Il vicinato non è mai stato così solidale: Amedeo Galano racconta le potenzialità di Nextdoor Italia

L’app per facilitare la conoscenza tra vicini, continua a crescere e anche in questo periodo lancia nuovi modi per essere solidali e d’aiuto con le persone del proprio quartiere

Il vicinato non è mai stato così solidale: Amedeo Galano racconta le potenzialità di Nextdoor Italia

Nextdoor nasce con l’obiettivo di permettere alle persone di supportarsi con il proprio vicinato scambiando opinioni, consigli, suggerimenti e facendo attività di compravendita su oggetti che magari non si vogliono più o si ricercano. Ma il periodo ha dovuto ridurre queste attività anche di incontro tra vicini e ha portato l’app a trovare nuove features per permettere agli abitanti dei quartieri di rimanere solidali e uniti.

Per favorire e facilitare le buone pratiche del distanziamento sociale sono state introdotte nuove funzionalità come la Mappa della Solidarietà una conferma ulteriore del ruolo sociale assunto giornalmente da Nextdoor, sia attraverso le iniziative spontanee dei suoi utenti, sia grazie all’introduzione di strumenti ad hoc.

Particolarmente apprezzata dagli utenti anche la possibilità di creare Gruppi di interessi all’interno dell’app: più di 600 Gruppi sono stati creati solo negli ultimi 6 mesi. Se durante il periodo Covid-19 c'è stato un aumento significativo - fino al 300% in più - della parola "aiuto" (con le sue accezioni, come “cercasi aiuto” “offresi aiuto” etc.) rispetto a un periodo comparabile precedente, con la creazione di Gruppi “Solidali”, durante il periodo della ripartenza e l'estate si è tornati a valori pre-lockdown con la volontà di incontrarsi e di condividere momenti. Sono stati creati ad esempio Gruppi con titolo "Solitudine", o "Ricerca lavoro" con un’interazione che è aumentata del 500%, o ancora Gruppi dedicati alla condivisione di “Attività sportive”.

Per saperne di più sulle novità di Nextodoor, abbiamo intervistato Amedeo Galano, Head of Nextdoor Italia.

Da cosa è partita l'idea di creare Nextdoor? 

Nextdoor è un'applicazione nata nel 2011 negli Stati Uniti e dedicata ai vicini di casa, con l'obiettivo di creare una vera e propria community che potesse rendere i quartieri dei luoghi migliori. Cresciuta in più di 270 mila quartieri del mondo, dall'America all'Europa, continua a puntare sul valore umano del vicinato. A ottobre ha spento la sua seconda candelina anche in Italia celebrando un enorme successo: le percentuali di quartieri attivi su Nextdoor nel nostro paese toccano livelli sorprendenti, con una penetrazione del 100% in quasi tutti i principali centri urbani come Milano, Firenze, Bologna, Torino e Roma. Sono ben 5 i quartieri sul podio dei più grandi d’Italia: Marconi a Bologna con oltre 1.100 membri, Gambara a Milano con oltre 850 membri, Don Bosco a Roma con oltre 700 membri, Rifredi a Firenze con oltre 550 membri e Vanchiglia a Torino con oltre 500 membri. Importanti sono state anche le oltre 10 partnership attivate con agenzie pubbliche tra cui quella con la Croce Rossa, il Ministero della Salute e Confcommercio. Allo stesso modo, l’introduzione nell’app delle Pagine Aziendali offre una funzionalità dedicata ai liberi professionisti e alle attività commerciali locali che hanno la possibilità di creare gratuitamente una propria pagina per farsi conoscere e valorizzarsi all’interno della comunità di riferimento: un aiuto particolarmente significativo se consideriamo le sfide senza precedenti con le quali le piccole attività commerciali si trovano a doversi confrontare a causa della pandemia.

Ci sono diverse ragioni per cui le persone utilizzano Nextdoor in modo diverso da Facebook: essere informati sul proprio quartiere, incontrare - seppur ora virtualmente - i propri vicini, attivare una comunità coesa: questo significa persone più felici, anche dal punto di vista economico, visto che la casa è il principale patrimonio e non perde valore.

Quali problemi di vicinato intende risolvere? 

Quanti dei nostri vicini conosciamo? Con quanti di loro ci siamo scambiati più di un saluto distratto? Le città di oggi vivono un paradosso: sono piene di persone, ma spesso povere di relazioni. D’altronde è comprensibile: la nostra è una società veloce e le routine a cui siamo abituati riducono al minimo il tempo che possiamo dedicare ai rapporti interpersonali. Questo però ha un impatto negativo sul benessere psicofisico delle persone, che tendono a chiudersi e isolarsi.  

L’obiettivo di Nextdoor è invece quello di migliorare la quotidianità delle persone, rimettendo i quartieri al centro delle città e delle relazioni sociali. Le persone si connettono alla nostra piattaforma per scambiarsi consigli, informazioni e creare momenti di condivisione con chi vive nello stessa area. Siamo un ponte virtuale che le persone possono attraversare per instaurare quelle relazioni di vicinato oggi assenti, ma che sono fondamentali per poter vivere il quartiere come un’estensione della propria casa.

