Lo smart working piace ma 1 su 2 non stacca il lavoro dal tempo libero

Per la maggior parte degli intervistati, lavorare agile migliora la vita e il lavoro stesso, ma la disorganizzazione porta più lavoro

Lo smart working piace ma 1 su 2 non stacca il lavoro dal tempo libero

Il 44% dei lavoratori in smart working lamenta di lavorare troppo e senza limiti chiari tra tempo libero e tempo per l'azienda. Ma nonostante questo, 7 su 10 apprezzano la nuova modalità agile. Tra le sue più immediate conseguenze, il fenomeno Covid19 ha di fatto accelerato l’organizzazione di quella che, prima della pandemia, sembrava una sfida riservata a poche coraggiose istituzioni e aziende all’avanguardia, intenzionate a ottimizzare tempi e benessere dei lavoratori senza per questo penalizzarne la resa. Dopo la fine della Fase1, lo smart working sembra finalmente non essere più una soluzione di emergenza, ma un’inevitabile evoluzione per buona parte delle attività produttive e amministrative.

Il telelavoro cambia la vita

Certo è stato talvolta complesso riorganizzare la propria vita professionale e personale, sia per chi si è trovato in semplice “REMOTE WORKING”, evoluzione del telelavoro che riguarda il luogo in cui si svolge la prestazione lavorativa, sia per chi si è trovato in “SMART WORKING”, modalità che prevede una diversa gestione di carichi, obiettivi e comunicazione. Al contempo, per le aziende non è stato certamente semplice trovarsi dall’oggi al domani costrette in regime di “tele-lavoro”.

Eppure, secondo quanto emerge da un’indagine svolta tramite LinkedIn su un campione di 200 lavoratori da R-Everse, il 70% degli intervistati si dichiara soddisfatto del supporto tecnologico ricevuto dai datori di lavoro. Tra i motivi principali, l’annullamento dei tempi persi per spostarsi sul luogo di lavoro e il miglioramento della gestione di tempi e concentrazione. Solo il 12% dei lavoratori non è soddisfatto di come le aziende stiano agevolando il lavoro da casa.

Sì alla rivoluzione dello smart working, ma con tecnologia adeguata e obiettivi chiari

Questa modalità di lavoro è particolarmente apprezzata sia dai manager che dai lavoratori ma, stando all’indagine, solo se introdotta con criterio ed il supporto necessario in termini di strumenti tecnologici e di formazione. Lo studio rivela inoltre come, oltre a una buona tecnologia, sia fondamentale la formulazione di obiettivi chiari e verificabili, che prescindano dalle ore trascorse davanti alla scrivania. Lo smart working è percepito inoltre come molto utile se mantiene la possibilità di non perdere contatto con il proprio team di lavoro on line per raggiungere gli scopi prefissati. D’altra parte, a nessuno piace perdere tempo: ecco perché secondo il 37% degli insoddisfatti i meeting devono necessariamente essere brevi e concreti, con tempi di inizio e fine.

Non solo vantaggi: necessari formazione e precisi orari di lavoro

Lo smart working non si improvvisa: come appare evidente dai punti critici rilevati da alcuni intervistati insoddisfatti, sono necessari una formazione specifica che aiuti a sviluppare una forma mentis adeguata (solo l’8% è soddisfatto) ed un’impostazione del lavoro che non aggravi il carico di ore di lavoro medio giornaliero. Il 26,4% dei lavoratori in difficoltà con la gestione del lavoro da casa infatti lamenta il rischio di vedere aumentare i tempi lavorativi, legati alla fatica di gestire o la semplice organizzazione del tempo. A giudicare infine dal fatto che solo il 21% dei lavoratori prediligerà lavorare in ufficio, la strada verso un uso diffuso dello smart working, in grado di ottimizzare tempi e resa per tutti, appare ormai segnata.