Arriva in Italia in via sperimentale il Servizio Civile Digitale. Ecco come funziona

Il test prevede l’impiego di 1000 “facilitatori digitali” che offriranno ai cittadini il potenziamento delle loro competenze digitali insieme ad un uso responsabile degli strumenti

Arriva in Italia in via sperimentale il Servizio Civile Digitale. Ecco come funziona

In Italia prende il via la sperimentazione del Servizio Civile Digitale. Il programma quadro che dal 2021 vedrà l’impiego di 1.000 operatori volontari in servizi di “facilitazione digitale”, è inserito nel Piano per la ripresa dell’Europa NextGenerationEU, con un ampliamento di volontari previsto nel triennio 2021-2023. Una novità per il nostro Paese che sino ad oggi ha visto arruolati volontari in settori come l’assistenza, la protezione civile, la cura del patrimonio storico e culturale o ancora la salvaguardia del patrimonio ambientale.

Con il prossimo bando, i giovani dai 18 ai 28 anni potranno anche vivere l’esperienza di “facilitatori digitali” impegnandosi per lo sviluppo e il potenziamento delle competenze digitali dei cittadini. «Le nuove tecnologie – si legge nella circolare del Dipartimento per le politiche giovanili – stanno modificando il modo di operare delle istituzioni pubbliche e degli enti in generale e offrono un’opportunità concreta di attuare un modello di amministrazione centrata sul cittadino, con la possibilità di migliorare la capacità di proposta dei servizi pubblici offerti e conseguire maggiore efficienza interna. Creare le condizioni per la crescita sociale attraverso la diffusione di una vera cultura digitale è uno dei presupposti per garantire una partecipazione attiva e informata alle attività pubbliche».

In che tipo di attività saranno impegnati questi “volontari digitali”? Il programma indica due tipologie: la prima riguarda l’impiego dei volontari all’interno di soggetti pubblici o privati che già prestano servizi di “facilitazione digitale”; la seconda prevede, invece, la realizzazione ex novo di servizi orientati alla diffusione della cultura digitale e all’uso consapevole dei nuovi strumenti.

«I giovani operatori volontari, che saranno selezionati per svolgere il “Servizio Civile Digitale”, andando a ricoprire il ruolo di “facilitatori digitali”, potranno contribuire con il loro operato all’accrescimento delle competenze digitali diffuse per favorire l’uso consapevole e responsabile delle nuove tecnologie, nonché promuovere il pieno godimento dei diritti di cittadinanza attiva da parte di tutti».

"Formazione" sarà la parola chiave di tutta la sperimentazione: questa coinvolgerà non solo gli operatori volontari che presteranno servizio ma anche gli Enti aderenti che potranno usufruire di un percorso di Capacity building curato dal Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale coadiuvato dal Dipartimento per la trasformazione digitale per le parti di propria competenza.

«Le ragazze e i ragazzi non saranno solo i destinatari delle grandi innovazioni che il Pnrr porterà con sé ma potranno essere anche vettori del cambiamento digitale supportando la transazione del Paese verso il cloud, verso l'interoperabilità, verso una cultura di approccio digitale ai servizi pubblici» sottolinea il ministro per le Politiche giovanili Fabiana Dadone. «Non stiamo semplicemente innovando l'Italia, stiamo prendendo atto degli usi e costumi dei giovani italiani che non vedono l'ora di essere il braccio e la testa della società di domani». Orizzonte chiaro anche al ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao che afferma: «l’obiettivo dell’Italia è colmare il divario di competenze con almeno il 70% di popolazione digitalmente abile entro il 2026».