Screentime per i nostri figli: è ora di andare oltre?

Monitorare con i mezzi abituali il tempo trascorso dai nostri figli davanti allo schermo è fallimentare. L’appello degli esperti e come risolvere

I nostri ragazzi trascorrono molte ore davanti ai loro schermi, ma abbiamo mai verificato cosa fanno realmente?
I nostri ragazzi trascorrono molte ore davanti ai loro schermi, ma abbiamo mai verificato cosa fanno realmente?

Se stai monitorando lo screentime di tuo figlio, ossia il tempo che trascorre davanti ad uno schermo, forse lo stai facendo in modo inefficace oppure sbagliato.
E’ questo l’appello degli esperti mentre sempre più ricerche riconoscono la fallacia di un monitoraggio che non scenda più in profondità.

 Ragazzi dietro uno schermo e gli errori nel misurare lo screentime

In questo periodo così particolare la Rete ha registrato un aumento del traffico dati così significativo che l’Unione Europea ha chiesto ai servizi in streaming di ridurre la qualità dei loro video in modo da decongestionare le connessioni a favore dei servizi di pubblica utilità e medici che ne hanno costante bisogno.
Una grossa parte di questa connessione è occupata dai nostri ragazzi, grossi consumatori di banda Internet per definizione.

In questo periodo più che mai li vediamo rimbalzare tra il cellulare, la console e la TV.
E noi genitori dietro di loro a cronometrare quanto tempo stanno trascorrendo.
Solitamente in questa nostra attività di protezione dei nostri figli adottiamo due strategie: o misuriamo il tempo trascorso davanti agli schermi in totale, oppure misuriamo quanto tempo trascorrono per ogni categoria di applicazioni, tra giochi, social network, messaggistica e altro.
Un’accortezza carica di buone intenzioni, se non fosse per una pecca: in questo modo non stiamo valutando che cosa i ragazzi fanno sui loro schermi.

La pervasività del Digitale nelle Vite dei nostri ragazzi

Per comprendere come e perché i nostri ragazzi sono sempre immersi nel Digitale dobbiamo analizzare che cosa significa per loro.
Infatti nel momento in cui le vite digitali si intrecciano con le vite offline non abbiamo più modo di separare una linea di demarcazione netta tra i due Mondi, distinzione che non ha più senso di esistere.
Noi attraverso Internet rimaniamo in contatto con i nostri amici, ci informiamo, ci svaghiamo, effettuiamo acquisti.
Anche i nostri figli, anzi loro di più.
La stessa YouTube riflette la complessità di un Digitale che oramai è parte integrante e integrata delle nostre vite.
Attraverso la nota piattaforma video noi infatti passiamo da un video di puro intrattenimento a un documentario, saltando poi su un notiziario o un tutorial, e così via.
Stiamo quindi parlando di video profondamente differenti tra loro, eppure una persona che ci vedesse dall’esterno avrebbe una ed una sola percezione: per tutto questo tempo noi stiamo davanti a YouTube.

E i nostri ragazzi fanno tutto questo con uno ed un solo strumento: il loro cellulare, che è il gateway delle loro vite.
Una scatoletta attraverso la quale rimangono in contatto con i loro amici, si danno appuntamenti, pianificano i loro ritrovi, giocano, si svagano con video divertenti ma anche imparano i trucchi dei loro giochi preferiti in modo da mettere alla prova le loro abilità e quindi migliorarsi, guardano tutorial per migliorare nelle loro passioni, registrano clip e poi li editano per pubblicarli su TikTok, quindi imparando anche le basi del video editing, scattano selfie alla ricerca di una loro Identità.
Eppure, anche qui, una persona esterna li vede semplicemente trascorrere ore davanti al loro schermo.
E ancora: mentre stanno guardando un video di YouTube rispondono ai messaggi di WhatsApp direttamente dalle notifiche e senza aprire l’App: come misuriamo questo tempo?
Come lo consideriamo?

In questo la maggior parte dei Parental Control Software (software per il controllo genitoriale) non ci aiuta, in quanto si limitano a monitorare il tempo trascorso per ogni singola categoria di App.
I migliori di loro ci forniscono informazioni più dettagliate sulle singole App, ma come abbiamo visto sapere che nostro figlio ha trascorso 3 ore su YouTube non ci spiega quali utilizzi ne ha fatto.
Ci devono informazioni più dettagliate.

Arriva il Human Screenome Project

Proprio per via di questa criticità alcuni ricercatori della Stanford University stanno avviando il Human Screenome Project.
Si tratta di una piattaforma per tracciare il tempo trascorso davanti allo schermo, ma in un modo molto particolare.
L’App, creata unicamente per scopi di ricerca, infatti effettua uno screenshot dello schermo ogni 5 secondi, in modo da fornire ai ricercatori una effettiva immagine dell’utilizzo dello smartphone o degli altri dispositivi su cui verrà installata.
In questo modo si saprà quindi come, quando e soprattutto perché l’utente sta accendendo al suo dispositivo, e permetterà ai ricercatori di fornirci dati più esatti su se e quanto l’utilizzo di uno smartphone sia veramente dannoso per la salute mentale dei nostri ragazzi, considerando le falle dimostrate per molte ricerche.

Che cosa insegna a noi genitori sullo screentime dei nostri figli?

Tutto questo non per dire di monitorare i tuoi figli in modo così assillante da cadere in una sorta di “stalking domestico”, ma per insegnarci ad acquisire la giusta mentalità nelle nostre operazioni di protezione verso i nostri ragazzi.
L’appello di questi esperti e la nascita di questo progetto ci mostrano che non dobbiamo limitarci a vedere quanto tempo i nostri ragazzi trascorrono di fronte ai loro schermi, ma soprattutto capire che cosa fanno e perché.

Un compito in cui i soliti Parental Control Software possono aiutarci, ma che non potranno mai sostituire l’unico vero elemento necessario affinché riusciamo nel nostro intento: la relazione.
Perché solamente instaurando una buona relazione con nostro figlio possiamo fare in modo che ci parli e si apra.
Solamente avvicinandoci a nostro figlio, magari fare una partita o guardare un video insieme a lui, possiamo riuscire a farci sentire più vicini al suo Mondo e a lui.
Certo non stiamo parlando di un miracolo: è un lavoro, soprattutto se siamo agli inizi, e non sarà privo di cadute, inoltre dobbiamo anche tollerare che man mano che nostro figlio cresce si ritagli dei propri spazi di privacy, ma è l’unica strada da percorrere se vogliamo che sarà in grado di aprirci a noi quando dovesse accadergli qualcosa di brutto online.