Il coronavirus farà nascere la Shut in Economy: così cambierà la nostra vita

Per il direttore della MIT Technology Review “per fermare il covid 19 dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo” e “alcune cose non torneranno mai più come prima”.

La pandemia del coronavirus farà nascere la Shut in Economy. Ecco come sarà
di Michael Pontrelli   Twitter:   

Come sarà il mondo post covid 19? Alcuni studiosi stanno incominciando a porsi la domanda. Tra questi Gordon Lichfield, direttore della MIT Technology Review, la prestigiosa rivista del noto politecnico americano. Per Lichfield niente più sarà come prima ed entreremo in una nuova fase storica chiamata Shut in Economy ovvero Economia Rinchiusa. Uno scenario distopico con profonde conseguenze non solo sull’aspetto economico ma anche quello su quello del privacy.

"La maggior parte non ha ancora capito" 

“Per fermare il coronavirus dovremo cambiare radicalmente quasi tutto quello che facciamo: come lavoriamo, facciamo esercizio fisico, socializziamo, facciamo shopping, gestiamo la nostra salute, educhiamo i nostri figli, ci prendiamo cura dei nostri familiari” ha spiegato il direttore della MIT Technology Review.  “La maggior parte di noi – ha proseguito - probabilmente non ha ancora capito, e lo farà presto,  che le cose non torneranno alla normalità dopo qualche settimana, o addirittura dopo qualche mese. Alcune cose non torneranno mai più”.

Le attività penalizzate dalla Shut in Economy 

Sul fronte economico per Lichfield la Shut in Economy penalizzerà tutte quelle attività che creano assembramenti di persone: ristoranti, caffè, bar, discoteche, palestre, hotel, teatri, cinema, gallerie d'arte, centri commerciali, fiere dell'artigianato, musei, musicisti e altri artisti, luoghi sportivi (e squadre sportive), sedi di congressi (e produttori di congressi), compagnie di crociera, compagnie aeree, trasporti pubblici, scuole private, centri diurni.

Necessario adattamento per sopravvivere 

Per sopravvivere queste attività saranno costrette a trasformarsi. Per esempio “le sale cinematografiche potrebbero togliere metà dei loro posti con sedie distanziate, le palestre potrebbero chiedere di prenotare gli allenamenti in anticipo in modo da non creare affollamenti”. Nasceranno poi tutta una serie di nuovi servizi a distanza. "Le stesse palestre potrebbero fare sedute di allenamento on line”.

L'impatto sulla privacy 

Ma l’impatto sull’economia è solo una parte dello scenario futuro che ci aspetta. Quello più drammatico riguarderà la privacy, analogamente a quanto capitato con il pericolo terrorismo che ha costretto i cittadini ad accettare forme di sorveglianza invasiva in cambio di maggiore sicurezza.

La certificazione digitale di non rischiosità 

Le ipotesi descritte da Lichfield fanno davvero venire i brividi. “L’analisi dei dati di geolocalizzazione dei nostri cellulari potrebbe diventare una prassi diffusa per poter rintracciare le persone che sono state in contatto con portatori noti del virus”. Informazioni che potrebbero essere utilizzate per fornire nuovi tipi di servizi. Per esempio “per poter viaggiare in aereo si dovrà essere iscritti a servizi che tracciano i nostri spostamenti attraverso il telefono e inviano notifiche automatiche alle compagnie aree nel caso in cui chi ha acquistato un biglietto entra in contatto con persone infette o punti caldi della malattia”.  Ricevuta la notifica la compagnia area potrebbe impedire alla persona di prendere il volo. Ma è facile capire che questo stesso meccanismo potrebbe essere applicato una infinita serie di altri servizi (e principalmente a tutti quelli penalizzati dalla Shut in Economy e indicati nell’elenco di prima).

Proliferazione degli scanner della temperatura 

Per Lichfield “gli scanner della temperatura corporea saranno installati ovunque” analogamente a quanto avvenuto con le telecamere di sorveglianza e le aziende “potrebbero obbligare i dipendenti ad utilizzare monitor che misurano la temperatura o altri segnali vitali”. La conclusione più importante dello scenario decritto dal direttore della MIT Technology Review è che la Shut in Economy potrebbe chiedere alle persone una “prova di immunità o di verifica digitale raccolta tramite il telefonino” per poter accedere a un grosso numero di servizi o semplicemente per poter lavorare nella sede della propria azienda.

La nuova socialità in sicurezza 

Lo stesso Lichfield sottolinea però che alcune delle misure più drastiche “saranno adattamenti necessari di breve termine” e che “il miglioramento dei sistemi sanitari e dei farmaci sarà di aiuto” per tornare alla normalità. In definitiva prima o poi “verrà ripristinata la capacità di socializzare in sicurezza” ma al prezzo di dover comunque subire “sofisticati sistemi di identificazione delle persone che sono a rischio malattia e di quelle che invece non lo sono”.  Sistemi (è quasi superfluo sottolineare) basati su un uso massiccio delle nuove tecnologie digitali di sorveglianza che limitano fortemente la privacy delle persone.