Sapelli: "La tecnologia senza cultura umanistica è una bomba radioattiva"

Tiscali News ha sentito il noto economista che ha da poco pubblicato la sua ultima opera "Nella storia mondiale, Stati, mercati, guerre", pubblicata da Guerini e Associati 

Sapelli: 'La tecnologia senza cultura umanistica è una bomba radioattiva'
Giulio Sapelli

Giulio Sapelli non ha bisogno di presentazioni. Unanimemente considerato uno degli economisti italiani più autorevoli, da tempo non nasconde le sue critiche alle politica economica imposta dall’Unione Europea ai singoli Stati membri. Nel 2018 Lega e M5s hanno pensato a lui come possibile presidente del Consiglio. Da allora sono passati quasi tre anni. Tempo che Sapelli ha utilizzato per scrivere Nella storia mondiale, Stati, mercati, guerre pubblicato di recente da Guerini e Associati. Un libro che fa il punto sul periodo storico che stiamo vivendo, "un’epoca ricca di cambiamenti straordinari che preannunciano una riconfigurazione del sistema politico ed economico mondiale". 

Professore il suo libro è denso di contenuti. Volendo semplificare quali sono i concetti più importanti che ogni italiano dovrebbe conoscere?
“Sono tre. Il primo è che la politica economica condotta al livello internazionale sta producendo quella io che chiamo la deflazione secolare, che comporta disoccupazione e povertà. E questo sta avvenendo in particolare in Europa. La politica economica nord americana anche se basata sullo sviluppo dell’economia finanziaria è ancora in grado di produrre quelli che si chiamano effetti keynesiani. Ovvero è ancora in grado di utilizzare la spesa pubblica per risollevare il ciclo economico. Questo per esempio lo vediamo confrontando gli stanziamenti per combattere la pandemia. Quello europeo rispetto a quello americano fa veramente ridere”.

Più volte ha spiegato che il modello economico perseguito dall’Unione Europea è l’ordoliberismo nato in Germania negli anni ’30 attorno alla figura dell’economista Walter Eucken. Questa dottrina economica di matrice tedesca, diversa dal neoliberismo anglosassone, è poco conosciuta in Italia nonostante sia dominante in Europa. Raramente si sente parlare di ordoliberismo o di Walter Eucken nei giornali e nei talk show italiani. Come mai?
“Perchè purtroppo c’è ignoranza, non si insegna più storia del pensiero economico e si crede a tutto quello che proviene dalle istituzioni sovranazionali dominate dalla cultura tedesca”. 

Stava elencando i concetti più rilevanti del suo libro. Siamo arrivati al secondo.
"Il secondo punto su cui invito alla riflessione è che abbiamo costruito una rete infinita di organizzazioni tecnocratiche che hanno privato i parlamenti nazionali del potere effettivo di rappresentare la popolazione e di fare la politica economica. L’Onu, il Fondo monetario europeo, la Commissione europea e così via sono tutte organizzazioni non elette dal popolo ma nominate dai governi. Stanno creando un costo burocratico immenso e una serie di errori economici”.

Politiche economiche sbagliate e organizzazioni tecnocratiche non elette, tutto molto chiaro. Il terzo fenomeno, infine, di cui bisogna essere consapevoli quale è?
“Il terzo punto è che il capitalismo così come è ha smesso di funzionare e produrre occupazione e benessere. Produce povertà e inquinamento, distruzione climatica. Bisogna tornare a quello che diceva Papa Benedetto XVI nella Caritas in Veritate: c’è bisogno di più forme dell’attività economica. Accanto all’impresa capitalistica ci va l’impresa cooperativa, ci va l’impresa piccola e media che è quella più sana e che sostiene ancora paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia. Bisogna diminuire lo straordinario potere delle multinazionali”.

A proposito di multinazionali, i giganti digitali della Silicon Valley sono un nuovo potere? Hanno cioè un peso reale?
“Si, sono un immenso potere perché sono entità sovranazionali e perché aiutate da centinaia di avvocati, che sono mercanti del diritto, fanno di tutto per non pagare le tasse e gonfiare ulteriormente i profitti. Hanno acquisito una forte influenza sulla stampa, sui partiti, sui parlamenti e addirittura sugli Stati”

I giganti digitali si stanno sostituendo al potere finanziario?
"Lo affiancano, lo usano e ne sono usati. Fanno parte di quelle che Charles Wright Mills avrebbe chiamato grandi élite del potere. Si è formata una nuova stratificazione del potere. Accanto al complesso militare-industriale e a quello finanziario ora ci sono anche queste nuove piattaforme digitali che hanno un ruolo culturale nefasto perché diffondono valori e progetti diseducativi”.

L’innovazione tecnologica è la variabile più importante nello sviluppo della storia? Quella che alla fine determina il tutto?
“Assieme alla cultura umanistica sì. Se la cultura umanistica non ha la tecnologia è un cannone senza munizioni, se la tecnologia non ha la cultura umanistica è una bomba atomica che produce radiazioni pericolose”. 

Secondo alcuni studiosi siamo nel mezzo di una nuova ed epocale rivoluzione tecnologica. Anche lei è tra questi?
“Sì, siamo nel mezzo di una rivoluzione digitale che deriva dalla conquista dello spazio. Quello che vediamo oggi è frutto delle ricerche portate avanti per la conquista della Luna. E dalla conquista di Marte arriverà una nuova grande ondata di innovazioni tecnologiche di cui si vede solo l’inizio. L’intelligenza artificiale, per esempio, è venuta fuori in funzione della conquista di Marte perché è l’unica tecnologia che può consentire all’uomo di raggiungere l’obiettivo. La scienza è ora in mano alla matematica quantica”. 

Questa ondata di innovazioni ha il potere di cambiare il mondo così come ha fatto la rivoluzione industriale?
“Può cambiarlo molto di più, solo che non c’è la consapevolezza di questo neanche nella classe politica”.

Prima ha descritto il capitalismo moderno come “un sistema che ha smesso di funzionare e che non produce più benessere ma povertà e inquinamento”. Di fronte ad un cambiamento tecnologico epocale come quello in corso dobbiamo essere preoccupati? 
“Sì, perché mancano le due forze che hanno cambiato l’umanità: il cristianesimo e il socialismo. Solo rivitalizzando queste due forze si può affrontare il futuro con più serenità”.