La sporca guerra della disinformazione: la tecnica usata dai russi per screditare i media occidentali

La narrazione diffusa sui social dai sostenitori del Cremlino ha un canovaccio ben preciso, come conferma la vicenda dell'attacco all'ospedale pediatrico di Mariuopol

La sporca guerra della disinformazione: la tecnica usata dai russi per screditare i media occidentali
Ragazza ucraina tra le rovine dell’ospedale ospedale di Mariuopol

Il bombardamento che ha distrutto il reparto maternità e quello pediatrico dell’ospedale di Mariuopol sarà ricordato come uno dei momenti più barbari della guerra in corso in Ucraina. Le autorità di Kiev hanno parlato di “attacco deliberato” e hanno denunciato "tre vittime, tra cui una bambina, e 17 feriti”. Mosca non ha negato l’operazione ma ha affermato di aver colpito una struttura “usata come base del battaglione neonazista Azov”.

Fino a qui niente di nuovo in un conflitto. Un gioco delle parti visto tante volte nel corso della storia. Ma a differenza del passato ora ci sono i social e qui quotidianamente va in scena la sporca guerra della disinformazione.

L’accusa sostenuta dalla propaganda filo russa è che gli eventi dell’ospedale pediatrico di Mariuopol non sono altro che una messinscena organizzata dagli ucraini e dagli americani. I feriti sarebbero semplicemente degli attori.

Anche sui social italiani sta circolando la seguente interpretazione dei fatti.

Et voilà!!

È stata trovata la ragazza fotografata tra le rovine dell’ospedale per la maternità (https://t.me/ssigny/10127) a Mariupol. Si è rivelata una modella e una popolare blogger di Mariupol (https://instagram.com/gixie_beauty). Il suo nome è Marianna Podgurskaya. La ragazza è davvero incinta, ma non poteva essere ricoverata nell'ospedale della maternità, perché era stato a lungo occupato dai neonazisti del battaglione Azov.

Alla ragazza sono state date delle cose da tenere nelle mani, truccata e portata sotto le telecamere. L’ “esclusiva” è stata affidata al noto fotografo Yevgeny Maloletka (https://instagram.com/evgenymaloletka?utm_medium=copy_link), che attualmente lavora a stretto contatto con le agenzie di stampa occidentali e lavora per The Associated Press. Le sue fotografie dedicate alla crisi in Ucraina possono essere trovate (https://www.osce.org/.../special-monitoring.../413540) anche sul sito web dell'OSCE.

Le immagini condivise sui social dalla disinformazione filo russa

Tesi sostenuta pubblicamente anche dalla diplomazia russa. L'ambasciata di Mosca in Gran Bretagna ha sostenuto che “la beauty blogger Marianna Podgurskaya ha interpretato i ruoli di entrambe le donne incinte riprese nelle foto” divulgate da Kiev. Quella in Italia invece ha definito la "presunta distruzione" dell'ospedale "il massimo del cinismo e della campagna di menzogne".

Su Facebook e Twitter i russi hanno postato anche un video ripreso da un drone che mostrerebbe la presenza di milizie ucraine nell’ospedale. Un fact checking realizzato dal sito Open di David Puente ha dimostrato utilizzando Google maps, che il video è falso e le presunte postazioni militari ucraine si trovano in realtà in edifici situati nella parte opposta della città. Dunque un primo pezzo di verità esiste: in quell'ospedale distrutto non c’erano miliziani ucraini.

Ed esiste anche un altro pezzo di verità ed è bellissimo: Marianna Podgurskaya, la giovane ragazza ripresa tra le macerie dell'ospedale, era davvero incinta e poche ore dopo il bombardamento ha partorito una splendida bambina. La notizia è stata data sul suo profilo Twitter dalla giornalista Olga Tokariuk.

 
La narrazione secondo cui gli ucraini (supportati ovviamente dagli occidentali) stanno utilizzando attori per creare finte scene di dolore non è stata applicata solamente all’ospedale di Mariuopol. La BBC ha smontato una lunga serie di fake news di matrice russa diffuse sui social con questo canovaccio. 

Il caso più eclatante è quello dei “cadaveri che si muovono”.

Un video rilanciato in rete dagli account pro-Cremlino ritrae un giornalista che parla davanti a numerosi sacchi di cadaveri di civili morti a causa dell'invasione. Dopo pochi secondi, però, uno dei sacchi inizia a muoversi e un uomo viene ripreso da un operatore-fotografo mentre si ricopre.

L’intento è ovviamente quello di denunciare la messinscena, peccato però che il fact checkin della BCC ha dimostrato che quelle riprese non sono state fatte in Ucraina ma mesi fa a Vienna, dove gli ambientalisti austriaci di Friday's for Future hanno organizzato una protesta in favore del clima. Il video è stato dunque manipolato dalla propaganda russa per farlo apparire come un falso servizio giornalistico diffuso dai media occidentali sulle vittime civili ucraine. 

La disinformazione russa sta dunque giocando sporco. Le fake news sull’ospedale di Mariuopol non possono che provocare indignazione tuttavia bisogna essere consapevoli che in guerra la propaganda è un’arma utilizzata da tutte le parti in campo.

I meno giovani o semplicemente le persone informate non possono dimenticare quella che è probabilmente la più grande fake news del 1900: la presenza di armi chimiche di distruzione di massa in Iraq. Bugia creata ad arte dagli Stati Uniti per giustificare la guerra contro Saddam Hussein.

Quel fatto non può essere dimenticato. Che credibilità hanno le forze armate americane (e più in generale quelle occidentali)? Nessuna. La stessa delle truppe militari russe. Perché la logica in entrambi i casi è la stessa: giustificare agli occhi dell’opinione pubblica l’uso della forza. Ma la guerra non può mai essere giustificata.

A chi spetta dunque il compito di fare chiarezza nella confusione creata dalla sporca guerra della disinformazione? Alla stampa. Questa è la missione principale che ogni giornalista dovrebbe avere. Non è semplice perché gli stessi giornalisti possono essere tratti in inganno (come nel caso delle presunte armi chimiche irachene) però non c’è dubbio che le moderne tecniche di fact cheking possono essere utili per smascherare buona parte delle fake news, qualunque sia la provenienza.