Cyberbullismo: la scuola può prendere provvedimenti su un ragazzo anche se l’atto è accaduto fuori

Stiamo andando verso una Scuola che prende il suo ruolo educativo a 360 gradi?

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Il Cyberbullismo non conosce spazio né tempo: la scuola può prendere provvedimenti sul ragazzino anche se l’atto è accaduto fuori
di Ivan Ferrero   Sito web: Entra nella Community  

La scuola può farsi carico del comportamento di un proprio alunno anche quando questo comportamento avviene al di fuori dell’Istituto Scolastico e dell’orario scolastico, ma il messaggio lanciato va ben oltre questo, e si inserisce all’interno di una Scuola che non è più semplice trasmittente di informazioni, ma che prende in pieno il ruolo educativo a 360 gradi.

E’ infatti dell’8 novembre 2018 la sentenza attraverso la quale il TAR della Campania respinge il ricorso dei genitori di una alunna che si era vista assegnare una votazione di 7/10 sul comportamento per via di un atto di cyberbullismo.
A quanto pare la ragazza avrebbe inviato ad una sua compagna ripetuti messaggi offensivi mediante un’applicazione di messaggistica istantanea.
A quel punto il Consiglio di Classe ha preso il provvedimento di abbassarle il voto in condotta in modo drastico, sebbene il fatto fosse accaduto al di fuori dell’Istituto Scolastico e dell’orario scolastico.
Il provvedimento sarebbe stato preso in quanto la vittima avrebbe riportato un importante calo del rendimento scolastico proprio a causa di quel fatto.

Il cyberbullismo non conosce né spazio né tempo

La notizia, comparsa su Orizzonte Scuola il 23 dicembre 2019, fa riflettere in quanto coinvolge differenti aspetti del complesso fenomeno del cyberbullismo e del ruolo della Scuola nei nuovi tempi che stiamo vivendo.
Sulla bontà del provvedimento non discuto perché esistono Organi ben più preparati di me per farlo.
Ciò che invece mi preme è porre qui alcune importanti riflessioni di carattere educativo.

La nostra Società ha sentito molto l’elemento disruptive del digitale.
Internet non conosce limiti geografici né di tempo.
Vista la sua velocità, fluidità e permanenza, ciò che accade in un punto del Web si riverbera quasi istantaneamente in ogni altro suo punto ed è destinato a rimanere.
La sua natura evanescente fa sì che il suo messaggio si propaghi lungo strade e autostrade che sfuggono ai consueti limiti a cui siamo stati abituati noi appartenenti alla generazione del Mondo offline. 

Questo lo sanno benissimo i docenti, che si trovano ogni giorno a dovere gestire (arginare?) stuoli di adolescenti e preadolescenti che in ogni momento della mattinata inviano e ricevono messaggi e storie, oppure rimangono in contatto con i loro beniamini Youtuber, Instagrammer o TikToker.
E tutto questo all’interno delle mura delle loro classi e durante l’orario scolastico.
Per via del digitale e di Internet i muri fisici scompaiono, lo spazio come siamo soliti intenderlo si dilata, i luoghi si sovrappongono. 

Le stesse proprietà che si applicano ad un atto di bullismo nel momento in cui questo approda sul Web.
Il gesto si propaga per decine, centinaia, migliaia di cellulari indipendentemente dalle loro posizioni geografiche.
Il contenuto rimane in circolo potenzialmente all’infinito, ed è in grado di colpire ripetutamente la vittima anche a distanza di anni.
I canonici tre ruoli di bullo, vittima e spettatori acquisiscono fluidità, ruotano e si intersecano tra loro.
Allo stesso modo ciò che viene fatto al di fuori dell’ambiente scolastico può facilmente entrare e colpire la vittima anche al suo interno.
Inoltre, triste proprietà comune sia al bullismo che al cyberbullismo, sia il bullo che la vittima che gli spettatori ne porteranno i segni ovunque andranno.
Esatto: tutti gli attori coinvolti e anche chi gli sta intorno, tanto che alcune ricerche hanno rilevato come un evento di bullismo possa influire sul rendimento scolastico anche dei compagni di classe ignari.

La Scuola e il suo (nuovo?) ruolo educativo 

E poi viene la Scuola, quella che dal leggere, scrivere e fare di conto è diventata luogo educativo per eccellenza, anche se, a ben guardare, questo ruolo lo ha sempre avuto.
Un luogo in cui i nostri ragazzi passano buona parte della loro settimana, spesso trascorrendo più ore con i docenti e i loro compagni di classe che con la propria famiglia, la quale in molti casi in quelle poche ore rimanenti si mostra anche assente.
Stiamo parlando di un’Istituzione che per i nostri ragazzi diventa la loro seconda famiglia, se non addirittura la prima.
E proprio come una famiglia non può ignorare ciò che un suo membro combina durante la giornata anche se accade al di fuori.
Una Scuola che lancia ai nostri ragazzi un messaggio molto importante per la loro crescita: ricordati che ciò che fai nella Società può avere ripercussioni anche al di fuori di quei pochi metri quadrati in cui hai compiuto il gesto, e di questo dovrai renderne conto.