Occhio alle challenge per i genitori: sono spesso terreno di caccia per i pedofili

Spesso gli inviti a pubblicare foto e video dei propri bambini sui social nascondo reti di pedofili che sfruttano queste dinamiche per raccogliere contenuti e altre informazioni sui vostri figli

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Condividere foto o video dei nostri figli può avere serie conseguenze, fino a portare a cadere nella rete della pedofilia

Se ti chiedessi di inviarmi il tuo indirizzo di casa insieme al nome di tuo figlio o tua figlia e la sua età tu che cosa mi risponderesti? E se insieme a queste informazioni ti chiedessi anche tre foto del tuo bambino? E se ti dicessi che esiste un modo molto più semplice per ottenere tutte queste informazioni non solamente da te, ma anche da decine o centinaia di genitori, e in modo che voi siate anche felicissimi da passarmele, tu cosa mi diresti?

Come un malintenzionato potrebbe raccogliere facilmente foto o video di tuo figlio

Anche se di fronte alle domande che ti ho posto sopra mi hai risposto picche, per me eventuale malintenzionato sarebbe in realtà molto semplice:
1) Creo una pagina Facebook dal nome accattivante e tenero ritagliato apposta per suscitare l’orgoglio di mamma o di papà
2) Pubblico una challenge in cui esorto i genitori a pubblicare le foto più belle dei propri figli e farle votare dagli amici: l’idea qui è che faccio leva sul vostro orgoglio di genitore, per cui più vostro figlio ottiene like più vi sale il vanto. Inoltre così facendo anche i vostri amici vedranno la challenge, saranno ispirati a parteciparvi e a invitare altri amici, e così via verso la viralità
3) Specifico che per la challenge dovrete utilizzare un hashtag apposito
4) Mi godo lo spettacolo mentre mi diverto a raccoglierle le foto più intriganti per poi tenermele oppure, peggio ancora, rivenderle nel mercato nero del digitale (non solo il Dark Web)

L’idea dell’hashtag mi serve per scovare più facilmente i vostri post nel mare magnum di Facebook o Instagram (solo per citarne alcuni), ma in alternativa se sono su Facebook potrei facilitarmi la vita invitando a condividere le foto dei vostri bambini nei commenti del post della challenge, così mi assicuro che le vostre foto siano pubbliche e quindi trovabili da me.

Il pericolo di pedofilia che si annida nelle challenge rivolte a voi genitori, e un allarme della Polizia lanciato già molti anni fa

Fantascienza?
Esagerazione?
Eppure è proprio quello che può accadere, come già indicato dalla stessa Polizia di Stato il 20 febbraio 2016 in un post su Facebook condiviso attraverso al loro pagina Una Vita da Social.
In questo post infatti la Polizia segnala la pericolosità di un’iniziativa in cui si invita le mamme a pubblicare “3 foto che mi rendano felice di essere mamma”.
Inoltre per rendere virale l’iniziativa “Scelgo alcune donne che ritengo siano grandi madri. Se sei una madre che ho scelto, copia questo testo, inserisci le tue foto e scegli le grandi madri".
Accalorato l’appello della Polizia Postale, che oltre a segnalare la pericolosità di iniziative come queste (anche quando originano in buona fede e senza cattive intenzioni), che ci avvisa in un suo commento che “la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi.”
Sempre nel post si legge che “nel corso del 2015 sono stati operati 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori online, produzione, diffusione e commercializzazione online di materiale pedopornografico”, oltre a 221 denunce e il coinvolgimento di ben 17.283 siti internet, dei quali ben 1.819 sono stati inseriti in una black list.

Un’altra iniziativa pericolosa segnalata sempre nello stesso post riguarda “Vota il bambino più bello”, una challenge indetta da una pagina non ufficiale, e quindi per la quale non è verificabile chi sia il proprietario, e di conseguenza per la quale non avete garanzie su come verranno utilizzate le foto dei vostri bambini e di quelli dei vostri amici coinvolti.
Nel suo post la Polizia non specifica se si tratta di una iniziativa in buona fede oppure creata appositamente per la raccolta di materiale pedopornografico, ma per il nostro discorso questo aspetto è secondario: a noi basta sapere che le foto dei nostri bambini rimangono in questo modo all’aperto, pubbliche e a disposizione di chiunque passi di lì.

Non solo pedopornografia, ma anche reperimento dei dati dei vostri figli.

E c’è anche di peggio: ad esempio potrei inventarmi un’iniziativa in modo che voi stessi mi indichiate indirizzo, nome ed età di vostro figlio.
Di recente infatti mi è capitata questa iniziativa:
“Ecco le indicazioni per partecipare a questo progetto. È molto semplice:
1) Invia un libro al bambino #1 che trovi qua sotto (puoi comprarlo in libreria ed inviarlo per posta o puoi acquistarlo direttamente su un sito di vendita online ed incaricare loro della spedizione Fnac, Cultura, Amazon... in due clic è fatta!)
2) modifica questo messaggio ed invialo privatamente alle 6 persone interessate: togli il nome del bambino #1 e metti il bambino #2 al primo posto. Infine aggiungi il nome, l'età e l'indirizzo del tuo bambino al posto #2 (inserendo anche la preferenza della lingua dei libri)
Se tutti giocano, tu riceverai rapidamente 36 libri. Niente male, no?!
Insomma: cinque minuti per inviare il libro e un minuto per copiare ed incollare il messaggio sul tuo muro facebook. È semplicissimo!
Dunque ricapitolando:
- inviare un libro al bambino 1#
- cercare sei amici che vogliono partecipare
- modificare questo messaggio ed inoltrarlo ai sei interessati
Conto su di te!
Se non puoi farlo entro una settimana dimmelo, perché non sarebbe carino fare attendere chi ha partecipato e crede in questo progetto.
Grazie per la tua partecipazione.
Se vuoi altri chiarimenti non esitare a scrivermi!”

Non so se questa iniziativa nasca in buona oppure in cattiva fede, ma potete facilmente intuire la sua pericolosità: qui vi si sta chiedendo di pubblicare sulla vostra bacheca di Facebook l’indirizzo, il nome e l’età di vostro e figlio!
Pensate a quante cose potrei fare con tutte queste informazioni se io fossi un malintenzionato!

Ecco perché dobbiamo sempre fare molta attenzione a non cadere nel cosiddetto sharenting, ossia la pratica di pubblicare foto e video dei propri bambini, di fatto anche violando la loro privacy, non potendo questi scegliere se essere ripresi e pubblicati oppure no, pratica per la quale molti esperti hanno già espresso i pericoli nello sviluppo del ragazzo.
Per via di questa pratica rischiamo infatti di lasciare tracce di nostro figlio che un domani potrebbero metterlo in ridicolo, oltre a generare un aspetto della sua vita sulla quale non avranno alcun controllo perché, si sa, ciò che va su Internet è destinato a rimanere per sempre.

Spesso quando le scuole mi contattano per parlare ai genitori dei rischi che i loro figli corrono sul Web mi chiedono di spiegare dove i loro figli sbagliano, ma inevitabilmente finiamo per parlare anche di noi, ossia degli adulti.
Perché spesso nelle nostre lotte per proteggere i ragazzi l’anello più debole della catena siamo noi.