Spunta la tassa contro chi lavora in smartworking: ecco chi la propone e a quanto ammonterebbe

L’incredibile idea è stata lanciata da Deutsche Bank che ipotizza un balzello del 5% sul reddito annuale

Spunta la tassa contro chi lavora in smartworking: ecco chi la propone e a quanto ammonterebbe
TiscaliNews

Come noto l’economia è conosciuta anche come la “scienza triste” ma qualche volta gli economisti smentiscono se stessi lanciando idee stravaganti e divertenti. Rientra sicuramente in questa categoria la proposta degli analisti di Deutsche Bank di tassare in modo pesante gli smartworkers al fine di consentire ai singoli Stati di reperire nuove risorse.

“Lavorare da casa – è il ragionamento esposto nel report Konzept – comporta innegabili vantaggi e opportunità di risparmio a vari livelli, dai trasporti all’abbigliamento”. Di conseguenza sarebbe corretto tassare i lavoratori da remoto che “contribuiscono meno all’infrastruttura dell’economia, ma ne ricevono comunque tutti i benefici”.

A quanto ammonterebbe il balzello? Deutsche Bank ha le idee chiare anche su questo: il 5% del reddito annuo. Gli analisi della banca hanno dedicato il loro tempo anche a stimare l’impatto economico della misura. In Germania il prelievo costerebbe a ciascun smartworker 7,5 euro al giorno, nel Regno Uniti 7 sterline e negli Stati Uniti 10 dollari al dollaro.

Che dire? La prima osservazione è sottolineare che un approccio di questo tipo non tiene conto delle esternalità positive che lo smartworking produce sulla società, in particolar modo sull’ambiente, il problema più rilevante del mondo in questo momento, di cui purtroppo manca una reale consapevolezza.

La seconda osservazione è invece che per trovare nuove risorse gli Stati potrebbero ricorrere anche ad altre strade, come un aumento delle imposte sulle transazioni finanziarie, sui profitti delle banche e sui guadagni milionari dei banchieri. Ma molto probabilmente Deutsche Bank non sarebbe d’accordo con questo approccio.