E’ in arrivo il web 3.0. Sarà un incubo o il trionfo della democrazia su internet?

Negli ultimi mesi del 2021 il termine ha iniziato a diffondersi ma con un significato nuovo rispetto al passato. Ecco di cosa si tratta

E’ in arrivo il web 3.0. Sarà un incubo o il trionfo della democrazia su internet?
Foto Ansa

Il termine web 3.0 sta tornando prepotentemente in auge e ancora una volta in tanti pensano che ci troviamo all’alba di una rivoluzione di internet. Il nuovo paradigma dovrebbe svilupparsi attorno alla blockchain ma questa tecnologia può essere utilizzata per scopi molto diversi tra loro. Capire quanto sta accadendo è importante perché il fenomeno va oltre il solo ambito tecnologico. 

La prima rivoluzione: il web 2.0

Come noto il primo grande cambio di paradigma è stato l’avvento del web 2.0. Suffisso utilizzato per indicare la diffusione dei cosiddetti user generated content ovvero i contenuti generati dagli utenti che da semplici soggetti passivi si sono trasformati in protagonisti. Questo cambiamento si è verificato a partire dai primi anni 2000 prima con la nascita dei blog e poi con quella dei social network. E non c’è dubbio che questi due cambiamenti (e in particolare il secondo) abbiano rappresentato una vera e propria rivoluzione.

Il web 3.0, la blockchain e il boom degli NFT 

Il termine web 3.0 non è una novità assoluta in quanto ha fatto la sua apparizione già nella seconda metà degli anni 2000. Oggi però viene utilizzato con un significato nuovo e legato all'utilizzo sempre più massiccio della tecnologia blockchain, il registro digitale distribuito che ha consentito la nascita prima del Bitcoin (nel 2009) e poi di tutte le altre criptovalute. Nel corso del 2021 la tecnologia ha avuto ulteriore rilevanza grazie al boom degli NFT, ovvero dei certificati di proprietà digitale che non impediscono la duplicazione di un file ma stabiliscono in modo univoco la proprietà. Grazie all’impiego della blockchain il possessore di un NFT è il legittimo proprietario di un asset digitale qualunque sia la forma: un quadro, un tweet, una canzone etc.

Il quadro di Beeple venduto per 69 milioni 

L’informazione mainstream si è accorta dell’esistenza degli NFT a marzo del 2021 quando Christie’s ha venduto per 69 milioni di dollari un’opera interamente digitale (ovvero un file jpeg) dell’artista americano Beeple, intitolata Everydays - The First 5000 Days. Pochi giorni dopo il fondatore di Twitter, Jack Dorsey, ha venduto all’asta l’NFT del suo primo tweet per 2,9 milioni di dollari, un giornalista del New York Times ha venduto l’NFT di un suo editoriale per 563 mila dollari. 

Zuckerberg e la nascita di Meta 

Il boom degli NFT ha fatto capire a tanti che qualcosa di importante e senza precedenti sta accadendo. Tra questi c’è anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckeberg. A fine ottobre il giovane imprenditore americano ha annunciato al mondo intero il cambio di nome di Facebook in Meta per trasmettere in maniera netta e chiara la nuova missione della azienda: lavorare allo sviluppo del metaverso, definito da Zuckerberg “il prossimo capitolo di internet”.

Mark Zuckerberg (foto Ansa)

E’ noto che l’obiettivo è quello di trasformare il modo in cui ci connetteremo alla rete. Il web diventerà una realtà virtuale dove agiremo attraverso degli avatar. Il tutto finalizzato a creare nient’altro che un nuovo gigantesco mercato: quello degli NFT ovvero dei beni digitali virtuali pagati in criptovalute (a loro volta però acquistate con soldi reali). E non mancano i primi casi eclatanti come quello di un utente che ha acquistato per 650 mila dollari uno yatch virtuale in formato NFT che esisterà all’interno del mondo virtuale di The Sandbox. 

La rivalutazione del Nobel per l'economia assegnato a uno psicologo 

L’essere umano, considerato dalla teoria economica prevalente un agente razionale, in futuro spenderà dunque soldi reali per comprare prodotti (o servizi) digitali per il proprio avatar che vive nei mondi virtuali. Nel 2002 molti economisti hanno contestato il premio Nobel per l’economia assegnato non a un loro collega ma ad uno psicologo, Daniel Kahneman, che con i suoi studi metteva in discussione la presunta razionalità degli esseri umani nelle questioni economiche. La prospettiva che ci offre il metaverso ci fa capire che il premio di Kahneman era più che meritato.

