Generazioni a confronto: ecco come cambia l'uso dei media digitali a seconda dell'età

generazioni a confronto

Durante le prime settimane della Fase 2 avremo sicuramente avuto modo di ricongiungerci coi nostri parenti e raccontarci con dovizia di particolari ciò che abbiamo fatto durante gli ultimi due mesi. Avremo pensato che questo periodo ci abbia avvicinato e reso simili.

Tuttavia, sebbene un problema comune ci abbia dato il sentore di essere tutti uguali di fronte ad esso, rimangono delle differenze sostanziali, soprattutto nel modo di vedere e vivere l’attuale situazione di parziale sblocco e quella precedente di quarantena.

Per spiegare meglio il concetto, ci appoggiamo alle classificazioni delle diverse generazioni comunemente note, ovvero Boomer, Generazione X, Millennial e Generazione Z. Queste ultime sono delle vere e proprie distinzioni sociologiche, demografiche e di marketing che pesano sul comportamento di un individuo in diversi ambiti come lavoro, stile di vita, economico e comunicativo. Le stesse aziende, quando si interfacciano coi loro clienti, dedicano particolare attenzione nel capire a chi si stanno rivolgendo, in quanto da questo dipende molto del successo delle loro campagne di comunicazione.

Uno studio della Global Web Index ha analizzato in che modo, durante gli ultimi mesi, si è evoluto l'utilizzo di media, strumenti digitali e non di oltre 4.000 utenti, dai 16 ai 64 anni. Capire invece chi rientra nelle diverse fasce generazionali, ci aiuta ad interpretare i numeri della ricerca e il perchè della diversa reazione di fronte ad una situazione nuova per tutti.

Generazione Z

Appartengono a questa generazione le persone nate tra il 1995 e il 2010 circa. Sono i più giovani, i cosiddetti nativi digitali. Il 51% di loro sostiene che ha utilizzato maggiormente video online, il 38% tv digitale e il 31% video game. Le altre percentuali sono basse, sotto il 20%, rientrano giornali, radio, podcast e libri. Significa che pochissimi di loro si sono dedicati a queste attività durante il lockdown.

Ma non ci deve affatto meravigliare. Si può dire che gli siano stati dati tablet e smartphone già dalla culla: hanno avuto da subito accesso alle nuove tecnologie e non si sono dovuti adattare ad un cambiamento di rotta. Profondamente diversi per questo motivo dalla generazione precedente (Millennial), sono stati abituati ad avere tutto “sotto mano” senza doverlo cercare per più del tempo del caricamento di una pagina web o di un video. Sono continuamente bombardati da stimoli ma accolgono solo quelli che conoscono, per questo una bassissima percentuale di loro si è dedicata alla lettura di un libro o di un quotidiano cartaceo.

Millennial

Sono definiti Millennial i nati tra il 1980 e il 1994. Il grafico riguardante i consumi di media è simile, per quanto riguarda video online (44%), video game (31%), tv digitale, a quello della generazione Z, essendo comunque vicini anagraficamente. A differenza dei loro successori, i Millennial si sono affidati in maniera abbastanza omogenea anche ad altre forme di intrattenimento e informazione: giornali, radio, press online, libri, broadcast tv (percentuali tutte vicine al 20%).

Si sono quindi destreggiati tra diversi tipi di strumenti: chi ha un’età compresa tra i 40 e i 25 anni, ha vissuto a cavallo tra il digitale e quello che ora è vintage. Ha utilizzato il lettore cd, forse qualcuno anche quello delle audio cassette, ma adesso sente musica su Spotify o Youtube. Sono la generazione dell’adattamento per eccellenza, abbastanza giovani per accogliere con mente aperta il cambiamento tecnologico ma non sono nemmeno troppo lontani dal pre, quindi apprezzano anche alcuni must evergreen, come il quotidiano cartaceo.

I Millennial sono rimasti maggiormente informati rispetto agli altri riguardo il Coronavirus (il 71%). Non li biasimiamo, sono nati sotto la crisi economica del 2000, sanno quanto è difficile trovare lavoro, farsi spazio nel mondo delle generazioni precedenti. Perfino in questo senso sono a cavallo tra due periodi “storici”, ma stavolta non in una posizione di privilegio. Hanno ben compreso la forte difficoltà economica che ne conseguirà post-quarantena, e sono preoccupati (si stima un peggioramento della crescita dell’occupazione del 7,5%).

X generation

La Generazione X, nella quale rientrano i nati tra il 1965 e il 1979, ha guardato la tv più degli altri: il 45% quella normale e il 38% online o in streaming. A partire da loro, inizia ad accorciarsi la curva relativa al digitale e si acuisce quella relativa a radio, press tuttavia senza una preferenza netta. Difatti questa generazione è definita di “transizione”, non gli è stata data un’identità specifica.

Hanno vissuto il crollo del muro di Berlino, la guerra fredda e il calo delle nascite a seguito del baby boom della generazione precedente. Gli è stata data la denominazione “x”, come quando si vuole indicare una situazione qualsiasi. Le loro principali occupazioni sono state, in ordine: infomarsi sul Coronavirus (69%), ascoltare musica (54%), guardare un film o un programma (51%), video divertenti (39%) ma rispetto alle altre generazioni, non alzano la media in nessuna di queste attività.

Boomer

Arriviamo alla quarta ed ultima generazione, non per importanza, ma per età anagrafica se guardiamo la scala in ordine crescente: i Boomer sono i nati tra il 1946 e il 1964. Boom economico del mondo occidentale, boom di nascite, insomma, si intuisce l’origine del nome.

La loro curva di utilizzo di media è “magra” per quasi tutte le categorie, fatta eccezione per la tv broadcast (42%), percentuali bassissime per tutto il resto (strumenti digitali, libri, livestream etc.). Sembra l’unica generazione che ha cambiato le sue abitudini in quarantena: è quella che si è meno informata sulla situazione. Sarà perché hanno vissuto altri periodi più floridi, o perché il contesto attuale intacca meno il loro futuro rispetto ad un trentenne. La minore propensione al digitale non ci deve sorprendere, molti non sono habitué di social, streaming o quant’altro.

Il 9% di loro afferma di aver guardato un meme (immagini o video spiritosi e umoristici) rispetto al 44% dei Millennial e il 52% della Generazione Z. É un dato insignificante rispetto a tanti altri, ma ci da l’idea dell’enorme salto generazionale tra le diverse fasce, che esisteva pre Coronavirus e rimarrà dopo con continue evoluzioni e cambiamenti.