Tim Cook propone il voto con lo smartphone: ecco perché potrebbe avere ragione

L'amministratore delegato di Apple ha avanzato la sua proposta nel corso di una intervista rilasciata al New York Times

Tim Cook propone il voto con lo smartphone: ecco perché potrebbe avere ragione
Tim Cook (foto Ansa)

Nel corso di una intervista rilasciata al podcast del New York Times, Sway, l'amministratore delegato di Apple, Tim Cook ha avanzato una proposta che potrebbe cambiare radicalmente il mondo della politica: dare la possibilità ai cittadini di votare alle elezioni tramite smartphone

Cook è il numero 1 di Apple ormai da quasi 10 anni. Non ha mai mostrato la genialità di Steve Jobs ma sotto la sua guida la capitalizzazione di mercato della società è passata da 350 miliardi di dollari a oltre 2 mila miliardi. Enel, l’azienda italiana più grande per capitalizzazione di borsa, vale appena 84 miliardi, giusto per fare un esempio.

Il top manager si è presentato al podcast del Nyt, il più autorevole quotidiano americano, per parlare di privacy e spiegare la posizione di Apple. Cook ha ribadito quanto affermato già in passato. “Una azienda che basa il proprio business sullo sfruttamento dei dati dei propri utenti non merita nessun elogio. In un momento di disinformazione dilagante e teorie del complotto alimentate dagli algoritmi non è più possibile chiudere gli occhi”. 

Una posizione dunque nettamente a favore della necessità di cambiare marcia sul fronte della tutela della privacy che si differenzia da quella di altri giganti digitali. Cook già nel 2019 aveva suggerito alle autorità americane di adottare un regolamento sulla protezione dei dati personali simile al Gdpr adottato nell’Unione Europea.

L’amministratore delegato di Apple ha espresso idee progressiste ed innovative anche sul fronte politico. Recentemente si è unito alla coalizione di imprenditori contrari alla nuova legge approvata dai repubblicani in Georgia che restringe il diritto di voto. In base a questa normativa sarà ridotto il numero delle urne elettorali e il numero di giorni (da 49 a 29) entro i quali si può chiedere di votare per posta. Obiettivo dei repubblicani è chiaramente quello di abbassare la partecipazione al voto che notoriamente favorisce i democratici.

Elettore americano in cabina elettorale (foto Ansa)

E il basso numero percentuale dei votanti (solo il 67% degli aventi diritto alle ultime elezioni presidenziali americane di pochi mesi fa) è stato il punto di partenza della riflessione di Cook.

“L’incorporazione di tecnologie moderne nel processo di voto come gli iPhone potrebbe aiutare ad espandere e rendere più accessibile il diritto al voto per molti americani” ha affermato il top manager che ha definito “arcano” l’attuale sistema elettorale.

“I sistemi per il voto in America – ha proseguito – sono in netto contrasto con gli ultra moderni sistemi bancari, commerciali e sanitari. Sugli smartphone facciamo le nostre operazioni bancarie e abbiamo più dati e informazioni che a casa nostra”. “Dunque – ha concluso – perché non usarli anche per votare?”

Momento delle consultazioni elettorali negli Stati Uniti (foto Ansa)

Una domanda quella di Cook che sicuramente merita una riflessione. Anche perché tecnologie digitali innovative come la blockchain potrebbero garantire il voto elettronico in completa sicurezza. Posizione espressa anche in un rapporto del 2017 del Parlamento europeo.

Il nodo centrale in tema elettorale non è il sistema utilizzato in quanto tale ma la fiducia che si ha nei confronti dello Stato. Questi potrebbe truccare anche il voto tradizionale nelle urne, come spesso e volentieri avviene nei paesi con democrazie fragili. Viceversa uno stato democratico forte che garantisce la regolarità delle elezioni così come avvengono ora, potrebbe anche garantire la correttezza di un voto espresso elettronicamente attraverso il proprio smartphone. La partecipazione dei cittadini sarebbe sicuramente maggiore e questo sarebbe ovviamente positivo per la democrazia.