Lotta ai monopoli digitali: Zuckerberg il più aggressivo tra i Ceo sotto accusa. Bezos la sorpresa

I leader di Facebook, Amazon, Apple e Google sono intervenuti in videoconferenza al Congresso di Washington per rispondere delle accuse presentate al termine di una inchiesta sulle loro pratiche di business

Lotta ai monopoli digitali: Zuckerberg il più aggressivo tra i Ceo sotto accusa. Bezos la sorpresa
TiscaliNews

L'evento dell'anno per il mondo dell'economia digitale è andato in scena a Washington. E più precisamente al Congresso dove, per la prima volta, le Big Four al completo si sono presentate in videoconferenza. Gli amministratori delegati di Apple, Amazon, Google e Facebook - Tim Cook, Jeff Bezos, Sundar Pichai e Mark Zuckerberg - sono stati chiamati a testimoniare e a giustificare le loro pratiche di business davanti alla politica americana al termine di 13 mesi di indagini sulla Silicon Valley e 1,3 milioni di documenti consegnati. 

L'elenco delle lamentele verso i 4 colossi è lungo e variegato ma la critica comune a tutte e quattro, che complessivamente hanno un valore di mercato di quasi 5.000 miliardi di dollari, riguarda la concorrenza e l'uso della forza per soffocare i rivali più piccoli.

ll veterano delle audizioni in Congresso, Mark Zuckerberg, è stato il più aggressivo. Con sguardo freddo e tono deciso è entrato subito in "modalità caterpillar" rinviando con forza e determinazione al mittente tutte le accuse: dall'aver operato acquisizioni per far fuori la concorrenza a una incerta gestione delle fake news, passando per l'utilizzo di dati degli utenti. E Zuckerberg non ha risparmiato nemmeno attacchi ai suoi colleghi e in alcuni casi concorrenti: del resto si sa, soprattutto con Tim Cook i rapporti non sono rose e fiori.

Simile, anche se meno aggressivo, l'atteggiamento dello stesso Cook e di Pichai. Il primo per difendersi soprattutto dall'accusa che l'Apple Store non tratta tutti gli sviluppatori delle app in maniera uguale; il secondo per negare che Google sia mai stata coinvolta in progetti che abbiano favorito la Cina.

Molto diverso l'approccio di Bezos che, meno tartassato rispetto ai suoi colleghi, ha detto di essere pronto a riconoscere alcune distorsioni di Amazon e a correggerle. Disponibile persino ad ammettere alcuni errori e a indagare su alcuni venditori che lo hanno denunciato, fatti fuori dalla piattaforma online piu' grande al mondo.