L’esperto in costi aziendali: vi spiego quanto può risparmiare una organizzazione con lo smartworking

Tiscali News ha sentito, Andrea Gatti di Expense Reduction Analysts, società di consulenza internazionale, specializzata nella ottimizzazione dei costi

L’esperto: vi spiego quanto può risparmiare una azienda con lo smartworking

Come sarà l’economia post covid-19? Gli economisti stanno incominciando a porsi la domanda. Tra le poche certezze c’è il fatto che la ripresa economica sarà difficile e che per le aziende diventerà più importante che mai tagliare le spese inutili e diventare più efficienti. Una mano di aiuto potrebbe arrivare dallo smartworking che la pandemia ha “sdoganato” anche in Italia. La necessità si è imposta sulla diffidenza di imprenditori e manager verso un modello organizzativo già diffuso in altri Paesi avanzati. Per capire l’impatto economico del lavoro agile abbiamo sentito Andrea Gatti di Expense Reduction Analysts, società di consulenza internazionale, specializzata nella ottimizzazione delle voci di spesa aziendale. 

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Quando si parla di riduzione dei costi aziendali è quasi naturale pensare al taglio del personale. E’ quello che di solito consigliate?
"Assolutamente no. I costi del personale non fanno parte della nostra consulenza. Così come sono esclusi i costi core delle aziende ovvero quelli legati all’attività principale. Se, per esempio, una azienda produce legno noi non pensiamo di poterle insegnare a risparmiare sulla lavorazione di questo materiale. Possiamo però dare una serie di utili indicazioni su come tagliare i costi indiretti, ovvero quell’insieme di voci (sono circa una quarantina) che esistono in ogni organizzazione indipendentemente dall’attività svolta”.

Quali sono le più importanti?
"Trasporti, utilities (ovvero energia, acqua, gas, telefonia), packaging, servizi professionali, affitti, pulizie. Tutte quelle voci che all’interno del bilancio di una azienda vanno sotto la voce Sales, General and Administration”.

Tutte assieme quanto valgono sul totale dei costi?
"Il dato più significativo è il rapporto sul fatturato. Mediamente si attestano tra il 10 e il 15%. Ma in Italia normalmente arrivano  fino al 20%. Sono abbastanza rilevanti". 

La riduzione dei costi deriva da cambi di fornitore o di organizzazione?
"Si può intervenire in più di un modo. Nel 65/70% dei casi non variamo il fornitore, ma rinegoziamo o rimoduliamo la fornitura. Ecco perché preferiamo parlare di ottimizzazione più che riduzione dei costi”.

Può farci un esempio concreto?
"Il primo che mi viene in mente è che la pandemia in corso ha portato ad un forte abbassamento del costo delle materie prime energetiche e questo offre opportunità interessanti alle aziende. L’analisi dei trend di spesa e di mercato è alla base del nostro lavoro”.

La pandemia ha fatto esplodere anche in Italia il lavoro in smartworking. Vecchie barriere culturali sono state abbattute dalla necessità. Questo modello organizzativo può far risparmiare le aziende?
"Assolutamente sì. L’azienda può risparmiare nel momento in cui il lavoro agile è organizzato con delle procedure e degli strumenti adeguati”.

Quali sono le voci di risparmio più importanti?
"In primo luogo permette l’eliminazione o il non utilizzo di postazioni fisse di lavoro. Determinati spazi fisici diventano superflui e questo permette di ridurre i costi di affitto degli uffici e dei posti auto. A questo si aggiunge la riduzione delle varie utenze: acqua, energia e così via. Si riducono poi i costi delle mense aziendali o dei buoni pasto. E infine ci sono risparmi anche sull’infrastruttura tecnologica complessiva”.

E’ possibile quantificare monetariamente il valore del risparmio portato dallo smartworking?
"Ci sono diversi studi in merito. Solamente sugli spazi fisici mediamente i costi si riducono del 30%. Complessivamente secondo il Telework Research Network, uno degli osservatori più qualificati al mondo, su un singolo dipendente si può arrivare a un risparmio generale di 10 mila euro all’anno se il lavoratore è al 100% in lavoro agile”.

Fino a poche settimane erano poche le aziende italiane favorevoli al lavoro da casa. E in questo l’Italia era molto indietro rispetto agli altri paesi occidentali più avanzati. Il timore è che il dipendente lontano dal capo lavora di meno. E’ una paura giustificata?
"No. Le statistiche ci dicono che il telelavoro fa lavorare di più. E’ vero che inizialmente il lavoratore prova uno spaesamento nel ritrovarsi a casa e che questo può incidere sulla sua produttività. Ma è un effetto passeggero di breve durata. Ciò che poi emerge è una ottimizzazione dei tempi di lavoro a cui si aggiungono ulteriori benefici nella qualità della vita che aumentano la produttività. Detto questo è però importante precisare una cosa: non tutti i lavori (anche tra quelli non fisici) sono adatti allo smartworking. Perciò prima di adottare questo modello organizzativo occorre sempre fare una analisi a priori per capire la reale fattibilità ed eventualmente le modalità con cui farlo”.

Andrea Gatti

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