La mossa disperata di Google per provare a contrastare Amazon e non affondare

Big G ha annunciato nuove iniziative per far crescere Google Shopping. In gioco non c'è solo il business dell'ecommerce ma la stessa sopravvivenza del motore di ricerca

Shopping Online, la mossa disperata di Google per provare a contrastare Amazon
A sinistra il Ceo di Google, Sundar Pichai. A destra il fondatore e Ceo di Amazon, Jeff Bezos

La pandemia Covid-19 ha dimostrato che lo shopping online è una rivoluzione irreversibile. I consumatori evitano i negozi fisici e sempre più utilizzano internet per soddisfare qualsiasi esigenza di acquisto. Non è un caso dunque che negli ultimi mesi a Wall Street il titolo azionario di Amazon abbia spiccato il volo. Dal 2 marzo ha messo a segno un incredibile rialzo del 58,12%. Jeff Bezos non solo è l’uomo più ricco del mondo ma anche scavato un solco incolmabile (nel breve periodo) tra lui e gli altri. Al contrario le azioni di Google sono cresciute di appena il 2,12%. Di fatto si sono riportate ai livelli pre crisi.

Le mosse per far decollare Google Shopping 

Una differenza di performance impressionante e questo (probabilmente) spiega il perché i vertici di Mountain View hanno deciso di affrettare i tempi per provare a scalfire il dominio di Amazon sul fronte dell’ecommerce.  Google ha annunciato che rinuncerà alle commissioni di vendita su Google Shopping e che consentirà ai rivenditori di utilizzare i servizi di gestione degli ordini e dei pagamenti di terze parti.

Una sfida lanciata nel 2013 

A dire il vero il tentativo di Google di entrare nel ricco mercato del commercio elettronico non è recente ma risale al 2013 ovvero al lancio di Google Shopping Express che dopo una serie di vicende (compresa una collaborazione fallita con Walmart) nel 2019 è diventato Google Shopping. Lo sforzo di Big G per dire la sua nello shopping online è massimo e per competere con maggiore successo contro Amazon ha rinnovato anche il suo management nominando l’ex PayPal, Bill Ready, a capo dell’area e-commerce.

Il flop di Google + 

Per il momento gli sforzi di Google non sono stati ripagati e all’orizzonte potrebbe profilarsi un nuovo fallimento, simile a quello avvenuto con Google +, il social network lanciato per contrastare Facebook che il 2 aprile del 2019 (dopo 7 anni di vita) è stato chiuso. Ma la battaglia sullo shopping online (a differenza di quella sui social network) è per Google molto più rilevante in quanto mette in discussione le fondamenta stesse del suo business: la pubblicità sul motore di ricerca.

L'ingresso di Amazon nel business della pubblicità 

Google (come tutti sanno) è il punto di partenza più importante per la ricerca di informazioni su internet. Ma questo dominio sta incominciando a vacillare quando la ricerca riguarda prodotti da acquistare. Sempre più consumatori infatti effettuano l’operazione direttamente su Amazon che (non a caso) ha lanciato una attività pubblicitaria in rapida crescita che rappresenta una minaccia potenzialmente letale per Big G.

I tipi di ricerca su Google 

Per capirlo bisogna fare una piccola precisazione tecnica. Le ricerche su Google si suddividono in tre categorie: navigazionali (si usa il motore di ricerca semplicemente per andare su un sito anziché digitare direttamente l’indirizzo sul browser), informative (ricerca di informazioni non commerciali dove Google non mostra delle inserzioni pubblicitarie a pagamento) e, infine, transazionali (ricerca di informazioni di carattere commerciali sulle quali Google mostra gli annunci sponsorizzati a pagamento).

Ricerche transazionali sono solo una piccola parte 

Solo una piccola parte delle ricerche ha una natura transazionale (secondo alcune stime sono circa il 10% del totale) per cui Google monetizza solo una parte del traffico sul suo motore di ricerca, che è quello su cui inizia a farsi sentire la concorrenza di Amazon.

Sfida sull'ecommerce decisiva per il futuro di Google 

Nessuno utilizza la piattaforma di Jeff Bezos per cercare informazioni su Leonardo Da Vinci ma su questo tipo di ricerche Google non guadagna niente (come si può facilmente verificare, non ci sono inserzioni pubblicitarie a pagamento). L’ecosistema digitale è altamente competitivo e di fronte all’ascesa di Amazon neanche un gigante come Big G può più dormire sonni tranquilli. Dalla sfida sull'ecommerce passa il suo futuro.