La relazione shock del governo: lo smartphone è peggio della cocaina, atrofizza il cervello

Il ministro dell’Istruzione e del Merito per supportare lo stop ai telefonini in classe ha allegato un studio presentato lo scorso giugno dal forzista Cangini

La relazione shock del governo: lo smartphone è peggio della cocaina, atrofizza il cervello
Foto Ansa

Ci sono battaglie politiche che superano le divisioni ideologiche. Problemi che devono essere analizzati per quello che sono senza indossare la casacca di partito. Appartiene senza alcuno dubbio a questa categoria l’uso dello smartphone nelle scuole.

Come noto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha imposto lo stop all’uso del telefonino in classe. Per supportare la sua decisione ha allegato una relazione sui danni provocati da un uso eccessivo dei dispositivi, presentata lo scorso giugno dal senatore di Forza Italia, Andrea Cangini

Le conclusioni riportate nella relazione di Cangini (che si basa sul contributo di neurologi, psichiatri, psicologici e di altre categorie di studiosi) sono drammatiche.

Tra le conseguenze dovute ad un abuso nell’uso dello smartphone ci sono i danni fisici: miopia, obesità, ipertensione, disturbi muscolo-scheletrici, diabete. E ci sono i danni psicologici: dipendenza, alienazione, depressione, irascibilità, aggressività, insonnia, insoddisfazione, diminuzione dell’empatia” si legge nella relazione.

Ma a preoccupare di più – prosegue il documento - è la progressiva perdita di facoltà mentali essenziali, le facoltà che per millenni hanno rappresentato quella che sommariamente chiamiamo intelligenza: la capacità di concentrazione, la memoria, lo spirito critico, l’adattabilità, la capacità dialettica”.

L’indagine paragona l’uso dello smartphone alla tossicodipendenza: “Niente di diverso dalla cocaina. Stesse, identiche, implicazioni chimiche, neurologiche, biologiche e psicologiche”. 

La conclusione del documento presentato dal ministro all’Istruzione è drammatica: “Lo smartphone atrofizza il cervello e non è esagerato dire che sta decerebrando le nuove generazioni. Tutte le ricerche internazionali citate nel corso del ciclo di audizioni giungono alla medesima conclusione: il cervello agisce come un muscolo, si sviluppa in base all’uso che se ne fa e l’uso di dispositivi digitali (social e videogiochi), così come la scrittura su tastiera elettronica invece della scrittura a mano, non sollecita il cervello. Il muscolo, dunque, si atrofizza. Detto in termini tecnici, si riduce la neuroplasticità, ovvero lo sviluppo di aree cerebrali responsabili di singole funzioni”.

E’ evidente dunque che il problema sull’uso eccessivo delle nuove tecnologie digitali va ben oltre il solo ambito della scuola. I giovani in particolare sono sottoposti ad un rischio che solo ora si incomincia a comprendere nella sua interezza e gravità.

Di fronte a questo pericolo la politica nel suo complesso (non singole parti) dovrebbe avere la capacità (almeno per una volta) di fare ciò che è giusto senza farsi condizionare dal potere delle lobbies (e quelle digitali sono ormai le più potenti).

Allo stesso tempo però la politica non può essere lasciata da sola ad affrontare la battaglia. Serve anche il coinvolgimento attivo dei genitori e più in generale degli adulti. Il problema vero? Che anche loro (ovvero noi) siamo dipendenti dagli smartphone quanto i nostri figli.