascono addirittura con il genoma “smart”, a testimonianza della rivoluzione sociale e culturale in atto. I giovani si autogestiscono con incredibile abilità e, come nel caso di Infinite Officine, fanno della collaborazione a distanza la principale fonte di ricchezza: culturale, multietnica, esperienziale, inclusiva.

Infinite Officine prende vita da un’idea di cinque liberi professionisti, esperti in ambiti che spaziano dalla moda all’architettura, dall’animazione al visual design, dall’illustrazione alla grafica pubblicitaria, e possiedono molte competenze tecnologiche: Camillo Ciuccoli, 29 anni, di Frascati, Claudio Marcandalli, 23 anni, di Melzo, Haleh Sadeghi, 37 anni, di Yazd (Iran), Paolo Conti, 40 anni, di Melzo, e Sergio d’Amato, 28 anni, di Foggia.

Tiscali News ha intervistato Camillo, Paolo, Sergio e uno dei collaboratori, il ventottenne cagliaritano Francesco Basciu (Product Designer) e ha cercato di capire come sia stato possibile, in soli due anni, avviarsi così bene senza avere alle spalle una struttura manageriale con competenze specifiche.

Quale è stato il meccanismo di innesco di Infinite Officine e quali i numeri significativi per una iniziativa imprenditoriale, senza dubbio, di successo?

Francesco: “Infinite Officine nasce nel 2017, da un'idea di cinque amici che hanno visto nella collaborazione la migliore strada per il futuro. Nel concreto, grazie ad un bando promosso dalla Città metropolitana di Milano, i cinque fondatori hanno aperto uno Studio Professionale Associato, con l’obiettivo di sviluppare un nuovo modo di lavorare “Smart” in ambito creativo nell’area della Martesana. Ad oggi l'obiettivo è stato pienamente raggiunto!”.

Paolo: “Sì, pienamente raggiunto! Abbiamo una quarantina di collaboratori dislocati in varie parti del mondo, raggiunto un fatturato di 150.000 euro nei primi 2 anni di attività, più di 30 clienti nei vari settori dalla prototipazione di prodotti allo sviluppo di comunicazione e immagine coordinata, oltre al lancio di nuovi brand e applicativi nati internamente. Nostra intenzione, a stretto giro, è affermarci ancora di più sul territorio nazionale ed impiantare il modello su altre sedi distaccate. Molto importanti sono la flessibilità e la condivisione di tante peculiarità”.

Camillo: “La flessibilità e la condivisione delle competenze è quello che ci sta permettendo di crescere esponenzialmente progettando team sulla base di ogni richiesta che ci viene formulata. Siamo progettisti creativi e il nostro obbiettivo è perfezionare un metodo di lavoro che mantenga l’uomo libero di creare. Tra i meccanismi di innesco e buona riuscita di questa avventura imprenditoriale vorrei mettere in evidenza due peculiarità. Primo, offriamo una discreta quantità di vantaggi ai nostri collaboratori: una sede ad uso gratuito sempre in evoluzione, sharing di strumenti, competenze, conoscenze, formazione, gestione amministrativa. Secondo, tutto questo solo in cambio di obbiettivi condivisi. Pensiamo sia un metodo molto futuribile e assolutamente innovativo. La mattina ci svegliamo contenti di andare a progettare cose con gli amici”.

Sergio: “Infinite Officine si basa per sua natura su due presupposti: tante menti e flessibilità. La complessità di gestire molte teste è già immaginabile, poi se si aggiunge il lavoro, il tempo per organizzare il tutto diventa poco e per questo il procedimento è stato molto empirico. Molti esperimenti hanno portato via via ad una organizzazione che migliora nel tempo”.

Quali le maggiori difficoltà incontrate nella costituzione di un’attività così innovativa e in che modo le avete fronteggiate/superate?

Camillo: “Più che di difficoltà, parlerei di sfide. La più tosta è stata, e continua ad essere, coordinare le attività di tutti i collaboratori. È necessario far capire a tutti il metodo di lavoro condiviso nel rispetto dei ritmi e delle competenze di ognuno. Complesso, anche, creare un ambiente di condivisione in parte reale e in parte digitale, flessibile e adattabile a tutta la grande varietà di professionisti e persone che si avvicinano a noi. Ma ce la si fa. Bisogna esserci portati e avere una predisposizione mentale aperta e disponibile”.

Paolo: “Diciamo che la componente caratteriale personale, come dice Camillo, è fondamentale per superare gli ostacoli psicologici e umani. Un po’ di merito alla buona riuscita, però, va dato alle molte ore di brainstorming e sperimentazione sul campo, raddrizzando sempre il tiro per migliorare l’efficienza, la qualità del lavoro e il rapporto tra collaboratori”.

