“Vi spiego perché oggi è molto più semplice fare export rispetto al passato"

Tiscali News ha sentito Massimo Cugusi, uno degli organizzatori del Premio Export Italia che punta a premiare le piccole medie imprese che si mettono in luce nei mercati internazionali

Tiscali News ha sentito Massimo Cugusi, uno degli organizzatori del Premio Export Italia

E’ noto a tutti che l’export è il motore dell’economia italiana. Tra i protagonisti non ci sono solo i grandi brand del made in Italy ma anche tante piccole imprese con meno di 50 addetti che complessivamente contribuiscono al 20% del fatturato complessivo. A fare la parte del leone è ovviamente il Centro Nord. Il Sud e le Isole restano indietro con un contributo complessivo di poco superiore al 10%. Ma è propria questa parte del Paese che ha le maggiori potenzialità di sviluppo.

Per far crescere l’export anche tra le realtà economiche del Mezzogiorno è necessario lavorare in particolare sugli aspetti culturali. E va esattamente in questa direzione l’iniziativa il Premio Export Italia organizzato da Uniexportmanager, una delle più importanti associazioni professionali del settore a livello nazionale. Per fare il punto sull’evento Tiscali News ha sentito uno degli organizzatori, Massimo Cugusi CEO di Touchè Consulting

Come nasce l’idea del Premio Export Italia?
“Nasce dalla constatazione del basso livello di consapevolezza che gran parte delle piccole e medie imprese possiedono rispetto alle opportunità offerte dai mercati internazionali ed alla loro sensazione di inadeguatezza rispetto a tali nuove sfide”.

Un premio cosa può fare per risolvere questo problema?
“Premiare le realtà che si mettono in luce in un certo settore rappresenta una condivisione di casi e modelli di successo, che possono animare lo spirito di emulazione e motivare anche aziende non esportatrici o esportatrici occasionali ad intraprendere con convinzione e fiducia un processo di internazionalizzazione”.

In Italia si parla molto di export ma raramente dei percorsi di formazione professionale. Cosa dovrebbe fare un giovane che vuole intraprendere una carriera come export manager?
“Si tratta di una professione non ordinistica quindi non esiste un curriculum obbligato. Abbiamo ottenuto una norma di standardizzazione Uni che consentirà da ora in poi l’accreditamento dei professionisti del settore. Si apre quindi un mondo di opportunità sia per riqualificare le figure che hanno già alle spalle esperienze professionali commerciali e nel marketing, sia per i giovani laureati”.

Per quanto riguarda invece le specifiche competenze, quali sono le più rilevanti?
"Sicuramente la conoscenza professionale delle lingue straniere, competenze digitali avanzate e infine la conoscenza della realtà aziendale”.

Il mondo delle competenze digitali è molto vasto. Quali sono quelle necessarie in ambito export?
“Marketing digitale, ecommerce, seo e sem, web editing  ovvero capacità di creare contenuti per la rete e utilizzare in modo efficace soprattutto video ed immagini”.

Sono tutte attività che una persona può svolgere senza spostarsi dal proprio ufficio o addirittura dalla propria abitazione se lavora in smart working. Per esportare basta questo o è necessario anche muoversi per andare alle fiere o visitare potenziali clienti?
"Molto meno rispetto al passato. Utilizzando le opportunità offerte dal digitale si può essere maggiormente efficienti nell’allocazione delle risorse. Una email per esempio non costa niente. Saper impostare una campagna dem (direct email marketing ndr) è importante per risparmiare tempo e soldi. Tante attività che un tempo si facevano in presenza oggi si possono fare a distanza". 

Quindi grazie al digitale si potrebbe fare export senza spostarsi dal proprio luogo di lavoro?
“Praticamente sì e ci sono diverse esperienze che lo confermano". 

L’Italia notoriamente è molto complessa dal punto di vista burocratico e fiscale. Le tecnicità relative a questi aspetti come devono essere affrontati dalle aziende che intendono avvicinarsi all’export?
"Oggi esiste la possibilità di acquisire competenze temporanee, quindi in outsourcing, anche con strumenti di agevolazione, come i temporary export manager, che possono arricchire l’azienda di capacità tecnico specialistiche che richiedono tempo per essere create internamente”.