Elon Musk acquista Twitter, la notizia è affascinante ma sarebbe da ingenui credere che sia anche positiva

E' noto da tempo che il fondatore di Tesla è contrario a qualsiasi moderazione dei contenuti. Ma può essere davvero lui la persona giusta per trovare il necessario equilibrio tra libertà di espressione e lotta alle fake news?

Elon Musk acquista Twitter, la notizia è affascinante ma sarebbe da ingenui credere che sia anche positiva

Elon Musk ce l'ha fatta. Il consiglio di amministrazione di Twitter ha cambiato idea e alla fine ha accettato l'offerta da 44 miliardi di dollari. Il social fondato da Jack Dorsey lascerà Wall Street e diventerà una società privata interamente controllata dall'uomo più ricco del mondo

Non c'è dubbio che la notizia è affascinante. Elon Musk ha dimostrato di essere un imprenditore visionario ed è inevitabile che l'operazione alimenti l'attesa per l'arrivo di uno tsunami nel mondo dei social network. Nulla sarà come prima. Questo è poco ma sicuro. 

Inevitabilmente sorge una domanda: il futuro sarà migliore o peggiore del presente? 

Musk non ha ancora chiarito nel dettaglio cosa farà con Twitter. Una cosa però è nota da tempo: il nuovo proprietario è contrario alla moderazione dei contenuti in quanto limitativa della libertà di espressione.

Con Musk Twitter sembra essere destinata a diventare la piattaforma della libertà di parola per eccellenza. Non è un caso dunque che i repubblicani stiano già facendo pressioni sul neo proprietario per una riamissione nel social di Donald Trump che è stato cacciato all'inizio del 2021. 

Sul fronte opposto però in tanti temono che la crociata anti censura di Musk possa trasformare Twitter in un'arena d'odio e polarizzare ulteriormente le società occidentali.

Maggiore polarizzazione significa maggiori rischi per le democrazie perché amplifica il confirmation bias ovvero la nostra tendenza innata a cercare, credere e condividire con gli altri le notizie che confermano la nostra visione del mondo

Maggiore è la polarizzazione più forte è il confirmation bias e quindi maggiore è la probabilità di credere e viralizzare fake news. La politica è uno degli ambiti in cui più facilmente si tende ad essere polarizzati. 

Secondo un recente studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) una fake news ha una velocità di diffusione 6 volte superiore a una notizia vera. Le fake news vengono condivise dal 70/80% dai sostenitori più polarizzati

La decisione di Twitter (ma anche di Facebook) di porre un freno a Donald Trump è nata proprio per porre un freno alle fake news dell'ex presidente degli Stati Uniti e di conseguenza di frenare la pericolasa polarizzazione della società americana. L'assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Trump è uno degli episodi più gravi nella storia della democrazia a stelle e strisce. 

Ray Dalio, fondatore del più grande hedge fund del mondo, Bridgewater Associates, nel suo recente libro Il Nuovo ordine mondiale, ha analizzato i segnali più importanti di decadenza di un Stato. Tra i 6 segnali indicati da Dalio compare anche la crescente conflittualità sociale

La libertà di espressione è un diritto fondamentale (e su questo non possono esserci dubbi) ma allo stesso tempo è evidente la necessità di limitare la diffusione di fake news che inquinano l'opinione pubblica e indeboliscono la democrazia. 

Sarà Elon Musk a trovare la soluzione? Sarà il visionario imprenditore di origine sudafricana ad inventare una forma corretta di censura, eventualmente basata sull'intelligenza artificiale? 

Sarebbe bello poter rispondere affermativamente ma la probabilità che ciò accada è abbastanza remota. Elon Musk non sta spendendo 44 miliardi di dollari per il bene della società e della democrazia. Lo sta facendo con un'ottica di business ed è giusto che un imprenditore agisca in questo modo. 

Pensare che possa essere Elon Musk a risolvere il problema dell'equilibrio tra libertà di espressione e lotta alle fake news non è altro che una grande illusione.

L'unica certezza del momento è che l'uomo più ricco del mondo ha acquistato una delle più importanti piattaforme informative del pianeta e questo non è certamente un bene per le democrazie occidentali che ora più che mai avrebbero bisogno di piattaforme indipendenti dai grandi poteri finanziari ed economici