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Grande sorpresa all’Expo 2020 di Dubai, c’è anche il padiglione dell’Afghanistan

La realizzazione dello spazio espositivo non è però merito dei Talebani ma di un esule fuggito dal suo paese alla fine degli anni settanta

Massimo Cugusidi Massimo Cugusi   
Grande sorpresa all’Expo 2020 di Dubai, c’è anche il padiglione dell’Afghanistan
Expo Dubai (foto Ansa)

Apparentemente è un padiglione come gli altri. Ed anche il sito ufficiale dell’Expo non aiuta a capire meglio. Eppure, dietro al piccolo spazio espositivo dell’Afghanistan nel distretto Opportunity si nasconde una storia straordinaria. Siamo a Kabul. È la fine degli anni Settanta. Il clima politico è pesante, dopo l’assassinio del presidente Mohammed Daoud Khan da parte dei ribelli del PDPA. Un antiquario capisce che la situazione potrebbe peggiorare rapidamente ed implora suo figlio di scappare al più presto. Il resto della famiglia non può seguirlo. Non subito, almeno. Può affidargli, però, il piccolo tesoro di famiglia. Sono tappeti e costumi antichi, gioielli tradizionali acquistati nel corso degli anni. Omar, così si chiama quel ragazzo di etnia tajikh, riesce a fuggire e, con un volo Ariana pagato dal padre raggiunge la Germania e da lì l’Austria.

Passano gli anni, diventano decenni. Le vicende politiche dell’Afghanistan sono sempre tumultuose. Un giorno del 2021 il paese si sveglia sotto il regime dei Talebani. D’un tratto cambia tutto. La partecipazione ad Expo 2020 Dubai con uno stand nazionale non è certo una priorità. Altre sono le idee della nuova leadership e tra i valori che vorrebbe instillare nella popolazione non vi sono quelli propri dell’Expo. A settembre, mentre quasi tutti i paesi hanno completato gli allestimenti, il piccolo padiglione afghano è sempre lì, desolatamente vuoto. 

Ma – perché nella vita c’è sempre un “ma” – qualcosa si muove a migliaia di chilometri da Dubai (e da Kabul). La notizia, per molti insignificante, scatena un corto circuito nella mente di Omar. È diventato un rispettato uomo d’affari e vive la vita serena che la sua famiglia e l’Europa gli hanno regalato. Da anni si dedica a promuovere a proprie spese la cultura afghana ovunque si può. Decide che è arrivato il momento di scendere nuovamente in campo per il suo paese. Ha sempre con sé la sua bella collezione, accumulata in tre generazioni di lavoro antiquario e dono del padre prima della partenza. Sono più di duemila pezzi. Più che sufficienti per regalare ai milioni di visitatori di Expo un quadro autentico di vita afghana.

L’infaticabile Omar, ormai Mr. Rahimy, va avanti deciso. Contatta gli organizzatori. Spiega che non è una questione politica ma che, semplicemente, non c’è una ragione per la quale fra le 192 presenze a Dubai non debba esserci il suo Afghanistan. Lo merita Expo e lo meritano gli afghani. Certe volte le piccole storie della vita hanno un lieto fine. Questa lo meritava di certo. Per l’inaugurazione ufficiale del primo ottobre non ce l’ha fatta, ma oggi, come per magia, le porte del piccolo padiglione sono aperte. 

Chi lo visita trova anche figlio e fratello di Omar che raccontano con passione la storia dei circa 300 oggetti della collezione dei Rahimy in esposizione. Fra questi, anche un Rabab, strumento musicale a corde tipico della tradizione locale. Muto per decreto a Kabul, perché laggiù la musica è diventata immorale, presto catturerà con le sue dolci melodie turisti di tutto il mondo. Grazie al giovane Omar, oggi Mr. Rahimy, l’onore di Kabul è salvo.

Omar Rahimy (foto Massimo Cugusi)
Massimo Cugusidi Massimo Cugusi   
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