Vogliamo che i quartieri diventino dei luoghi accoglienti dove poter costruire relazioni reali. Crediamo che solamente in un ambiente dove ci si sente a proprio agio si possano costruire rapporti di fiducia e supporto reciproco, innescando quelle scintille necessarie a rendere lentamente il mondo un posto più gentile

Quante persone utilizzano la piattaforma e quali sono le azioni che vengono fatte maggiormente? 

A due anni dal lancio in Italia, l’app di quartiere continua a crescere raggiungendo il 100% di penetrazione nei principali centri urbani come Milano, Firenze, Bologna, Torino e Roma, ma il suo sviluppo riguarda tutto il Bel Paese.

Dal momento che il Coronavirus ha spostato la vita sociale online, Nextdoor, ha voluto contribuire al benessere e alla sicurezza delle persone in questo momento di isolamento comune.  Il dovere di mantenere il distanziamento sociale per combattere la diffusione del Covid-19 e il bisogno di sentirsi meno soli, così come la necessità di comunicare, ha portato sempre più persone a navigare sulla piattaforma per condividere il momento con il proprio quartiere e offrire aiuto a chi ne avesse bisogno. In Italia si è assistito e si assiste tutt’ora ad un crescente trend solidale, con un aumento della parola “aiuto”. precedente. Ciò include persone che si mettono a disposizione per controllare regolarmente, anche tramite telefonate, lo stato di salute dei più anziani o di chi si trova in condizioni mediche non ottimali o per offrire supporto a chi si sente solo; persone che si offrono per andare al supermercato, in farmacia o per svolgere commissioni per conto di chi è costretto in casa e si rendono disponibili a consegnare spesa, o altro, in totale sicurezza. Sono frequenti anche i post in cui i membri di Nextdoor condividono raccomandazioni e dettagli, come sito web o numero di telefono, dei negozi di quartiere che offrono la possibilità di ricevere beni primari come frutta e verdure al proprio domicilio.

In momenti di non “emergenza” le attività messe in campo dagli utenti sono state diverse: da tornei di beach volley a camminate artistiche o c’è chi si è spinto creando eventi unici in grado di coinvolgere l’intero vicinato. Un esempio è quello di Chiara, una giovane Ambasciatrice Nextdoor di Porta Venezia a Milano che, dopo aver creato un club del libro aperto a tutti i vicini di casa attraverso l’app, ha deciso di organizzare un aperitivo “per tutte le età” contro la solitudine. Il suo vicino di casa Antonio, che altrimenti avrebbe probabilmente celebrato il proprio compleanno da solo, ha così potuto festeggiare con più di venti persone di ogni età. Anche Sandra, solo per fare degli esempi, grazie ad un semplice post, è riuscita ad organizzare una cena con altre persone, tutte pronte a condividere il proprio tempo con gli altri.

Con l'arrivo della pandemia, Nextdoor ha cambiato forma? Se sì, in che modo? 

Il valore del buon vicinato è stato evidente durante il primo lockdown: la pandemia ci sta spingendo a ricercare sempre di più una dimensione di prossimità, pur nel distanziamento sociale: in una situazione come quella attuale, il quartiere può diventare un centro di relazioni straordinario. Il segnale più evidente di questo è arrivato direttamente dai nostri utenti, che hanno dato il meglio di sé per aiutarsi l’un l’altro e continuano tutt’oggi a farlo: negli ultimi mesi, a dimostrazione di quanto forte sia diventato il bisogno di sentirsi vicini e aiutarci reciprocamente, nella piattaforma sono nati più di 600 gruppi e quello dedicato a “Ricerca lavoro” ha visto un aumento delle interazioni del 500%. Abbiamo inoltre assistito a numerosi interventi spontanei a sostegno delle attività commerciali locali; abbiamo visto pubblicare, ad esempio, dei post per raccomandare ristoranti in grado di offrire un servizio di consegna a domicilio o persone acquistare gift card per sostenere le realtà in difficoltà. O ancora abbiamo visto esercenti e liberi professionisti, rimasti senza o con poco lavoro, richiedere o offrire aiuto all’interno del proprio quartiere. Per questo abbiamo deciso di andare incontro alle esigenze che la nostra community stava evidenziando proponendo nuove funzionalità: è nata così la Mappa della Solidarietà, una mappa interattiva che gli utenti di ogni quartiere possono utilizzare per far sapere agli altri che sono disponibili ad aiutare chi ne ha più bisogno. Abbiamo poi dato la possibilità alle piccole attività commerciali e ai liberi professionisti di comunicare, gratuitamente, con la comunità di riferimento, presentando i propri servizi attraverso dei post aziendali. E in aggiunta abbiamo anche introdotto delle Gift Cards per permettere a ciascun vicino di supportare le proprie attività commerciali preferite. 

Quali sono gli obiettivi per il prossimo anno? 

I nostri obiettivi si possono riassumere in tre macro direzioni: consolidare la nostra posizione nelle città chiave, permettendo di raggiungere una penetrazione sufficiente da rendere Nextdoor un “must have” nel quartiere; espandere la nostra proposizione locale, lanciando nuove features a supporto delle piccole attività commerciali di quartiere e attivare nuove collaborazioni con agenzie pubbliche, start-ups, enti governativi e non, per dare valore aggiunto alla nostra proposizione locale.