Zuckerberg perde oltre 7 miliardi di dollari e cambia le regole di Facebook

Nel noto social arrivano i link per verificare i fatti sotto ai messaggi elettorali e lo stop ai contenuti d’odio nelle pubblicità

Zuckerberg perde oltre 7 miliardi di dollari e cambia le regole di Facebook
Mark Zuckerberg

Perdere soldi non piace a nessuno. Neanche ad una persona ricchissima come Mark Zuckerberg che per placare la fuga della pubblicità delle grandi aziende dalla sua piattaforma ha annunciato due importanti novità. Il social network inizierà a etichettare e segnalare tutti i post che includono informazioni legate alle elezioni politiche con un link per incoraggiare gli utenti a verificare i fatti nel nuovo hub per le elezioni della società. E ci sarà anche una stretta su un ampia categoria di contenuti d'odio nelle pubblicità, vietando ogni spot che identifica una razza, una etnia, un orientamento sessuale o un genere come un "pericolo".

La campagna "Stop Hate for Profit"

Una parziale correzione di rotta dunque del fondatore del principale social del mondo che fino ad ora aveva difeso ad ogni costo la linea “non interventista” di Facebook considerato dal suo fondatore un semplice strumento di libertà di espressione senza responsabilità sui contenuti pubblicati. Linea che ha provato la clamorosa protesta di centinaia di dipendenti Facebook e la nascita della campagna “Stop Hate for Profit” che ha spinto diverse grandi aziende americane a boicottare la pubblicità sul network pubblicitario di Zuckerberg.

Il crollo in Borsa di Facebook 

Alla campagna hanno aderito alcuni dei più investitori pubblicitari del mondo come Unilever e Coca Cola. Dal momento dell’annuncio del boicottaggio da parte del noto brand di bevande analcoliche, un vero e proprio tsunami ha colpito il titolo azionario di Facebook che è costato a Mark Zuckerberg un conto molto salato: 7,2 miliardi di dollari in meno di ricchezza personale.

Il comportamento opposto di Twitter 

A far precipitare gli eventi ha contribuito anche il comportamento di Twitter che a differenza di Facebook si è assunto la responsabilità di segnalare come inappropriati addirittura i tweet del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in quanto fomentatori di odio e violenza.

Uno dei tweet del presidente Trump, segnalati d Twitter

La necessità di moderare e il rischio censura 

Il tema è molto delicato. Da un lato la necessità di porre un freno ai contenuti che espressamente incitano all’odio e al razzismo, pubblicati non solo dai comuni cittadini ma anche, purtroppo, dai politici. Dall’altro il rischio di introdurre forme di censura che se sfuggono di mano possono essere pericolose. La necessità di trovare un punto di mediazione tra la libertà di espressione e il rispetto delle persone è sicuramente una delle sfide più importanti che i legislatori contemporanei devono affrontare. L’avvento dei social ha cambiato profondamente lo scenario mediatico e l’unica cosa certa è che non si può restare con un sistema di norme disegnato prima della rivoluzione digitale.