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La storia - Google costretta a rimuovere le recensioni negative finte dei locali

Già qualche tempo fa su Tiscalinews raccontammo per primi dell’interrogazione parlamentare di Elio Lannutti che citò il caso del “traffico di recensioni” anche su siti seri e specializzati, con la possibilità di “comprare” interi pacchetti di giudizi

di Massimiliano Lussana   
Google
Google (Foto Ansa)

Il caso era scoppiato proprio a Genova qualche mese fa: ristoranti storici o anche nuovi ingressi con cucina di altissimo livello si erano trovati tutto d’un tratto, dopo anni di recensioni (vere) assolutamente positive, con raffiche di recensioni false, tutte all’improvviso, in qualche caso coincidenti con l’arrivo di nuovi locali nella stessa zona delle attività storiche.
Su Tiscalinews raccontammo per primi anche un’interrogazione parlamentare del senatore dell’Italia dei Valori, eletto nel MoVimento Cinque Stelle nella scorsa legislatura, Elio Lannutti che citò il caso del “traffico di recensioni” anche su siti seri e specializzati, con la possibilità di “comprare” interi pacchetti di giudizi. Il ministro del Turismo del governo di Mario Draghi, il leghista Massimo Garavaglia, nella risposta raccontò anche che l’esecutivo aveva pronta una stretta per punire chi rischiava di far fallire attività con le sue finte recensioni, con pene fino a tre anni di reclusione.

La sentenza del tribunale di Genova

In verità, poi, della stretta annunciata dal governo Draghi è stata anticipata da una sentenza dei giorni scorsi firmata dal Tribunale civile di Genova, che ha ordinato a Google di rimuovere le false recensioni su un ristorante genovese e di ripristinare il punteggio assegnato all’attività prima dei commenti finti. Il giudice ha tenuto conto della giurisprudenza di Cassazione “sulla responsabilità derivante dallo svolgimento di attività di hosting provider (quindi, in questo caso Google che ha la propria testa incardinata in Irlanda) in capo al prestatore di servizi di rete, quando non abbia provveduto all'immediata rimozione dei contenuti illeciti”. La sentenza spiega che, nel caso specifico, Google “usando l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto facilmente riconoscere la falsità delle recensioni, provvedendo quindi autonomamente alla loro eliminazione”. E aggiunge che “il contegno di Google, laddove ha omesso di rimuovere dette recensioni a fronte della richiesta stragiudiziale della ricorrente si appalesa illegittimo e potenzialmente foriero di danni risarcibili”.

La denuncia di Enrico Vinelli

A promuovere la causa, nello scetticismo generalizzato, anche del sottoscritto, lo ammetto, era stato Enrico Vinelli, titolare dell’Hostaria Ducale che, per intenderci, è segnalato da Tripadvisor al terzo posto su 1730 ristoranti genovesi recensiti e che, grazie al giovane chef Daniele Rebosio, ha anche sfiorato la stella.  Vale la pena di inquadrare Vinelli, perché non è uno di quei ristoratori rosiconi sempre pronti a denunciare il vicino di casa. Anzi, nonostante lui abbia sfiorato la stella nella recentissima Michelin e se la sarebbe anche meritata, è stato il primo a complimentarsi con il divino Ivano Ricchebono di The Cook, che ha il ristorante a pochi metri da lui ed ha avuto la stella.Insomma, la denuncia e la battaglia del ristoratore genovese nasce da un senso di giustizia, non certo di protagonismo. E la sua denuncia contro Google, come si legge nella sentenza, era nata con la richiesta di rimuovere le frasi inopportune, disattesa dal colosso del web.

