[Intervista] "La Terra ha bisogno di mille miliardi di nuovi alberi. Impossibile per l'uomo. Ci salveranno i droni"

Affinché l’azione di forestazione abbia un impatto reale sul clima è necessario raggiungere l'obiettivo indicato nell’ultima conferenza mondiale sul clima entro il 2030. Risultato non raggiungibile con le tecniche di piantumazione classiche ma fattibile grazie all’utilizzo di droni. I progetti in campo sono diversi, uno di questi è Dronest sviluppato dal SIDI. Tiscali ne ha parlato con Pietro Veragouth

[Intervista] 'Il Pianeta ha bisogno di mille miliardi di nuovi alberi. Solo con i droni piantumatori possiamo farcela'

Ormai è chiaro a tutti che salvare il Pianeta è una corsa contro il tempo. Tra gli attori impegnati nella lotta contro il cambiamento climatico c'è anche il SIDI (Swiss Institute for Disruptive Innovation) che dopo aver lanciato The Greenest, piattaforma di riforestazione che ha conquistato il terzo posto in Europa per numero di alberi piantumati nel 2021, quest'anno ha presentato Dronest, progetto rivoluzionario che punta a dare una svolta decisiva al troppo lento processo di forestazione in atto nel mondo. Un sistema che permetterà di piantumare alberi su vasta scala a una velocità fino a mille volte superiore a quella odierna. Tiscali News ne ha parlato con il direttore dell’istituto, Pietro Veragouth.  

Chi segue i temi dell'innovazione è sempre interessato a capire in che modo prendono vita le idee. Da dove nasce quella di un drone piantumatore?
"L’idea è nata alcuni mesi prima del lancio ufficiale del progetto The Greenest, quando ci siamo resi conto della complessità e dei costi elevati delle strutture organizzative dei nostri partner piantumatori". 

Come si è passati invece dall'idea al progetto? 
"In questo specifico caso ci ha aiutato la nostra esperienza nel campo dei droni. Per diversi anni sono stato a capo del progetto Defidrone, un sistema per il trasporto autonomo di un defibrillatore in tutto il Canton Ticino entro quattro minuti dalla ricezione dell’allarme. Per la definizione del progetto definitivo sono stati però fondamentali anche una serie di Think Tank organizzati con i nostri partner". 

Parliamo del progetto: in cosa consiste esattamente? 
"In estrema sintesi nell’impiego di droni che, lavorando in sinergia tra loro, permettono di piantumare alberi su territori molto estesi a ritmi inimmaginabili per qualunque squadra di agricoltori".

Cosa significa che "lavorano in sinergia"? 
"Inizialmente abbiamo impiegato un singolo drone frutto di tecnologie che sono state sviluppate durante un hackathon che abbiamo organizzato con l’International Space University e che abbiamo testato con successo in Madagascar. Ci siamo però resi conto che per ridurre i costi e aumentare l'efficienza sarebbe stato necessario sviluppare droni con caratteristiche specifiche capaci di svolgere funzioni diverse operando assieme". 

Ci può fare un esempio concreto? 
"Il drone principale, che noi chiamiamo ape regina, si occupa della piantumazione, spara nel terreno delle piccole sfere che incapsulano sia il seme che i nutrienti che lo faranno germogliare. È un drone complesso e costoso e per questo deve essere sfruttato al massimo senza che gli vengano assegnati altri compiti. È che qui entrano in gioco gli altri droni, come i droni trasportatori, che hanno il solo compito di caricare nel proprio serbatoio le sfere che si trovano nel deposito più vicino e di trasportarle e trasferirle direttamente in volo nel serbatoio del drone piantumatore. Un altro tipo di drone si occupa invece di rilevare l’area da piantumare che gli è stata assegnata determinando, grazie a un sistema AI, specie, qualità e quantità di alberi da coltivare nei singoli lotti per non alterare la biodiversità della specifica zona. Questo stesso drone sarà in seguito responsabile della verifica dell’esito della semina. Sorvolerà l’intera area a bassa quota e creerà una nuova mappa con le esatte coordinate dei punti in cui i singoli semi non sono germogliati e trasferirà i dati al drone piantumatore che provvederà a piantarli nuovamente. Da tempo stiamo collaborando con diverse case produttrici, ognuna concentrata sugli specifici requisiti di ogni tipologia di drone e a cui abbiamo ceduto tre brevetti".

