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X diventa a pagamento: perché questa decisione è la resa di Elon Musk

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
X diventa a pagamento: perché questa decisione è la resa di Elon Musk

I nuovi utenti di X-Twitter potrebbero pagare inizialmente un "piccolo canone annuale" per eseguire alcune azioni sulla piattaforma, come postare o rispondere ad un commento. E' l'ipotesi ventilata da Elon Musk in risposta alla crescita irrefrenabile dei bot, i profili finti che postano in automatico. Gli account finti che "infestano la piattaforma", scrive Musk su X "consumano i nomi disponibili e perciò diversi spazi buoni risultano già occupati", inoltre l'intelligenza artificiale bypassa i sistemi di verifica.

Si tratta di una ammissione di impotenza e in definitiva di una resa di fronte ai bot ovvero ai programmi informatici progettati per automatizzare determinate azioni o interazioni all'interno delle piattaforme di social media. Dopo l'acquisto di Twitter Musk aveva licenziato centinaia di dipendenti che si occupavano della moderazione dei contenuti e dunque del contrasto dei bot. Il noto imprenditore spiegò che avrebbe puntato sull'intelligenza artificiale per contrastare il fenomeno ma le ultime dichiarazioni dimostrano che si trattava solamente di intenti non realizzabili. La realtà è che i bot non si possono contrastare con sistemi di controllo automatizzati

Quando e se la nuova regola dei post a pagamento verrà adottata, non è la prima volta che viene annunciata una novità che poi cade nel vuoto, i nuovi utenti potranno seguire altri account e visitare liberamente X ma, se vorranno pubblicare dei post, o replicare ad altri interventi, dovranno pagare. Dopo tre mesi di iscrizione, ha poi aggiunto Musk, potranno postare senza pagare il canone.

X ufficialmente ha sostenuto che solo il 5% degli utenti registrati sulla piattaforma siano bot, ma Musk ritiene che la percentuale reale sia più alta. La presenza massiccia di profili fasulli è stato uno degli elementi che inizialmente l'ha fatto tentennare sull'acquisizione di Twitter. Pochi giorni fa il rapporto Imperva Bad Bot di Thales, ha sottolineato che il 32% di tutto il traffico internet è rappresentato da bot dannosi, sistemi automatizzati specializzati nel creare danni ai siti, truffe, disinformazione o invadere le mail di spam.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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