Sul mercato arriva lo smartphone che non ti spia: il Librem 5 come alternativa ad Android e iOS

Il modello di business predominante su Internet è quello della cessione gratuita di dati da parte degli utenti. Sistemi operativi e app open source sono opzioni valide per tutelare la privacy

Sul mercato arriva lo smartphone che non ti spia: il Librem 5 come alternativa ad Android e iOS

Stanchi di Android e iOS - ovvero, di Google e Apple? Provate a passare a Linux e a un telefonino veramente open source (Android ha un "cuore" open source, ma la presenza forzata di account, app e personalizzazioni Google è talmente elevata da renderlo quasi proprietario). Quella che fino a qualche tempo fa era una chimera, oggi non lo è più: da un paio di settimane Purism, una società di San Francisco specializzata nell'innovazione a sfondo sociale, ha lanciato il Librem 5, il tentativo più ambizioso finora realizzato di immettere sul mercato uno smartphone davvero open source.

Le caratteristiche di Librem 5 

Il sistema operativo del cellulare è Purism Os, una distribuzione di Linux simile per certi versi a Ubuntu, soprattutto per la facilità di utilizzo, ma maggiormente focalizzata sulla privacy e qui in una versione apposita per smartphone. Le app, tutte rigorosamente open source, possono essere scaricate dal PureOs store, alcune realizzate appositamente per il cellulare altre come versioni Html5 di app presenti su Android o iOS.

Le specifiche sono buone, anche se non da top di gamma: display da 5.7'', 32GB di memoria, fotocamera posteriore da 13 MP e anteriore da 8 MP. Tasti dolenti - la CPU, non un fulmine di guerra - e il prezzo non proprio popolare, 699 dollari (circa 633 euro), ma nemmeno da iPhone.

D'altronde il Librem 5 si rivolge a quella che per il momento è ancora una nicchia di persone che hanno davvero a cuore la privacy e non può sfruttare le economie di scala garantite dai grandi volumi di vendita dei prodotti di massa. Inoltre, la decisione di includedere soltanto hardware che giri su codice aperto ha limitato di molto il parco dei possibili fornitori. Dettaglio interessante: lo smartphone dispone di una serie di 'kill switch', interrutori hardware per fotocamera, microfono wi-fi, bluetooth e rete cellulare, per evitare che il telefono riprenda, registri, o comunichi a vostra insaputa.

L'utilità di uno smartphone open source 

Ma perché, in primis, si dovrebbe essere interessati a uno smartphone open source? Principalmente, per avere la ragionevole certezza di avere sottomano uno uno strumento realmente al nostro servizio invece un cavallo di Troia utile a soggetti terzi per monitorare le nostre abitudini. Spesso non è facile capire cosa avviene davvero sotto il cofano di questi dispositivi, quali informazioni vengano condivisi silenziosamente via Internet senza che il proprietario ne sia a conoscenza.

Google e la raccolta dei nostri dati personali 

Prendiamo Android: lo sapevate che, secondo una ricerca di Digital Content Next, associazione di gruppi editoriali che comprende, fra gli altri, la BBC, Bloomberg, il Guardian, AP e Axel Springer, uno smartphone Android dormiente (acceso ma non utilizzato), con soltanto il browser Chrome attivo sullo sfondo, comunica ai server di Google informazioni sulla vostra posizione 340 volte al giorno, ossia 14 volte all'ora? Il tutto senza che voi facciate nulla. Se usate in qualche modo il telefono, i dati raccolti sono molti di più.

Per quanto in teoria tali informazioni dovrebbero essere anonime, la onnipervasiva presenza di Google su Internet fa sì che ciò sia vero fino a un certo punto. Incrociando i dati di Double Click, il principale network pubblicitario su Internet, di sua proprietà, del motore di ricerca, di Gmail, di YouTube e molto altro, l'azienda di Mountain View può, almeno sulla carta, farsi un'idea piuttosto precisa di chi ci sia dietro quel telefono, e seguire tutti i vostri movimenti.

Il modello di business basato rulla raccolta di dati 

Senza dimenticare le molte app di altri venditori che accedono spesso a funzioni del telefono, quali la fotocamera e il microfono, di cui non dovrebbero avere, in teoria, alcun bisogno. A dettare questo comportamento è il modello di business predominante su Internet, che è quello della cessione gratuita di dati da parte degli utenti, in cambio di servizi gratuiti. Le aziende non guadagnano dalla pura vendita di prodotti e servizi, ma da tutto quello che vi ruota che vi ruota intorno: abitudini, comportamenti e preferenze vengono collezionati, correlati, trasformati in pattern riconoscibili e poi rivenduti oppure usati come know-how per alimentare altri servizi. 

L'open source come strumento a tutela della privacy 

Uno smartphone dotato di sistema operativo totalmente open source, quindi realizzato con codice analizzabile e migliorabile da chiunque e di app egualmente open source dovrebbe in teoria limitare questo rischio. Il fatto che dietro ci sia una piccola azienda di ispirazione sociale e non un colosso del Web con svariati interessi commerciali e che i fornitori hardware condividano la stessa filosofia di fondo, dovrebbe fungere da ulteriore garanzia.

Se il prezzo è non avere prestazioni al top, ma soltanto buone, per alcuni povrebbe valere la pena. Va detto che il Librem 5 non è l'unica opzione possibile per gli amanti della privacy e dell'open source. La /E/ foundation, ad esempio, fornisce smartphone Android 'degooglizzati' e la comunità di sviluppatori di UBPorts lavora al sistema operativo Ubuntu Touch, che è possibile installare su alcuni smartphone e tablet. Ma di questo parleremo in un prossimo articolo.