L’incredibile successo di Bumble, l’app di dating dove comandano le donne

Wall Street ha premiato con un super rialzo l’arrivo in borsa. La creatrice è ora la più giovane miliardaria self-made del mondo

L’incredibile successo di Bumble, l’app di dating dove comandano le donne
Foto Ansa

La stella di Wall Street in questo momento è Elon Musk. Tutte le attenzioni sono rivolte alla cavalcata della sua Tesla. Ma la settimana scorsa una giovane imprenditrice, la 31enne Whitney Wolfe Herd, è  riuscita a prendersi il centro della scena grazie all’esordio con il botto della sua Bumble, la prima app di dating della storia in cui a dettare le regole del gioco sono le donne.

Bumble non ha ancora la popolarità di Tinder, in questo momento l’app di dating più famosa del  mondo, ma si candida apertamente ad essere la sua rivale più pericolosa. Il motivo? Molto semplice: un ribaltamento delle regole del gioco che dà il potere tutto in mano alle donne. E come noto, le app di dating funzionano solo se la presenza femminile è massiccia.

Prima di fondare Bumble, Whitney Wolfe Herd ha lavorato in Tinder. Nel 2014 è andata via e ha fondato la sua startup. Il meccanismo di fondo è lo stesso: ogni utente visualizza i profili degli altri e ha la possibilità di mettere un like. Nel momento in cui si verifica un like reciproco (ovvero un match) l’app invia una notifica a entrambe le persone.

A questo punto scatta la novità di Bumble: in caso di match la prima mossa può essere fatta solo dalla donna. L’uomo non può fare nulla se non aspettare di essere, eventualmente, contattato. Funzionalità che contribuisce a rendere l’ambiente più sicuro e confortevole per il pubblico femminile.

Wall Street (che ha intuito per gli affari) ha capito immediatamente le potenzialità di Bumble e ha premiato il titolo con un super rialzo: +63,5% il primo giorno di scambi. Whitney Wolfe Herd (che possiede l’11,6% della società) in poche ore è diventata la più giovane miliardaria self-made del mondo e la più giovane ceo donna che abbia mai quotato un’azienda negli Stati Uniti.

“Mentre costruivamo Bumble ci dicevano che era impossibile creare un marchio e una piattaforma di successo per le donne. Queste obiezioni ci hanno solo alimentato. Sei anni e innumerevoli matrimoni Bumble, bambini, amicizie, partnership commerciali e relazioni significative dopo, abbiamo una comunità diversificata e in rapida crescita in tutti e sei i continenti. Abbiamo festeggiato 1,7 miliardi di prime mosse fatte dalle donne” ha raccontato la giovane fondatrice dell’app. 

La fondatrice di Bumble, Whitney Wolfe Herd (foto Twitter)

Potere alle donne dunque, come confermato anche dal management di Bumble in cui non compare nessun uomo. Nel 2020 l’app ha superato i 70 milioni di utenti attivi e tutti scommettono che si tratta solo dell’inizio.

A rafforzare la convinzione degli investitori che Bumble possa essere una gallina dalle uova d’oro contribuisce anche il suo modello di business: l’app di fatto è a pagamento. Le funzionalità gratuite sono poche e per poter davvero sfruttare le sue potenzialità è necessario sottoscrivere un abbonamento.

L’app è disponibile anche nel mercato italiano sia per iOS che per Android. E non poteva essere diversamente visto il successo che il fenomeno del dating sta registrando anche nel nostro Paese.

Secondo i dati pubblicati da YouGov il 35% degli italiani ha dichiarato di usare o aver utilizzato in passato un sito d’incontri. Tra le app più utilizzate figurano Meetic, Badoo, Tinder e Lovoo.

Esiste ancora una grossa differenza tra il dato di utilizzo degli uomini (43%) e quello delle donne (28%). E questo spiega bene le grandi potenzialità di una app pensata per il mondo femminile come Bumble.

Sempre scorrendo i dati di YouGov ad impressionare sono le cifre relative alle fasce più giovani della popolazione. I servizi di dating sono utilizzati dal 57% degli adolescenti e da poco meno del 50% delle persone con una età compresa tra i 30 e i 44 anni. Numeri che ci suggeriscono una conclusione chiara: il dating è ormai un fenomeno consolidato nella società.

Secondo alcune stime, in Italia (ma anche a livello globale) circa un terzo delle nuove relazioni nasce grazie ad una app di dating. E il dato sale addirittura al 70% per le coppie omosessuali.

Il logo di Bumble (foto Twitter)