La vittoria del ristoratore

Chiaramente, la vittoria del ristoratore genovese è più morale che economica. Anche se Google è stata condannata, oltre alla rimozione dei contenuti falsi, a pagare 6.700 euro a titolo di spese legali perché, scrive il giudice, “il contegno di Google laddove ha omesso di rimuovere dette recensioni a fronte della richiesta stragiudiziale della ricorrente si appalesa illegittimo e potenzialmente foriero di danni risarcibili”. Ma Vinelli è una testa dura, anzi durissima, e non solo non lascia la battaglia, ma raddoppia. E il prossimo passaggio sarà quello di un’altra battaglia legale, stavolta per i danni subiti da Hostaria Ducale per le false recensioni. E tutto questo, ovviamente, ha anche una sua declinazione politica.

La lettera a Google del senatore Berrino 

Gianni Berrino oggi è senatore di Fratelli d’Italia eletto nell’uninominale nel collegio della Liguria di Ponente e, nel momento in cui scoppiò il caso, a metà maggio 2022 era assessore al turismo della Regione Liguria, nella giunta di Giovanni Toti. Allora, quando scoppiò il caso, Berrino scrisse una lettera a Google Italia chiedendo al colosso del web di verificare la veridicità delle recensioni, "per tutelare l'immagine delle aziende della ristorazione presenti sul territorio ligure danneggiate da falsi profili da cui sarebbero partite recensioni negative". "Ritengo doveroso – scrisse l’assessore ligure - tutelare l'immagine di importanti aziende di una categoria che molto ha patito a causa del Covid e che si vede danneggiata da azioni che appaiono scorrette e fraudolente. Ferma restando la piena libertà di scrivere i pareri e le recensioni che ognuno vuole, mi pare che in questo caso si tratti di pareri falsi e quindi di un'azione con finalità oscure che penso sia nell'interesse di tutti condannare. E' fondamentale che Google ponga rimedio, verificando, per quanto possibile, la veridicità delle recensioni, nell'interesse delle singole attività, ma anche per l'immagine generale della Regione, per quale istituzioni e imprenditori stanno lavorando".

Giovanni Toti festeggia 

E oggi è direttamente Giovanni Toti a festeggiare la sentenza: "Il fango gettato nei mesi scorsi sui migliori ristoranti liguri da false recensioni è stato ripulito dal Tribunale di Genova con una sentenza che reputiamo fondamentale. L'eccellenza dei nostri locali è più che mai pronta ad accogliere e soddisfare i clienti, che quest'anno hanno già premiato la Liguria con presenze turistiche da record”.E, insieme al presidente della Regione, festeggia anche l’assessore regionale al Turismo Augusto Sartori subentrato a Berrino eletto a Palazzo Madama. Anche lui è di Fratelli d’Italia, come il suo amico e predecessore. Ma Sartori ha anche un titolo in più per parlare, visto che gestisce due dei locali più rinomati della Liguria e in particolare del Tigullio, a Santa Margherita Ligure. Uno è invernale, Thymus, a San Lorenzo della Costa, l’altro è estivo, Capo Nord, in riva al mare, anzi direttamente sugli scogli, di fronte a uno scenario da brividi, sulla strada che porta da Santa a Portofino, a un passo da Paraggi, nel posto più bello e unico del mondo. I clienti vip sono moltissimi, a partire dalla seconda carica dello Stato, il presidente del Senato della Repubblica Ignazio La Russa.

Le aziende danneggiate dai falsi profili

Insomma, Sartori si muove non solo da uomo delle istituzioni, ma anche attraverso l’esperienza personale e le 349 recensioni, quasi tutte a cinque stelle. "Come Regione – spiega l’assessore - eravamo intervenuti anche con una lettera a Google per tutelare l'immagine delle aziende della ristorazione presenti sul territorio ligure, danneggiate dai falsi profili da cui erano partite recensioni negative. Non possiamo dimenticare che la ristorazione è uno dei settori che maggiormente ha sofferto a causa del Covid". Insomma, concludono Toti e Sartori "tutelare il lavoro dei nostri ristoratori va nell'interesse delle singole attività, ma anche dell'immagine generale della Regione, per quale Istituzioni e imprenditori continuano a lavorare fianco a fianco". A Google questa sentenza rischia di essere molto indigesta.

di Massimiliano Lussana   
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