È made in Sud il food delivery che raggiunge periferie, borghi e piccoli centri urbani

Un’azienda di Caserta fa dialogare ristoratori e clienti distanti dalle metropoli. Tramite App

È made in Sud il food delivery che raggiunge periferie, borghi e piccoli centri urbani

La consegna di cibo a domicilio sta salvando dal tracollo molte strutture del comparto food. Per alcuni è un salto nel vuoto, per altri invece è un’alternativa redditizia o, comunque, un’opportunità per raggiungere clienti oltre la cerchia del proprio quartiere.

Stando al rapporto FIPE dedicato al settore della ristorazione nell’Italia pre Covid-19 (Gennaio 2020), “ci sono complessivamente – tra ristoranti e bar che propongono piatti freddi e caldi – 333.640 imprese, per un totale di oltre un milione e 200mila occupati e per un fatturato di 85,3 miliardi di euro”. L’emergenza Coronavirus, purtroppo, sta delineando scenari ribassisti sia in termini di fatturato sia in termini di occupazione. Tant’è che, sempre FIPE, (in un comunicato stampa dello scorso 27 Ottobre) stima che, “entro fine anno, il comparto rischia di perdere 50.000 aziende con ben 300.000 posti di lavoro in bilico”.

Se nelle grandi città bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, self-service, rosticcerie, pub, pasticcerie, gelaterie, si appoggiano ai colossi del food delivery, i ristoratori ubicati nei piccoli centri urbani a chi possono rivolgersi per le consegne a domicilio, per mantenere in vita la propria attività nonostante restrizioni governative e coprifuoco?

In tempi lontani dal marasma pandemico, nel 2016, tre giovani casertani hanno dato vita ad un’attività di consegna del cibo a domicilio targettizzata su città piccole, periferie, borghi, che si è rivelata quanto mai vincente e utile in periodo di crisi. Alfonsino Delivery, questo il nome della realtà, ad oggi è presente in più di 300 comuni italiani distribuiti in 7 Regioni, con oltre 950 ristoranti partner e 250.000 clienti attivi sulla omonima piattaforma. I tre giovani soci fondatori, Carmine Iodice, Domenico Pascarella e Armando Cipriani hanno risposto alle domande di Tiscali News entrando anche nei dettagli più tecnici e innovativi del loro servizio.

A giudicare dai numeri, avete fatto centro! Siete cresciuti del 270% e avete chiuso l’ultimo bilancio in utile con oltre un milione di fatturato complessivo. Raccontiamo ai lettori di Tiscali News come è nata l’idea che ha dato vita alla vostra attività e la storia del nome “Alfonsino”.

“Alfonsino è la realtà del food delivery italiana, punto di riferimento per le consegne di cibo a domicilio nelle città di provincia. La start up nasce a Caserta nel novembre del 2016, da una necessità e dall’intuizione del sottoscritto, Carmine Iodice, e dei miei due soci Domenico Pascarella e Armando Cipriani. In quel periodo ci accorgemmo che nella nostra realtà cittadina, mancava un servizio di consegna a domicilio per il cibo, come quelli presenti nelle grandi città. La città di Caserta come le altre località limitrofe, ha sempre avuto una moltitudine di attività di ristorazione, ma la loro utenza era da sempre legata alla prossimità geografica con il punto vendita. Dall’implementazione di quell’intuizione abbiamo raggiunto, ad oggi, la soglia di più di 950 ristoranti affiliati e ci siamo prefissi il goal di arrivare a quota 1500 per la fine di marzo 2021. Il nome Alfonsino nasce per ispirare fiducia e familiarità agli utenti. Il nostro servizio viene erogato oltre che con la classica app, anche mediante Facebook Messenger, dove i consumatori possono ordinare cibo a domicilio o take away inviando un messaggio al nostro chatbot, sviluppato in nativo in azienda dal nostro team di sviluppatori”.

Metà della vostra realtà è strettamente legata al rapporto con le persone (i ristoratori, i clienti), metà è prettamente tecnologica. La piattaforma unisce i due elementi. Come funziona Alfonsino Delivery? In che modo fa dialogare ristoratori e clienti?

