Il primato dell’uomo sulla tecnica. Vaticano, Microsoft e IBM: più etica nell’Intelligenza Artificiale

Il documento della Pontificia Accademia per la Vita firmato anche dalla Fao e aperto ai soggetti produttivi e istituzionali che vorranno rispondere alla chiamata di un fronte comune per gestire il futuro

Il primato dell’uomo sulla tecnica. Vaticano, Microsoft e IBM: più etica nell’Intelligenza Artificiale
di Carlo Di Cicco

All’inizio di tutte le cose Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ora che la scienza e la tecnica hanno compiuto nell’ultimo secolo un salto più grande dell’intera storia umana è in corso  una sfida decisiva tra l’uomo e la tecnica. Chi controlla chi, chi ha l’ultima parola. Con l’era da poco iniziata dell’Intelligenza artificiale (AI) è suonata l’ora per verificare se l’uomo sia in grado di produrre una tecnica a sua immagine e somiglianza, senza consegnare alla tecnica la propria libertà. Se così stanno le cose, si può meglio comprendere l’importanza di una iniziativa della Pontificia Accademia per la vita (Pav) giunta quasi in sordina a maturazione. Al termine dell’assemblea generale che si è svolta per tre giorni in Vaticano sugli aspetti etici, giuridici, educativi  nello sviluppo dell’AI, si firma  per la prima volta un documento tra soggetti diversi per rappresentanza e natura, ma importanti per contribuire a orientare gli sviluppi dell’AI con un’anima etica.

L'importanza dell'etica

L’etica, infatti, è l’unica garanzia per garantire il primato dell’uomo sulle macchine. Primi firmatari con la Pontificia Accademia sono due multinazionali, la Microsoft e la IBM. Firma anche la  FAO istituzione delle nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura impegnata nell’ambito dello sviluppo e l’alimentazione. Ciò non significa – ha spiegato il vescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pav – sponsorizzare un’azienda invece di un’altra, ma solo l’avvio di un percorso con partner che già operano in modo significativo a livello internazionale su progetti di AI. Il documento alla firma, infatti, non è una “Carta” ma una call, ossia una “chiamata” aperta da subito a tutti i soggetti istituzionali e aziendali operativi nell’ambito dell’IA che volessero firmarlo. Sapendo che la firma significa condividere la visione etica, giuridica, educativa che guida gli sviluppi tecnologici e culturali dell’AI.

A mano a mano che si prende visione di questa iniziativa della Pav ci si rende conto di come sia importante per influire sul futuro umano entrato con l’AI in un cambio di epoca.

L'impegno dei firmatari del documento

“I firmatari che diventano di fatto anche i promotori di questa Call – chiarisce il vescovo Paglia - esprimono la loro volontà a lavorare congiuntamente e si impegnano a promuovere una ricerca, uno sviluppo e un uso etico dell’Intelligenza Artificiale”. Lo stesso presule riassume in 6 principi l’insieme del percorso che viene inaugurato.

Anzitutto trasparenza: i sistemi IA devono potere essere (in linea di principio) comprensibili; inclusione: a tutti gli individui possano essere date le migliori condizioni per esprimersi e svilupparsi; responsabilità: le persone che progettano e che dispiegano l’utilizzo dell’IA devono essere responsabili del suo funzionamento; imparzialità: non creare pregiudizi, salvaguardando la dignità umana; affidabilità: i sistemi IA devono poter funzionare in modo affidabile; sicurezza e privacy: i sistemi IA devono funzionare in modo sicuro e nel rispetto della privacy degli utenti.

La prima firma di questa call non è un punto di arrivo, ma un inizio per un impegno che appare ancora più urgente e importante di quanto fin qui fatto.

La sfida dell'innovazioe tecnologica

Questa nuova modalità in cui si svolge l’agire personale in un contesto strutturato “sfida particolarmente le professioni mediche e sanitarie che hanno come oggetto valori così fondamentali come quelli connessi alla corporeità e alla vita umane”. L’innovazione tecnologica “ci sfida come Accademia e come Chiesa, la Pav inizia così a prendere posizione e parte in un contesto storico e sociale in profonda e continua trasformazione. Sta cambiando in profondità l’umanità e il suo futuro – rileva Paglia -. Per la prima volta nella storia l’uomo ha il potere di distruggersi: prima con l’esplosione nucleare, dopo con quella ecologica ed ora con quella tecnologica, una «esplosione di intelligenza”. Papa Francesco, con la Lettera Humana Communitas, ha invitato la Pontificia Accademia per la Vita ad allargare i suoi orizzonti, a rivisitare il significato stesso del termine “vita umana”. Tirandola fuori dalle secche delle polemiche infinite con cui si guarda a temi delicati come l’aborto e l’eutanasia. Con la sua lettera, puntualizza Paglia, il  papa Francesco chiede all’Accademia di “sviluppare la riflessione sul versante delle nuove tecnologie oggi definite emergenti e convergenti, come le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, le biotecnologie, le nanotecnologie, la robotica”.

La quarta rivoluzione industriale

Nella conferenza stampa di presentazione dei lavori del convegno padre Paolo Benanti membro della Pav ha parlato di quarta rivoluzione industriale in corso che riguarda appunto l’AI che “non serve per fare una cosa specifica; è destinata piuttosto a cambiare il modo con cui faremo tutte le cose”. “Quella che sta per verificarsi rischia di automatizzare non la forza, non il lavoro bensì la nostra cognizione”.

A questo livello si apre una grande questione. Nel momento in cui la macchina surroga l’uomo nel prendere decisioni, che tipo di certezze dovremmo avere per lasciare che sia la macchina a scegliere chi deve essere curato e come? In base a cosa dovremmo permettere a una macchina di designare chi di noi è degno di fiducia e chi no? E che fine fa l’amore, quella ricerca unica che ha mosso generazioni di donne e uomini prima di noi?”.

L'etica contamini l'informatica 

In sostanza, “abbiamo bisogno di poter indicare i valori etici attraverso i valori numerici che nutrono l’algoritmo. L’etica ha bisogno di contaminare l’informatica. Abbiamo bisogno di un’algor-etica. Maria Chiara Carrozza, Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha sottolineato ai giornalisti che l’IA ha centrato il suo intervento sull’applicazione dell’IA nell’ambito della medicina, ormai alla vigilia di possibilità incredibili.

Vi sono difatti “numerosissime possibilità di impiegare algoritmi di IA nella medicina: dalla sperimentazione e ricerca traslazionale, alla medicina personalizzata, dalla diagnostica al rapporto medico-paziente, dalla tele-assistenza e tele-riabilitazione alla chirurgia robotica,” fino al potenziamento funzionale del paziente “mediante robotica e sensori indossabili o impiantabili nel corpo umano”.

In questo scenario, conclude la professoressa Carrozza, “l’IA diventa uno strumento di sviluppo che deve garantire un utilizzo etico dei dati in una economia che tuteli il singolo individuo nella collettività, in relazione al giro di affari che si crea intorno al dato ed alle piattaforme che sfruttano gli algoritmi, e quindi l’etica dell’AI si confronta con il rispetto dei diritti fondamentali del paziente. Si tratta di un quadro in evoluzione dalle enormi potenzialità ma anche caratterizzato da grandi rischi di iniquità e sfruttamento, occorre cogliere la sfida di costituire un’etica della IA ispirandosi al principio universale di uguaglianza. La disponibilità di tecnologie per pochi non crea valore anzi al contrario genera disvalore e disuguaglianza”.