Cyberbullismo: i maldestri tentativi di Facebook e perché questo è importante per i nostri figli

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Facebook e le sue non chiare misure contro l’odio online
di Ivan Ferrero   Sito web: Entra nella Community  

Il fenomeno del Cyberbullismo e tutti i fenomeni collegati ad esso sono molto complessi, perché sono in gioco numerosi fattori, alcuni dipendenti da noi, altri in parte influenzabili da noi, altri completamente estranei da noi.
Uno di questi ultimi fattori è la specifica piattaforma in cui si sviluppa.
Ogni fenomeno infatti viene strettamente influenzato dal suo setting, e mai come nel digitale è vero il detto “il medium è il messaggio”, cosa che gli esperti di user experience conoscono molto bene.
Allora ecco che il nostro messaggio si modifica a seconda che possiamo inviare solamente testo, oppure solamente immagini, oppure se abbiamo la possibilità di ricondividere il contenuto e quanti step sono necessari per compiere l’azione.
Perché cambia anche il nostro comportamento.

Un altro elemento che contribuisce ad influenzare il messaggio all’interno di una piattaforma è anche il grado di monitoraggio o sorveglianza adoperato dagli sviluppatori.
Questo accade anche nel piccolo, ad esempio conosciamo bene la differenza tra un gruppo Facebook moderato e uno non moderato.
Certo non ci dovrebbe essere bisogno di simili accorgimenti, ma dal momento che errare humanum est e che il Mondo è bello perché vario, allora ecco che una moderazione (sorveglianza?) non guasta.
E non dobbiamo neanche scandalizzarci per questo: anche nei gruppi offline assistiamo alla nascita di leader spontanei che regolamentano il gruppo, oppure ad un certo punto della crescita si sente il bisogno di instaurare leggi e qualcuno che ne controlli l’osservanza.
O almeno così ci aspettiamo che accada, così dovrebbe essere….

La realtà riguardo alla lotta contro il Cyberbullismo e l’odio online

Di recente Facebook stesso, che negli ultimi anni è spesso al centro dell’attenzione, una volta per via di falle sulla privacy dei suoi utenti, un’altra volta per via dei suoi maldestri tentativi di distinguere le immagini di nudo di persone comuni dalle immagini di statue rinascimentali, oppure ancora per via di strani movimenti nei periodi delle elezioni, ha appoggiato l’idea che le piattaforme online dovrebbero monitorare maggiormente i contenuti che i loro utenti pubblicano al loro interno.
Questo contravviene al pensiero iniziale della piattaforma blu, per cui ci si appellava alla (presunta?) capacità delle persone di distinguere tra materiale vero e materiale finto, e che per i casi di odio online ci si riferiva ad un sistema di segnalazioni a carico degli utenti, appellandosi ad una maldestra interpretazione della libertà di parola e al diritto di esprimersi.

In un suo documento ha anche annunciato l’imminente istituzione di un Oversight Board indipendente che avrebbe il compito di monitorare gli sforzi di Facebook.
Un cambio di mentalità che finalmente esprime una secca e decisa presa di posizione da parte del nostro Zuckerberg?
Apparentemente sì, ma non proprio.
Come ci fa notare Wired UK questo Board avrebbe in realtà solamente il compito di verificare che Facebook applichi correttamente le sue policies.

Inoltre secondo l’Articolo 7 del documento rilasciato da Facebook riguardo al suo Board, questa istituzione non sarebbe tenuta a rendere conto delle forze di Polizia locali nella sua attività di monitoraggio.
Questo quindi rimarrebbe in linea con la politica originaria di Facebook e non solo, ossia un pensiero per cui le Istituzioni non dovrebbero intromettersi nelle questioni del mondo digitale.
Un pensiero che si appella al concetto di autoregolazione dei gruppi, e che ci ha già più volte dimostrato la sua fallacia.

WhatsApp, Messenger e Instagram Direct sono il nuovo Dark Web 

A tutto questo uniamo la notizia secondo cui Facebook implementerà la crittografia end to end su tutti i suoi servizi di messaggistica istantanea, quindi non solamente WhatsApp (che ne è già provvisto) e Messenger, ma anche Instagram Direct.
Una soluzione all’insegna della protezione, in quanto in questo modo neanche Facebook stessa potrà conoscere il contenuto dei messaggi inviati dai suoi utenti attraverso queste piattaforme.
Ed è qui che i provvedimenti per garantire la privacy dei propri utenti rischiano di collidere con la necessità di una maggiore protezione contro gli spioni del Web.

Se infatti da una parte avremo maggiore protezione contro attività di hacking, dall’altra sarà impossibile per le piattaforme intercettare i contenuti inviati, e quindi eventualmente impedirne la condivisione, rimuoverli, anche segnalare i responsabili a chi di dovere.
Stiamo parlando di contenuti che vanno dall’odio online fino addirittura alla pedopornografia.
E non è un caso che il suo Oversight Board non sarà preposto alla moderazione dei contenuti inviati attraverso queste piattaforme di messaggistica istantanea.

Un nuovo campo di gioco per i malintenzionati?

Quando Telegram venne accusata di essere il luogo di elezione per i malintenzionati del Web rinunciò alla crittografia sui suoi server.
Questo le permette ogni giorno di rimuovere canali e gruppi e bannare account che diffondono materiale pedopornografico attraverso la sua messaggistica, come testimonia il loro canale dedicato Stop Child Abuse: ben 3881 canali e gruppi rimossi dall’inizio di febbraio 2020 a oggi, ossia 20 febbraio 2020!

Veramente vogliamo che messaggistiche come WhatsApp, Messenger e Instagram Direct diventino il nuovo terreno di gioco di questi individui?
Soprattutto considerando che proprio queste App sono quelle maggiormente usate dai nostri ragazzi?
Come al solito per queste cose la battaglia è ancora aperta, e i provvedimenti presi sono sempre molto fluidi e suscettibili di modifiche e, fortunatamente, anche miglioramenti.

Perché in questa lotta dobbiamo esserci tutti, noi professionisti che entriamo nelle scuole per aiutare i nostri ragazzi ad essere più consapevoli dei loro comportamenti online, voi genitori che aiutate i vostri figli a crescere sempre più forti e sicuri di sé, le Forze dell’Ordine che aiutano la Società ad essere un luogo più sicuro, ma anche le singole piattaforme che devono creare le condizioni in cui noi possiamo muoverci per operare senza impedimenti né zone d’ombra