Il drone piantumatore sviluppato dal SIDI

Ma perché impiegare questo sistema quando esistono tanti agricoltori in grado di farlo?
"Per una semplice ragione aritmetica. Affinché l’azione di forestazione abbia un impatto reale sul clima, è necessario che entro il 2030, come indicato nell’ultima conferenza mondiale sul clima, vengano piantati almeno mille miliardi di alberi, e l’approccio classico, anche se potenziato al massimo, non permetterebbe di raggiungere nemmeno il due percento di questi volumi. Si consideri inoltre che, logisticamente parlando, ci sono superfici immense che non vengono sfruttate perché difficilmente raggiungibili o inaccessibili alle squadre di agricoltori. Si rende quindi necessaria una soluzione dirompente, e la nostra ha proprio questa caratteristica. Ogni squadriglia composta da sei droni è in grado di piantumare fino a centoventimila alberi al giorno".

Ma che ne sarà degli agricoltori?
"E' un tema delicato su cui abbiamo dibattuto a lungo. Posso tranquillizzare tutti sul fatto che il nostro sistema produrrà un effetto positivo anche su di loro". 

Come è possibile dato che saranno sostituiti dai droni? 
"Le ragioni sono sostanzialmente due. La prima è che nel mondo le realtà che si occupano di forestazione sono poche e vivono primariamente grazie a donazioni perché al momento antieconomiche. Per esempio la coltivazione di alberi non regge il confronto economico con la coltivazione di altre colture. L'utilizzo dei droni abbatte però i costi rendendo l'attività redditizia grazie agli introiti generati dai crediti di carbonio". 

La seconda ragione?
"Che le tecnologie e i sistemi che abbiamo ideato per coltivare alberi possono essere impiegati anche per altre colture con ricadute positive non solo sul clima ma anche su un altro grande problema". 

Quale? 
"La fame del mondo. Posso raccontare un piccolo aneddoto?"

Certamente.
"A maggio sono stato invitato a presentare il progetto a un convegno sui problemi dell’agricoltura nel terzo e quarto mondo, dove erano presenti super esperti tra agronomi, biologi, genetisti, economisti. Al termine della mia presentazione, silenzio assoluto. Ho pensato che il tema potesse essere poco pertinente. In realtà si trattava di una situazione un po’ imbarazzante perché il direttore della ricerca di una tra le più grosse società produttrici di sementi al mondo che aveva parlato prima di me, ma che io non avevo sentito perché ero in un’altra sessione, aveva illustrato un sistema simile al nostro che anziché utilizzare droni utilizza delle specie di carrarmati robotizzati radiocomandati che non fanno nient’altro che depositare sul terreno sfere simili alle nostre a ritmi di 1500 al giorno, con un investimento di 'soli' 220.000 euro per singolo robot. Il costo dei nostri droni in configurazione da 6 è invece inferiore a 80.000 euro. Le lascio immaginare il tenore della discussione che si è aperta subito dopo".

Dronest si basa su modelli di business open-source, cosa significa? 
"Come SIDI ci occupiamo di innovazione e cerchiamo di dare il nostro contributo in questo campo. Ma la tecnologia da sola, lo sappiamo, non basta. L'implementazione del progetto richiede il coinvolgimento anche di altri due soggetti: il partner piantumatore, ovvero la realtà che conosce in profondità il proprio territorio, le proprie leggi e, ovviamente, i principi della coltivazione (nel nostro caso sono organizzazioni no profit che già si occupano di riforestazione) e un esperto in grado di fornire supporto nell’ottenimento delle certificazioni attraverso cui ricevere i crediti di carbonio (il nostro partner è Rete Clima, ma ne può essere utilizzato uno locale). Per questo motivo ci siamo sforzati di sviluppare un vero e proprio modello di business economicamente sostenibile e vantaggioso per tutte le parti in gioco". 

Sidi prima con The Greenest e ora con Dronest è fortemente impegnata sul tema ambientale. Com’è organizzata la vostra realtà?
"Il nostro è un piccolo istituto fondato in Ticino nel 2016. Ha come missione quella di analizzare e individuare con il più largo anticipo le innovazioni e gli agenti che hanno il potenziale per sconvolgere, distruggere oppure determinare la creazione di un nuovo mercato e incidere in modo profondo sulla società. L’obiettivo primario è quello di rendere consapevole la comunità sulle opportunità e le minacce che il cambiamento porta con sé, supportando individui, professionisti, imprese private e pubbliche in un percorso volto a mitigare questi rischi e a cogliere queste opportunità, unendo alla teoria la massima pragmaticità". 

PIETRO VERAGOUTH PRESENTA IL DRONE PIANTUMATORE E RINGRAZIA GLI SVILUPPATORI