La nuova propaganda dei guru del digital marketing 

E a rafforzare questa convinzione contribuisce anche la propaganda (già partita) dei vari guru del marketing digitale secondo cui: per ogni azienda sarà di fondamentale importanza essere presente sul metaverso direttamente (attraverso i propri negozi) o indirettamente attraverso le proprie campagne di marketing. Ovviamente il metaverso rappresenta una nuova grande opportunità di business (un nuovo mercato) anche per i guru del marketing digitale. 

Un web 3.0 diverso da quello di Zuckerberg

Il web 3.0, ovvero la nuova rivoluzione di internet, sarà semplicemente un mondo virtuale popolato da avatar che fanno shopping di NFT grazie alla tecnologia blockchain? Questo scenario più che un web 3.0 sarebbe un incubo. Per fortuna però ci sono anche tecnici e imprenditori che stanno lavorando per integrare la blockchain nelle piattaforme digitali con un obiettivo diverso da quello di Zuckerberg o di The Sandbox: la decentralizzazione delle piattaforme.

Il problema della centralizzazione del web 

Il web 2.0 si è differenziato dalla prima fase di internet (web 1.0) non solo per gli user generated content ma anche per il fatto che poche piattaforme sono riuscite a canalizzare la maggior parte del traffico degli utenti che prima era invece distribuito su un numero grandissimo di siti. Internet si è trasformata in un oligopolio sempre più centralizzato ovvero con il potere in mano a poche persone.

La blockchain come opportunità per la democrazia 

L’utilizzo della blockchain sul web (e questa è la rivoluzione che farebbe nascere un web 3.0 positivo) tecnicamente consente invece la creazione di piattaforme decentralizzate in cui gli utenti che rendono possibile la decentralizzazione vengono remunerati con una criptovaluta. Tecnicamente questo tipo di piattaforme vengono chiamate DAO (Decentralized autonomous organizations).

Brave: il browser 3.0 che paga gli utenti 

L’idea di interpretare il web 3.0 non come metaverso ma come sviluppo di piattaforme decentralizzate è condiviso anche da Rudy Bandiera, uno dei massimi esperti italiani di innovazione digitale. “Il web 3 – ha detto a Tiscali News - sarà il web decentralizzato in cui le persone potranno disintermediarsi dalle grandi piattaforme e guadagnare soldi attraverso le criptovalute gestite da una blockchain”. “Un esempio concreto – ha proseguito – è il browser Brave che sta già facendo un'attività di questo tipo in quanto consente agli utenti di essere ricompensati in una criptovaluta chiamata BAT (Basic Attention Tokens)  per ogni annuncio sponsorizzato che guardano mentre navigano. I BAT possono poi essere utilizzati per inviare donazioni o pagamenti ai creatori di contenuti”. “Il web 3 è un termine di moda ma quello che sta accadendo attorno alla blockchain è sicuramente una rivoluzione” ha concluso Bandiera.

Rudy Bandiera

Filecoin: il web 3.0 applicato al cloud 

Un altro esempio concreto per capire meglio il concetto di web 3.0 come internet disintermediato è Filecoin, una sorta di Dropbox o Drive, che grazie alla blockchain consente di salvare i propri dati nel cloud. Le informazioni vengono però archiviate non in server centralizzati dell’azienda che offre il servizio, ma negli hard disk dei computer collegati alla blockchain su cui si basa Filecoin. Gli utenti che prestano i loro computer ricevono in cambio una remunerazione in una criptovaluta chiamata FIL che può essere successivamente venduta in una delle tante piattaforme di trading di criptovalute. Altro aspetto fondamentale delle DAO (Decentralized autonomous organizations) è che gli utenti che partecipano alla blockchain possono ricevere non solo un pagamento in criptovalute ma anche diritti di voto per partecipare alla governance della piattaforma.

Il futuro del web 3.0 in mano agli utenti 

Brave e Filecoin sono sole due esempi. Il modello delle DAO può essere replicato in tanti altri settori e rappresenta una possibile evoluzione di internet importante quanto quella basata sull'avvento del metaverso. Ci troviamo di fronte dunque a due scenari. Da un lato un web da incubo ovvero un nuovo mercato virtuale popolato da avatar che grazie alla blockchain acquistano NFT utilizzando criptovalute. Dall’altro un web più democratico, che utilizza la blockchain per creare piattaforme di servizi decentralizzate che distribuiscono remunerazioni in criptovaluta e diritti di voto agli utenti. Due modi dunque opposti di utilizzo della tecnologia blockchain. Quale dei due scenari prevarrà? Quale forma assumerà il web 3.0? La risposta dipende dai singoli utenti che potranno eventualmente decidere di boicottare il metaverso e privilegiare le piattaforme distribuite oppure fare esattamente l'opposto.