“La piattaforma permette ai ristoratori di essere visibili ad un numero estremamente maggiore di persone, ed incrementare così considerevolmente il bacino dei propri clienti. Alfonsino offre loro un canale digitale di vendita alternativo e complementare al loro punto vendita fisico. Questo contribuisce già nel brevissimo periodo a migliorare la loro performance sul mercato locale e in definitiva ad incrementare il proprio fatturato. Ai clienti finali invece, viene offerta la possibilità di ordinare da una moltitudine di attività di ristorazione estremamente più ampia ed eterogenea, rispetto a quella presente in prossimità delle loro abitazioni. Questo permette ai consumatori di poter decidere in piena autonomia e secondo i propri gusti, di ricevere a casa, una gran varietà di tipologie di cibo, in soli 30 minuti. La nostra azienda e la sua infrastruttura tecnologica fanno da ponte tra domanda e offerta, offrendo benefici tangibili sia per i ristoratori che per i clienti finali”.

Qualche dettaglio tecnico per i lettori più skillati in materia. La App proprietaria deve gestire una consistente mole di dati: ordinazioni, ristoratori, clienti… In più, organizzare le consegne a domicilio. Avete sviluppato, e gestite, tutto da soli oppure vi appoggiate ad un team esterno? Da quante persone è composto il vostro team?

“Il nostro staff è costituito da un team prevalentemente giovane, con un'età media di 28 anni. La peculiarità del nostro gruppo di lavoro risiede nel fatto che riusciamo a sviluppare il 90% dei processi in house ed affidare in outsourcing solo il 10%. Investiamo molto nell’internalizzazione dei processi e crediamo fortemente nel lavoro in team. L’organigramma aziendale si sviluppa in maniera orizzontale, in sette aree distinte, ognuna responsabile di un output specifico. Abbiamo un reparto che si occupa di gestire i rapporti con i partner, uno responsabile della gestione degli addetti alle consegne, un reparto dedito al marketing, uno incaricato di sviluppare la piattaforma digitale e i processi relativi all’information technology ed ancora, un reparto logistico, uno finanziario ed infine un ulteriore reparto dedito all'assistenza clienti. Tutti questi sono a capo di un manager del nostro board”.

Tocchiamo, ora, un tema delicato. I raider sono la parte più importante del vostro servizio. Grazie a loro potete garantire efficienza e “umanità”, raggiungere i luoghi decentrati. La cronaca mette purtroppo in luce problemi di sfruttamento e di gestione delle risorse umane fuori da ogni regola, voi, stando al vostro sito, contate su un piccolo esercito di raider e state per assumerne molti altri? Che tipo di percorso deve seguire chi voglia entrare a far parte del gruppo e quali le garanzie?  

“Ad oggi collaborano con noi circa 700 addetti alle consegne, ma prevediamo di assumere nei prossimi due anni circa 3.000 nuovi rider. Crediamo fortemente nel benessere dei nostri collaboratori. In primis si rappresenta che, a mezzo di contratti individuali di lavoro redatti in forma scritta, i lavoratori ricevono ogni informazione utile per la tutela dei loro interessi, dei loro diritti e della loro sicurezza, compresi criteri di determinazione del compenso complessivo che tengono conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell'organizzazione del lavoro adottata in azienda. Abbiamo dedicato una sezione del nostro sito proprio alla disanima di tutte le norme in materia, compreso il DIS – COLL. Sotto l'aspetto operativo, è bene ricordare che il 100% della dotazione fornita ai rider (il cosiddetto "kit", comprensivo di zaino termico, giacca invernale, giacca leggera, t-shirt, ecc...) viene fornita in misura totalmente gratuita. Oltre questo, la rendicontazione dei compensi è settimanale; siamo consapevoli dell'importanza, per i rider, di ricevere celermente la remunerazione ed è per questo che, ogni lunedì, bonifichiamo il compenso complessivo che ogni rider ha maturato nella settimana precedente”.

Quali progetti avete per il futuro? Come sta procedendo la campagna di crowdfunding sulla piattaforma 200Crowd?

“Grazie alla nuova campagna di crowdfunding, giunta in questi giorni al termine e pubblicata sulla piattaforma di Equity Crowdfunding di Two Hundred, il portale che permette l'incontro di imprenditori ed investitori, abbiamo raccolto circa 490 mila euro, generando un overfunding del 140%. Un traguardo che servirà a sostenere ed accelerare il nostro progetto di espansione, e ci aiuterà raggiungere più di 400 comuni serviti entro il 2022, decuplicando così il nostro volume d'affari attuale. Il nostro sogno è quello di diventare non solo il punto di riferimento del food delivery dei piccoli centri italiani, ma puntare con determinazione all'internazionalizzazione del nostro brand”.

Il board direttivo di Alfonsino