Google, Apple e Amazon ci spiano, stop alle trascrizioni degli audio carpiti dagli assistenti vocali

A rischio la privacy di milioni di utenti europei. Il Garante di Amburgo impone uno stop di 3 mesi

Google, Apple e Amazon ci spiano, stop alle trascrizioni degli audio carpiti dagli assistenti vocali
TiscaliNews

Un reportage realizzato dal giornalista Tim Verheyden, della televisione pubblica belga Vrt Nws, ha messo con le spalle al muro Google e i colossi Apple e Amazon, accusati di aver spiato la propria utenza attraverso gli assistenti vocali. Il Garante della privacy di Amburgo ha imposto a Google, e suggerito di fare lo stesso agli altri colossi, di non raccogliere e trascrivere le informazioni carpite dagli ignari utenti europei. Per iniziare lo stop sarà temporaneo, soltanto tre mesi, ma non è escluso possano successivamente esser prese delle misure più dure a tutela degli abbonati. Molto dipenderà da ciò che emergerà dalle indagini assegnate ad alcuni ispettori.

La privacy di tantissimi utenti a rischio

“L’uso di assistenti vocali automatici da parte di provider come Google, Apple e Amazon - evidenzia l’Autority - prova l’elevato rischio per la privacy delle persone coinvolte”. Il colosso di Mountain View, che ha ceduto i dati incriminati a società terze, ci tiene comunque a tranquillizzare i propri utenti: "Siamo in contatto con l’autorità per la protezione dei dati di Amburgo e stiamo valutando il modo in cui vengono condotte le revisioni delle registrazioni audio, per aiutare i nostri utenti a capire come vengono utilizzati i dati. Le revisioni ci aiutano a migliorare il riconoscimento dei diversi accenti e dialetti. Non associamo le clip audio agli account utente durante l’intero processo, e analizziamo solo lo 0,2% delle clip”.

Registrazioni slegate dall'attivazione dell'assistente

Ma il Garante sottolinea le possibili violazioni potrebbero essere più gravi. In molti casi, infatti, le registrazione sarebbero slegate al momento in cui l’utente pronuncia il classico “Ok  Google”, riguardano pertanto momenti precedenti all’attivazione consapevole da parte dell’utente del sistema. La privacy, se così fosse, sarebbe comunque messa a rischio. Il problema non riguarda i soli dispositivi domestici ma anche tutti gli smartphone dotati di un sistema operativo Android. Verheyden ha spiegato al Wall Street Journal di avere avuto accesso a oltre mille frammenti di file audio che un contractor di Google ha trascritto. In diversi casi erano state registrate anche conversazioni carpite quando l’utente non aveva avviato una spontanea interazione con il dispositivo.

Il colosso di Mountain View ha spiegato tuttavia che i file audio vengono ascoltati da operatori in carne ed ossa soltanto nello 0.02 per cento dei casi: ascolti random effettuati con il solo obiettivo di migliorare le capacità di comprensione dell’intelligenza artificiale e in ogni caso talmente brevi da rendere impossibile una ricostruzione della conversazione.

Apple anticipa l'autorità

Anche Apple, benché l’autorità non abbia attuato procedimenti nei suoi confronti, ha deciso di voler sospendere autonomamente le attività di ascolto e trascrizione delle registrazioni di Siri. “Siamo impegnati a offrire un’ottima esperienza di Siri - ha commentato l’azienda di Cupertino - ma vogliamo al contempo tutelare la privacy degli utenti. Mentre conduciamo una revisione approfondita, stiamo procedendo con la sospensione della valutazione di Siri a livello globale. Inoltre, nell’ambito di un futuro aggiornamento software, gli utenti avranno la possibilità di scegliere di partecipare al programma”.