Rivoluzione smartworking: Facebook lo estende per 1 anno e paga le spese della casa-ufficio

Decisione analoga è stata presa da Google e lo stesso potrebbero fare gli altri giganti dell’economia digitale. Grazie al lockdown il mondo ha scoperto che il telelavoro porta benefici alle aziende e ai dipendenti. E anche l’ambiente può tirare un sospiro di sollievo. Ma inevitabilmente ci sarà chi proverà a restaurare i vecchi modelli organizzativi quando la pandemia sarà superata 

Rivoluzione smartworking: Facebook lo estende per 1 anno e paga le spese della casa-ufficio

Facebook ha esteso lo smartworking per i suoi dipendenti fino al luglio 2021. La società fondata e guidata da Mark Zuckerberg introdurrà una ulteriore importante novità: ai dipendenti che lavorano da remoto riconoscerà la somma di 1000 dollari per sostenere le spese della casa-ufficio.

Smartworking prolungato anche da Google 

Pochi giorni fa una misura analoga è stata annunciata da Google. Anche in questo caso i dipendenti potranno lavorare da casa fino all’estate del 2021. A dare la notizia è stato il ceo di Big G, Sundar Pichai. La decisione riguarda 200 mila dipendenti che avrebbero dovuto tornare a lavorare in sede a partire dal gennaio 2021.

In Twitter il lavoro agile sarà per sempre 

Il fenomeno coinvolge ormai tutti i principali protagonisti dell’economia digitale. Twitter è stata la prima ad aprire addirittura all’ipotesi che il lavoro da remoto possa essere per sempre. Secondo indiscrezioni l’estensione dello smartworking almeno fino all’estate del prossimo anno sarà annunciata a breve anche da Apple e Amazon.

Fenomeno diffuso anche in Italia 

Il telelavoro appare ormai come una vera e propria rivoluzione culturale che difficilmente sarà azzerata dopo il superamento della pandemia. Una recente ricerca dell’Università degli Studi di Milano ha confermato che la nuova modalità lavorativa è diffusa anche in Italia. Il numero di italiani che continua a lavorare lontano dall’ufficio si è sta stabilizzando attorno agli 1,8 milioni di lavoratori. Si tratta di un numero otto volte più grande di prima dello scoppio dell’emergenza virus.

Accelerazione di un processo già in essere 

E’ ovvio che la nuova modalità organizzativa non potrà coinvolgere tutti i lavoratori ma non c’è dubbio che per una parte di essi, quelli noti anche come knowledge workers, ovvero i lavoratori della conoscenza che operano sui processi immateriali, il covid19 ha semplicemente accelerato una trasformazione già in essere che avrebbe prodotto i suoi frutti in tempi molto più lunghi. 

Benefici per la produttività e per l'ambiente 

L’ufficio, inteso come concentrazione di centinaia e migliaia di lavoratori è chiaramente un modello organizzativo del XX secolo, nato quando ancora non esistevano le moderne tecnologie della comunicazione digitale. Consentire ai singoli di lavorare da casa (o da qualsiasi altro luogo, come per esempio degli spazi di coworking diffusi capillarmente sul territorio affinché ognuno possa lavorare in prossimità della propria abitazione) non solo ha effetti importanti sulla produttività ma anche e soprattutto sull’ambiente.

Il tentativo di restaurazione del vecchio modello 

Ma è indubbio che ci saranno delle resistente culturali, come ha spiegato molto bene Nicolas Grauso, il pioniere di internet in Italia con la sua Video On Line, in una recente intervista rilasciata all’Huffingtonpost. ″Lei immagini uno tsunami  - ha spiegato l’imprenditore - che si schianta contro una diga. Che l’abbia sfondata e che abbia fatto passare queste nuove modalità di lavoro, facendole provare a tutti. Subito dopo il flusso dell’acqua tornerà indietro. Ma solo parzialmente. Ci sarà chi sceglierà di adottare da subito il lavoro a distanza, e la scelta dipenderà non tanto dalla tipologia dell’attività quanto dalla testa di chi le gestisce. E poi ci sarà chi tenterà la restaurazione, totale o parziale. Ma alla fine, anche chi ristabilirà i vecchi sistemi, in un tempo massimo di 4-5 anni,  tornerà al lavoro a distanza”.

Nicola Grauso, noto anche come Nichi, nel 1993 ha fondato Video On Line, il primo internet service provider italiano di successo che nel 1996 è stato acquistato da Telecom Italia

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