Ecco chi sono gli americani che vogliono comprare Tim e mettere le mani sull'infrastruttura tlc italiana

Kkr è un gigante finanziario che gestisce 430 miliardi di dollari ed è già presente nel nostro Paese con un investimento molto importante

Ecco chi sono gli americani che vogliono comprare Tim e mettere le mani sull'infrastruttura tlc italiana
Foto Ansa

Il mondo delle telecomunicazioni italiane potrebbe a breve vivere l’ennesima rivoluzione degli assetti proprietari. ll fondo americano Kkr ha presentato a Tim una manifestazione d'interesse "non vincolante e indicativa" per un'offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni. L’iniziativa è stata qualificata da Kkr come “amichevole” e vincolata al raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale sociale.

Il prezzo offerto da Kkr è pari a 0,505 euro per azione, livello che comporta una valutazione complessiva di Tim pari a 10,8 miliardi contro i 7,5 miliardi di capitalizzazione di venerdì scorso. Non è dunque una sorpresa che Piazza Affari abbia accolto la notizia positivamente, spingendo in forte rialzo le azioni del maggiore operatore di telefonia del Paese.

Tim e governo hanno preso atto 

Il consiglio di amministrazione di Telecom ha preso atto della proposta arrivata dal fondo Usa. Lo stesso ha fatto il governo. “L'interesse a fare investimenti in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto" ha affermato il Mef (Ministero economia e finanze) in una nota.

L'allarme dei sindacati 

A livello istituzionale gli unici che si sono fatti sentire sono stati i sindacati. Secondo il segretario della Cgil Maurizio Landini "in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni lo Stato italiano non può subire semplicemente la logica del mercato". Le parole del leader sindacale mettono in evidenza l’aspetto più importante dell’intera vicenda: in gioco non c’è solamente la proprietà di una azienda.

TIM non solo è il maggiore operatore di telefonia del Paese ma è anche la società che detiene la parte più rilevante dell'infrastruttura di telecomunicazione. Un cambio di proprietà, soprattutto se motivato da finalità speculative e non industriali, potrebbe mettere a repentaglio i progetti di sviluppo futuri che sono di vitale importanza per il rapido completamento della rete a banda ultralarga in Italia, secondo quanto prefigurato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Kkr, un colosso da 430 miliardi di dollari 

Di conseguenza è molto importante capire chi sia Kkr. Si tratta di un fondo di investimenti che ha già 45 anni di storia alle spalle. Fondato nel 1976, dal 2010 è quotato alla Borsa di New York. Gestisce un patrimonio di circa 430 miliardi di dollari con 109 società in portafoglio e oltre 240 miliardi di dollari di ricavi l'anno.  La società vanta un team di oltre 1.700 dipendenti, consulenti e senior advisors, compresi circa 550 professionisti di investimenti. Kkr ha uffici in 21 città dislocate in 4 continenti (America, Europa, Asia e Medio Oriente). Gli investimenti coprono svariati settori. In Europa è il maggiore azionista dell'editore tedesco Axel Springer, in Spagna, assieme ad altri fondi, possiede il quarto operatore telefonico nazionale MasMovil.

La presenza nel capitale di Fibercop 

Kkr è già presente in Italia. L'investimento più importante è quello relativo a Fibercop, la società a cui Tim ha conferito l'ultimo miglio della rete. Il fondo a stelle e strisce ha messo sul piatto 1,8 miliardi di euro per aggiudicarsi il 37,5% della società infrastrutturale controllata da Tim e partecipata anche da Fastweb. L'accordo dell'ingresso del fondo americano, annunciato ad agosto 2020, si è perfezionato lo scorso aprile.

Strategie di investimento non speculative 

Kkr non è considerato un fondo speculativo. L’obiettivo dichiarato dei suoi investimenti è quello di generare profitti attraverso un approccio prudente e disciplinato, supportando la crescita delle società acquisite o partecipate. Questo è sicuramente rassicurante ma non scioglie il dubbio più importante che in tanti in queste ore si stanno ponendo: è giusto affidare la proprietà del più importante asset infrastrutturale del paese (la rete tlc) ad un fondo straniero?