[Intervista] “Tesla e i nuovi brand potrebbero fare piazza pulita dei vecchi produttori”

Per capire cosa sta succedendo nel settore automobilistico Tiscali News ha sentito uno dei massimi esperti italiani di innovazione tecnologica, Umberto Bertelè, del Politecnico di Milano

[Intervista] “Tesla e i nuovi brand potrebbero fare piazza pulita dei vecchi produttori”
Un modello Tesla (foto Ansa)

Il mondo dell’auto sta attraversando una trasformazione epocale. Probabilmente la più rilevante della sua storia. Due fatti rappresentano bene quanto sta accadendo.

Il primo riguarda Tesla, la casa automobilistica americana, fondata da Elon Musk, specializzata nella produzione di auto elettriche. Nel corso del 2020 a Wall Street il titolo azionario ha moltiplicato per 10 il suo valore facendo diventare l’azienda il produttore di auto con la più alta capitalizzazione finanziaria del mondo, davanti a colossi come Volkswagen e Toyota.

Il secondo fatto riguarda invece un produttore cinese, Nio, noto anche come la Tesla cinese. Il titolo è letteralmente decollato nei mercati finanziari dopo la presentazione di una nuova berlina di lusso dotata di una batteria super potente che fa sfigurare l’autonomia di quelle dei modelli di Elon Musk. Il messaggio è dunque chiaro: anche la Cina è dentro la partita.

Un modello Nio (foto Ansa)

La domanda che in tanti cominciano a porsi e che solamente 10 anni fa sarebbe stata impensabile é: che fine faranno i vecchi produttori? Riusciranno a sopravvivere in un mercato che si trasforma alla velocità della luce?

Il cambiamento non è rappresentato solo dalle motorizzazioni elettriche ma dal ruolo sempre più importante giocato dalle tecnologie digitali. La connettività ha trasformato i veicoli in dispositivi  in grado di comunicare informazioni in tempo reale al mondo esterno e ai passeggeri e questo stravolge le regole del gioco, non solo tecnologiche ma anche e soprattutto di business.

La raccolta massiva di dati consentirà lo sviluppo di vetture più aderenti alle esigenze dei clienti, ridurrà i tempi e i costi di sviluppo, faciliterà il processo di vendita grazie alla profilazione e avrà un forte impatto sulla sicurezza sia dei veicoli che dei passeggeri. Un cambio di paradigma che secondo recenti stime di McKinsey generà un business di 250-400 miliardi di euro entro il 2030.

“Non è un caso che le prime Tesla siano state definite come iPhone con le ruote” ha spiegato a Tiscali News, Umbertò Bertelè,  professore al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti italiani di innovazione tecnologica.

“Le auto elettriche – ha proseguito - sono un oggetto completamente diverso da quelle tradizionali”. Un concetto chiaro agli esperti del settore meno al grande pubblico che continua a vedere l’automobile come un semplice binomio di design e meccanica.

Negli ultimi mesi più di una volta l’amministratore delegato di Volkswagen, Herbert Diess, ha espresso preoccupazione per il futuro del suo gruppo.

Herbert Diess ad di Volkwagen (foto Ansa)

Volkswagen – ha spiegato Bertelè - attualmente produce internamente solo il 10% del software incorporato nelle loro automobili. Il 90% è affidato a fornitori esterni. Ma il software sarà sempre più l’elemento distintivo delle vetture e questo spiega perché la casa automobilistica tedesca abbia annunciato un piano di investimenti miliardario per arrivare a produrre internamente il 60%”.

“Questo processo di trasformazione – ha proseguito l’esperto del Polimi – è fondamentale per continuare a restare competitivi. Il rischio altrimenti è diventare semplici assemblatori di tecnologie ad alto valore aggiunto prodotte da altri, come accaduto all’Ibm nel settore dei personal computer con i sistemi operativi Microsoft e i microprocessori di Intel. I veri dominatori del mercato sono stati quest’ultimi due e non è un caso che Ibm alla fine abbia venduto la sua divisione di personal computer per fare altro”.

Possibile che brand del calibro di Mercedes, Bmw o Ferrari siano davvero a rischio? Per Bertelè “non si può ancora dire come andrà a finire ma con certezza si può affermare che i brand esistenti anche se prestigiosi riusciranno a sopravvivere solo se riusciranno a diventare campioni delle nuove tecnologie”.

“Un esempio importante – ha proseguito – è rappresentato da Nokia che aveva il 40% del mercato dei telefoni cellulari e un brand fortissimo ma che nel giro di pochi anni è stata travolta dall’arrivo degli smartphone”.

La partita è ancora tutta da giocare Bertelè avverte però che “non sarà facile” perché “la transizione degli attuali produttori solleverà problemi molto rilevanti”. “Centinaia di migliaia di lavoratori si ritroveranno con competenze obsolete e questo riguarderà non solo gli operai ma anche tecnici e ingegneri”.

Olivetti – ha proseguito – al tempo in cui esplose l’informatica aveva un reparto di ricerca e sviluppo di 2000 persone, ma di queste il 90% avevano esclusivamente competenze elettro meccaniche e dunque non erano preparate ad affrontare la nuova sfida dell’informatica”.

Inutile sottolineare che questo tipo di problemi sono assenti in produttori come Tesla o Nio che nascono già con organici e processi perfettamente in linea con le nuove tecnologie e dunque con le esigenze del settore nei prossimi anni.

Per Bertelè i cambiamenti in corso si faranno sentire anche sul settore industriale italiano. “Siamo grandi fornitori di componentistica per l’industria automobilistica tedesca e siamo dunque legati al loro destino. A questo si aggiunge poi il fatto che il processo di innovazione non riguarda solo il software. Tutti i componenti sono impattati. Anche un pneumatico non sarà più quello di prima. Perciò i nostri produttori potranno continuare a rimanere nel mercato solo se a loro volontà riusciranno a stare al passo con l’evoluzione tecnologica”.