I piccoli borghi possono rinascere grazie allo smartworking ma solo se hanno certi requisiti

Oltre 2 mila comuni italiani sono a rischio ovvero in avanzato stato di abbandono e spopolamento. Una emergenza di cui quasi nessuno parla

I piccoli borghi possono rinascere grazie allo smartworking ma solo se hanno certi requisiti

Da anni il sogno di milioni di italiani costretti a vivere sotto stress, a causa della vita frenetica in città, è quello di lasciare tutto per trasferirsi in un piccolo centro in campagna o in montagna. La diffusione dello smartworking portata dal Covid-19 ha reso questa ipotesi più realistica: si potrebbe cambiare radicalmente vita senza dover lasciare il proprio lavoro.

Grazie al virus abbattute vecchie barriere culturali 

Il virus è servito per abbattere vecchie barriere culturali  che facevano del nostro Paese uno dei meno aperti in Europa al lavoro agile. L’esperienza di questi mesi ha dimostrato invece non solo che lavorare da casa è possibile ma che la produttività il più delle volte aumenta grazie a maggiore concentrazione, minore assenteismo per malattia, più soddisfazione.

Piccoli centri sempre più in crisi 

Lo smartworking rende possibili nuovi modelli organizzativi della società come appunto il recupero dei piccoli centri italiani che per decenni sono stati la spina dorsale del nostro Paese ma che oggi attraversano una profonda crisi. Alcuni numeri rendono bene l’idea. Degli oltre 8 mila comuni italiani il 72% ha meno di 5 mila abitanti. Di questi ben 2381 sono a rischio ovvero in avanzato stato di abbandono e spopolamento. E non è un caso che diverse comunità per arginare la crisi abbiano promosso la vendita di case alla cifra simbolica di 1 euro

La necessità delle infrastrutture tecnologiche 

La corsa all’urbanizzazione sta facendo sparire un pezzo importante del Paese che tuttavia potrebbe tornare a nascere. Per attirare i telelavoratori i piccoli centri dovrebbero però avere alcune caratteristiche che non sono scontate. La prima è ovviamente di tipo tecnologico: la presenza di reti di telecomunicazione in fibra (o quantomeno a banda larga) necessarie per poter lavorare da remoto. Già da tempo operatori tlc come Tiscali sono impegnati per favorire il superamento del cosiddetto digital divide dei piccoli centri grazie a innovative soluzioni tecnologiche come l'accesso internet a banda ultra larga in modalità wireless. 

L'offerta Ultrainternet Wireless di Tiscali 

La questione della distanza 

La seconda condizione è invece meno immediata ed è stata illustrata da uno dei più noti e importanti architetti italiani, Stefano Boeri, il padre del Bosco Verticale. 

I due grattacieli Bosco Verticale di Stefano Boeri costruiti a Milano sono unanimente considerati tra i più iconici non solo del capoluogo lombardo ma del mondo intero. Il progetto sarà replicato a Parigi. La conferma che anche per l'uomo moderno tecnologico e iper connesso il contatto con il verde e la natura resta una necessità insopprimibile

"Stiamo lavorando alla mappatura dei borghi con il Politecnico di Milano e stiamo aprendo una collaborazione con Touring club per capire se si possono fare progetti pilota. Ragioniamo su situazioni a massimo 60 chilometri da un centro urbano o da un aeroporto" ha spiegato Boeri. 

La conclusione è chiara: i borghi potrebbero effettivamente attirare un gran numero di persone in fuga dalle città grazie allo smartworking ma a patto di essere tecnologici e non troppo distanti (in tempo fisico o temporale) dalle grandi aree urbanizzate.

Un compromesso benefico per tutti 

Una sorta di compromesso dunque quello disegnato da Boeri che però farebbe molto bene all'ambiente, alle città super congestionate dal sovraffollamento e ovviamente alle aree rurali e montane del Paese. La classe politica italiana saprà cogliere questa occasione favorendo lo smartworking e investendo nei piccoli centri? Purtroppo rispondere non è semplice. Con certezza si può affermare però che sarebbe un bel modo per spendere i tanti soldi che arriveranno dall'Europa grazie al Recovery Fund.