Francesco: “Personalmente la sfida più grossa è stata, e continua ad essere, la burocrazia. La parte meno creativa, insomma: questioni prettamente organizzative come orari di apertura, ruoli dei vari freelance all’interno della struttura, regole di convivenza, ma anche tecniche come la gestione amministrativa di contratti e pagamenti. Si impara sul campo e si prendono tante cantonate. Alla fine si capisce tutto, o quasi…”

Sergio: “Come dice Francesco, la burocrazia fa perdere tempo ed energie. Tutto troppo macchinoso. Oggi le aziende hanno bisogno di essere dinamiche, agili, per far fronte velocemente alle richieste dei clienti. Altrimenti sei fuori dal giro, non solo dal mercato. I giovani, oggi, imparano nuovi linguaggi di programmazione in una settimana. Paradossalmente la burocrazia resta incomprensibile”.

Dall’esterno, ciò che colpisce della vostra attività è la multidisciplinarità, l’aver dato obbiettivi comuni a collaboratori molto diversi per cultura, formazione ed esperienza.

Camillo: “Siamo consapevoli e orgogliosi di destare questo effetto. La multidisciplinarità è il fattore che più di ogni altro ci sta permettendo di crescere esponenzialmente, perché abbiamo la possibilità, in base ad ogni richiesta che ci viene formulata, di creare un team di lavoro pensato ad hoc. Questo approccio ci consente di sviluppare progetti caratterizzati da una complessità che nessuno di noi potrebbe affrontare da solo”.

Francesco: “Esattamente così! Appartenere ad un gruppo eterogeneo pur mantenendo le proprie personali caratteristiche aggiunge valore e scopo al lavoro quotidiano, e spinge a raggiugere gli obbiettivi comuni presto e bene”.

Paolo: “Integrarsi non è una passeggiata. Alcuni di noi fanno più fatica di altri. Si cerca di condividere il più possibile, oltre a progetti di lavoro, anche momenti di pausa in cui confrontarsi su tematiche altre, per stringere rapporti che vadano oltre la consegna di un lavoro”.

Quanto ha contribuito / quanto ha ostacolato essersi formati in Italia rispetto alle richieste di Mercato?

Camillo: “L’Italia potrebbe andare meglio, ma ha i suoi pro. Ho viaggiato tanto e gli italiani hanno una forza irrefrenabile nel fare le cose, una testa dura come non ne ho mai viste in giro, ed è il motivo per cui continua ad essere la mia casa. Certo che bisogna tenere gli occhi bene aperti per guardare di continuo tutto il mondo e capire come migliorare, sempre. Ho vissuto all’estero e sono convinto che ogni Paese abbia i suoi problemi, ma qui li conosciamo meglio e possiamo risolverli sul serio, qui abbiamo un motivo in più per farlo perché sentiamo di appartenere al territorio”.

Paolo: “In Italia, purtroppo, la tassazione è un grave problema che complica e rallenta il flusso di lavoro. Per non parlare della burocrazia. Di contro, si può dire che la nostra formazione, tutto quanto contribuisca a creare il Made in Italy, è sempre apprezzato all’estero, ed è motivo di vanto.

Francesco: “Tanti collaboratori di Infinite Officine si sono avventurati in esperienze professionali fuori dall’Italia. I pro e i contro, alla fine, si equiparano. Scegliere di allontanarsi da affetti e abitudini è comunque difficile. Ci si adatta, è vero. Oltreconfine, grazie alla preparazione ottima che l’Italia dà in molte discipline e attività artigianali, si guadagna bene e si costruisce in breve tempo un curriculum professionale altrimenti impensabile qui in Italia. Ma è opinione comune il fatto che, se possibile, sia bene tornare in Italia. Per aiutare chi è rimasto a realizzare i propri obbiettivi e, appunto, avviare attività dinamiche, flessibili, con poca burocrazia, forti dell’esperienza acquisita all’estero”.

Quali i progetti per l’immediato futuro?

Sergio: “Espandere sul territorio nazionale e all’estero la strategia positiva di lavoro condiviso. Dimostrare che funzioniamo bene proprio perché riusciamo a gestire velocemente le situazioni, rispondiamo in modo coordinato alle richieste, seguiamo i nostri clienti affiancandoli personalmente nonostante la metodologia di lavoro agile, da remoto. Inoltre, coinvolgere nella nostra rete quanti più professionisti possibile, per creare team di lavoro sempre più eterogenei e specializzati, capaci di assecondare qualsiasi richiesta da parte del cliente. Anche da parte di coloro che, partendo da zero come è successo a noi due anni fa, abbia necessità di una consulenza a 360 gradi”.

Camillo: “Lavorare ancora di più in ambito sociale ed espandere le nostre competenze a livello territoriale collaborando a stretto contatto con Enti, Associazioni locali, Comuni. Anche per organizzare eventi e workshop. Lavorare sul territorio e accogliere chiunque abbia competenze in grado di valorizzare il territorio stesso penso sia una grande opportunità per accrescere la conoscenza multidisciplinare che ci caratterizza”.