[Intervista] “Calamità naturali, ecco come possiamo usare la tecnologia satellitare e i big data per prevenirle"

Tiscali News ha incontrato Vincenzo Gabellone, manager di Kibernetes, responsabile del progetto SardOs

[Intervista] “Calamità naturali, ecco come possiamo usare la tecnologia satellitare e i big data per prevenirle'

La frana che ha fatto crollare il viadotto autostradale lungo la A6 Torino-Savona è solo l’ultimo episodio di una lunga lista di calamità naturali che stanno mostrando la fragilità del nostro Paese. Mai come oggi gli italiani fanno appello alla tecnologia per trovare risposte che possano contribuire a prevenire i disastri e salvare vite umane. Per fortuna le soluzioni a disposizione non mancano. Una di queste è SardOs, una piattaforma tecnologica sviluppata dall’azienda Kibernetes in collaborazione con Nemea Sistemi e l’Università degli Studi di Cagliari. Tiscali News ha incontrato il responsabile del progetto Vincenzo Gabellone.

Cosa è SardOs?
"E’ un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale che utilizza tecnologie innovative, in particolare quelle radar satellitari e i big data, per la tutela del territorio. L’iniziativa è nata grazie alla Regione Sardegna che ha utilizzato fondi europei per lo sviluppo di tecnologie satellitari volte alla protezione del territorio. Il progetto è partito nel 2017 e si concluderà a febbraio del 2020, ma stiamo già effettuando con successo i test in quattro comuni dell'Isola”.

Come funziona SardOs dal punto di vista tecnologico?
"SardOs utilizza tecnologie radar satellitari e droni acquatici per raccogliere un grande volume di informazioni (big data) che vengono trasferiti su un sistema software cartografico che li rende visivamente utilizzabili. Sulla base dell’analisi degli scostamenti dei dati raccolti rispetto a quelli del passato vengono creati degli alert su situazioni potenzialmente critiche”.

Ci può fare degli esempi concreti?
"Il primo è sicuramente quello del monitoraggio dei sedimenti nell’alveo dei fiumi. Grazie ai dati raccolti con i satelliti dell’Agenzia spaziale italiana è possibile monitorare il volume dei sedimenti accumulati e individuare criticità che potrebbero portare a straripamenti dei corsi d’acqua in caso di piogge intense. L’alert consente quindi agli enti locali di intervenire preventivamente per rimuovere i sedimenti. Altro caso d’uso è quello del monitoraggio dell’arretramento delle linee di costa al fine di prevenire che le mareggiate possano raggiungere le abitazioni. C’è infine un terzo ambito, ugualmente molto rilevante, che è quello della prevenzione dell’edilizia spontanea ovvero senza autorizzazione e in difformità rispetto a quanto previsto dai piani urbanistici. Fenomeno che ha rilevanza anche dal punto di vista della sicurezza dato che spesso l’abusivismo si sviluppa in aree critiche del territorio come l’alveo dei fiumi. Grazie a SardOs le amministrazioni locali possono intervenire tempestivamente bloccando sul nascere la costruzione delle abitazioni non autorizzate”.

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Una strada alluvionata, immagine purtroppo ormai non rara in Italia

Una delle calamità più temute dagli italiani, in particolare in alcune regioni del Paese, è il fenomeno delle frane. La tecnologia da voi sviluppata può essere utilizzata in questo ambito?
"Assolutamente sì. La tecnologia satellitare può rilevare gli scostamenti del territorio e dunque lo spostamento delle masse di terra”.

SardOs nasce come un progetto della Regione Sardegna. E’ possibile estenderlo anche alle altre regioni italiane?
"Stiamo già lavorando per estendere l’uso della tecnologia a tutte le regioni, perché il controllo del territorio e la prevenzione dei disastri naturali è ormai una emergenza nazionale”.

Entrando nel merito degli aspetti operativi. A chi spetta il compito (e la responsabilità) di analizzare concretamente i big data raccolti dalla piattaforma tecnologica?
"Questo in effetti è uno dei temi più critici del progetto. Oggi l’idea è che siano direttamente le singole amministrazioni locali a monitorare i dati del proprio territorio, accedendo a un big data aggregato a livello regionale. Però stiamo anche ragionando per fornire noi stessi un supporto specializzato alle amministrazioni affinché l’analisi dei dati, e quindi l’utilizzo dello strumento, sia il più agevole possibile”.