Innovazione e Welfare: il modello italiano torna a fare scuola e guarda ai “grandi” del passato

La tecnologia è ingrediente fondamentale, ma è necessario incentivare e trovare il giusto equilibrio con la formazione del personale e una Comunicazione mirata che trasmetta ai dipendenti motivazione e sicurezza.

Innovazione e Welfare: il modello italiano torna a fare scuola e guarda ai “grandi” del passato

Tra i principali obbiettivi che entrano nel raggio d’azione dell’Innovazione, c’è senza dubbio il Welfare, tutto quanto contribuisca a far “stare bene” le persone. In specifico, in ambito imprenditoriale, la Responsabilità Sociale d’Impresa. Tutela dei lavoratori, accordi sindacali, smart working, asili aziendali, servizio mensa, convenzioni sanitarie, pari opportunità, car sharing, etc. Da questo punto di vista, l’Italia torna a fare scuola superando spesso, in qualità e idee, molte aziende estere. Il modello organizzativo italiano, dopo una pluridecennale emulazione dell’efficientamento operativo made in US, guarda all’“umanesimo” dei grandi imprenditori del passato. Pellizzari, Pirelli, Olivetti per citarne solo alcuni hanno fatto del progresso tecnologico la propria missione, senza mai venire meno al rispetto dovuto alle persone che, in azienda, lavorano. Il connubio vincente, all’epoca, fu investire nella formazione, intesa non solo come professional skills ma anche come aggiornamento culturale. L’innovazione non poteva prescindere da una Comunicazione mirata (vedi gli house organ, le riviste aziendali) che trasmettesse ai dipendenti la consapevolezza d’essere il pilastro portante della innovazione stessa.

Oggi, gli esempi più riusciti di Welfare sono proprio quelli in cui le Aziende investono in Ricerca e Sviluppo passando attraverso un diretto coinvolgimento formativo e motivazionale degli attori in campo. Non a caso, tra le notizie più riprese dalla stampa cartacea e online della prima quindicina di settembre, troviamo i risultati della ricerca presentata il 18 settembre all’Auditorium di Assolombarda da Fondazione Bracco e Fondazione Sodalitas, in collaborazione con Percorsi di secondo welfare. Una mappa di 111 Fondazioni di Impresa, 25 delle quali nate dopo il 2011. Tra i settori d'intervento più diffusi: istruzione (interviene in questo settore il 55% delle fondazioni); cultura e arte (50%), sviluppo economico, coesione sociale e ricerca (43%).

Interessante inoltre citare, perché tuttora in corso, il claim che accompagna il Forum Economy Roadshow 2019 (l’evento itinerante italiano dedicato ai temi dell’innovazione nello sviluppo dell’economia): “un nuovo approccio che valorizza il rapporto tra le Persone (#H2H Human-to-Human) che rappresenta i valori di un nuovo umanesimo del lavoro e delle relazioni umane”. Le Aziende devono dialogare con i dipendenti e trovare strategie che attirino talenti anziché respingerli. Riuscire in tale scopo – emerge dalle interviste ai manager delle Aziende partecipanti alle tavole rotonde - dipende molto da quanto una persona si senta coinvolta nel raggiungimento degli obiettivi fissati dall'azienda.

Notizie confortanti anche dal fronte dei pubblici servizi. Il 52,8% delle aziende locali attive nell'erogazione e nella gestione dei servizi pubblici e ambientali dei cittadini (utilities) ha implementato un piano di welfare aziendale e introdotto un premio di risultato secondo la normativa del 2016 di detassare il premio. È quanto emerso, insieme a molti altri dati, dalla ricerca Il welfare aziendale nelle utilities, promossa da Edenred e realizzata dal Consorzio Aaster, in collaborazione con Utilitalia, la principale associazione di rappresentanza delle aziende del settore.