Creato un dispositivo di memoria che si comporta come una sinapsi nel cervello vivente

Si preparano i pezzi per dar vita in futuro a un uomo tecnologicamente potenziato

Creato un dispositivo di memoria che si comporta come una sinapsi nel cervello vivente
di R.Z.

L’uomo del futuro usufruirà di un super cervello e, probabilmente, grazie alle nuove tecnologie di clonazione e a quelle per il trasferimento della coscienza, potrà vivere molteplici esperienze di vita. E’ quanto si evince dalle innumerevoli notizie che stanno letteralmente inondando il Web. Se qualche giorno fa si è parlato di clonazione animale, e della possibilità futura di imprimere nei cani e nei gatti sia i ricordi che le esperienze affettive vissute dall’esemplare “originale”, la novità di oggi riguarda un dispositivo che si comporta in modo simile alle sinapsi. Ad annunciare gli svluppi sono stati Anastasia Chouprik e Vitalii Mikheev, ricercatori del Neurocomputing Systems Lab del MIPT, l’Istituto di fisica e tecnologia di Mosca.

Il dispositivo “agisce come una sinapsi nel cervello vivente”, e sembra in grado di memorizzare e cancellare informazioni in maniera più efficiente di quanto non possa fare il suo corrispettivo biologico. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulle pagine della rivista ACS Applied Materials & Interfaces. Va precisato che i risultati ottenuti, benché facciano sognare scenari futuristici degni dei più fantasiosi dei film fantascientifici, sono lontanissimi dall’aprire le porte ad un vero e proprio cervello artificiale. La neuroinformatica sta facendo passi da gigante, ma la strada da percorrere è ancora tantissima. I dispositivi appena sviluppati offrono però ai ricercatori delle risposte, importanti

I memristori, così sono stati ribattezzati dagli stessi scienziati, sono celle di memoria che fungono anche da resistenza e, in futuro, permetteranno di progettare neurocomputer analogici. Con il loro lavoro i ricercatori russi hanno cercato di superare il problema della cosiddetta plasticità sinaptica, un vero e proprio cruccio per tutti gli scienziati che operano nel campo della neuroinformatica. Le sinapsi biologiche, infatti, tendono a rafforzarsi e a cambiare nel corso del tempo. La controparte sintetica, invece, risulta esser troppo fragile, ancor più quando è necessario un funzionamento prolungato nel tempo.

Ma Chouprik e Mikheev sono riusciti a fare dei notevoli progressi. “Il meccanismo che abbiamo usato per implementare la plasticità sinaptica è più robusto. In effetti, dopo aver cambiato lo stato del sistema 100 miliardi di volte, funzionava ancora normalmente, quindi i miei colleghi hanno interrotto il test di resistenza”. I ricercatori hanno utilizzato ossido di afnio, un materiale ferroelettrico che mantiene la polarizzazione acquisita dopo la rimozione del campo elettrico. Hanno implementato questo materiale nel loro memristore rendendo quest’ultimo commutabile per quanto riguarda gli stati di resistenza.