[Intervista] "La mia startup punta a cambiare le regole della selezione del personale"

Tiscali News ha sentito Aleksandra Maravic cofounder di Beyond The Box

[Intervista] 'La mia startup punta a cambiare le regole della selezione del personale'
di Carlo Occhinegro

Il mondo del lavoro è in crisi da molti anni, con un tasso di disoccupazione che, nonostante le oscillazioni percentuali che variano da trimestre a trimestre, tende ad essere sempre più alto della media europea. Si studia ancora poco in Italia: solo il 27,8% dei giovani italiani tra i 30 e i 34 anni possiede una laurea e questa statistica mette il paese al penultimo posto in Europa rispetto agli stati membri. Ma di quel 27,8% che sceglie la strada della specializzazione professionale e accademica, di qualunque tipologia essa sia, le difficoltà non solo isolate solamente al trovare lavoro ma anche al viverlo in maniera serena

Per ovviare alle problematiche legate alla scarsità della stabilità economica e lavorativa, l’aumento delle partite IVA in Italia è una conseguenza prevedibile: ad oggi, si attestano circa 6 milioni di liberi professionisti, con un trend in crescita che vede, nel terzo trimestre del 2019, un’apertura di oltre 100mila nuove partite IVA. Ma a rispondere alle urgenze provocate dalle crisi economico-lavorative sono fiorite anche startup che vogliono rivoluzionare il mondo delle risorse umane, snellire e svecchiare i processi e dare nuovo respiro al mercato del lavoro.

Una tra tutte è Beyond The Box: una piattaforma che permette ai privati di mettere a disposizione le proprie competenze così come sono, senza passare dalle barriere legate al genere, al colore, alla nazionalità o altri fattori che possono essere discriminanti. Beyond The Box, startup che punta a cambiare le regole del recruiting, è stata fondata da Aleksandra Maravic e Massimo Ciccarone le cui storie professionali sono state la spinta necessaria per creare questa realtà imprenditoriale.

La bellezza offusca la competenza: Aleksandra Maravic, manager che ha fatto della discriminazione verso di lei, la base per creare la sua startup

Aleksandra Maravic, ora poco più che trentenne, è nata in Croazia ma ha sempre vissuto in Italia. Nonostante un ciclo di studi corredato da episodi di razzismo per le via delle sue origini, ha poi condotto una brillante carriera accademica che l’ha portata nel tempo, non solo a girare il mondo in grandi società ma anche a far carriera. Tuttavia, il mondo del lavoro non è sempre stato giusto con lei: il lato estetico di Aleksandra, piuttosto pulito tra l’altro, l’ha sempre portata ad essere vittima di mobbing e discriminazione.

Non importava i risultati che portava annualmente misurati dal fatturato annuo che ricavava per l’azienda o il suo parlare sei lingue, ciò che saltava all’occhio era altro dalla professionalità e dalle sue competenze reali. E nonostante cambiasse, di tanto in tanto, lavoro o nazione, nonostante aumentasse la seniority del suo ruolo, le sue esperienze non mutavano facendole vivere spesso situazioni piuttosto inaccettabili. Fu un incontro con Massimo Ciccarone, suo ex collega e una chiacchierata davanti ad un caffè, che fece scattare in Aleksandra la molla per creare qualcosa di innovativo che permettesse al mercato del lavoro di vedere una nuova alternativa al lavoro tradizionale.

Questa fu la genesi di Beyond The Box: la startup che vuole che il mondo del lavoro guardi oltre all’apparenza estetica e che superi le discriminazioni e le barriere che impediscono ai dipendenti di vivere serenamente il proprio impiego. La piattaforma mette al centro le competenze: i privati e professionisti possono mettere a disposizione di tutti le loro competenze ricevendo un compenso per le loro reali capacità. Da questo è nato il progetto per le scuole “Che impresa!” per i ragazzi dai 10 ai 18 anni per fargli conoscere il mondo dell’imprenditoria e del lavoro.

Il progetto per il futuro del mondo delle competenze in Italia: alcune domande ad Aleksandra Maravic

 

Aleksandra, a partire dalla tua esperienza, quali sono gli elementi che devono cambiare nel mondo del lavoro per renderlo più inclusivo?

Sicuramente, bisogna già modificare il modo in cui viene fatto il colloquio di lavoro: avendo cambiato più o meno ogni due anni azienda, i recruiter non mi chiedevano il perché di questi repentini cambiamenti. Semplicemente mi dicevano che non ero una persona di cui fidarsi perché non mi legavo alle aziende per tanto tempo ma cambiavo spesso. Non importava il mio parlare 6 lingue o il mio aver vissuto e lavorato in contesti internazionali portando risultati notevoli in termini di fatturato, il tutto referenziato, naturalmente. Le domande che mi venivano chieste erano invece legate alla mia sfera privata: sei fidanzata? Pensi di sposarti? Vuoi avere figli? Tutti elementi che non si legavano minimamente alle mie reali competenze. Questo sarebbe un buon punto di partenza per rendere il mondo del lavoro più inclusivo.

Quando hai deciso che fosse arrivato il momento di cambiare la tua strada professionale e intraprendere il percorso dell’imprenditoria?

In una delle ultime esperienze lavorative che ho fatto come dipendente, per via di un ambiente di lavoro stressante presi 25kg. Io non me ne rendevo conto ma l’incontro con la mia famiglia dopo diversi mesi in cui non ci vedevamo, ha permesso che realizzassi che non stavo vivendo serenamente il lavoro. Decisi allora di licenziarmi e fare altri colloqui ma venivano riproposte modalità e domande che non c’entravano nulla con chi fossi e con quali competenze avessi acquisito. Così parlando con Massimo, mio ex collega e ora socio, che aveva appena lasciato il suo lavoro dopo 10 anni nella stessa azienda, al contrario mio, mi disse che anche lui non riusciva a ricollocarsi perché secondo i recruiter non aveva abbastanza esperienza visto che aveva lavorato per tanto tempo nello stesso posto. Ci siamo accorti che qualcosa nel mondo del lavoro non stava andando bene e abbiamo deciso di provare a cambiare le cose. 

Perché /Beyond The Box e qual è la missione a lungo termine?

Con il tempo, ho iniziato a vedere le aziende come delle scatole da cui è difficile sia uscire che entrare. E allo stesso tempo, anche gli impiegati possono essere visti come delle scatole che devono fare ciò che gli viene detto di fare senza avere un margine di azione. Dunque /Beyond The Box che tradotto dall’inglese vuol dire “Oltre la scatola” rappresenta la possibilità di andare oltre delle barriere che ha messo il mondo del lavoro e valutare le reali attitudini di un individuo. Nel lungo termine, vogliamo diventare lo Spotify delle competenze permettendo a tutti di capire il loro valore e mettendolo a disposizione di chi ne ha bisogno tramite la piattaforma. 

Come vivi il fatto di essere una donna imprenditrice, in Italia?

Vivo questa esperienza come un’ottima opportunità per me di dimostrare il mio valore e di migliorare il mondo del lavoro insieme a Massimo. Tuttavia, non è semplice: avendo un socio di sesso maschile, quando andiamo a degli incontri, alle volte pensano che sia lui l’unico amministratore e che io sia una specie di segretaria. Per questo, Massimo ci tiene che ad alcuni incontri vada solo io o sottolinea che siamo soci, quando ci presentiamo entrambi agli incontri. Non è facile, anche perché si parla tanto di empowerment femminile ma anche negli eventi in cui è il tema centrale, durante il momento di networking, le donne non fanno gruppo, si avvicinano agli uomini piuttosto che conoscere nuove donne che fanno il loro stesso lavoro. Posso dire che è un peccato constatare in queste situazioni che non ci supportiamo abbastanza e allo stesso tempo, tutte viviamo o abbiamo vissuto situazioni di discriminazione e ci soffriamo per questo ma non facciamo rete. 

Perché hai scelto un uomo per creare la tua startup?

Perché non si può combattere la discriminazione o il maschilismo senza gli uomini: noi donne imprenditrici dobbiamo coinvolgere gli uomini anche per fargli capire il nostro punto di vista e la disparità di trattamento che riceviamo. Una volta eravamo ad un incontro con un fornitore e abbiamo dato i nostri biglietti da visita: il mio è stato utilizzato come sottobicchiere e il nostro interlocutore non faceva che rivolgersi a Massimo per tutta la durata del meeting. In questi momenti, Massimo capisce ancora di più che c’è un’urgenza e che il nostro progetto, /Beyond The Box, è necessario affinché meeting del genere non accadano più.