[L’intervista] ““Pericolo robot? No, il vero rischio è che l'uomo diventi come una macchina"

Tiscali News ha sentito Domenico Rosaci, professore associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e ricercatore nel campo dell’Intelligenza Artificiale

[L’intervista] ““Pericolo robot? No, il vero rischio è che l'uomo diventi come una macchina'
Foto Ansa

Per il filosofo tedesco Max Horkheimer la Ragione umana è ridotta a mezzo per raggiungere fini di cui essa stessa non sa più nulla. L’affermazione dello studioso, morto nel 1973, oggi è più attuale che mai dato che le nazioni più avanzate del pianeta sono alle  prese con un fenomeno sempre più evidente: uno sviluppo tecnologico impetuoso che sta spingendo l’umanità verso territori inesplorati. Questo risulta particolarmente evidente nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) che solleva forti dubbi addirittura sul ruolo che l’uomo potrà avrà nelle società del futuro. Per fare una riflessione su questo tema Tiscali News ha sentito Domenico Rosaci, professore associato di Sistemi di Elaborazione delle Informazioni presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e ricercatore nel campo dell’Intelligenza Artificiale.

Professore anche l’informazione mainstream si occupa ormai regolarmente di Intelligenza Artificiale. Nella maggior parte dei casi lo fa raccontando conquiste sempre più incredibili: macchine che parlano con gli esseri umani, che dipingono e compongono musica, che addirittura iniziano a provare empatia. Si tratta di realtà o di esagerazioni giornalistiche?
"Non sono esagerazioni. I risultati raggiunti sono notevoli ed è evidente che questi progressi stiano cambiando il nostro modo di vivere e soprattutto il nostro modo di vedere gli altri. Nel senso che ormai questi altri sono anche le macchine che sempre di più sono in grado di simulare i comportamenti umani. L’attenzione pubblica e i media percepiscono queste caratteristiche eccezionali e questo spiega il forte interesse. Tuttavia non bisogna commettere l’errore, come purtroppo sta accadendo, di deificare la scienza moderna. Ciò che sta dietro queste nuove tecnologie non ha niente di miracoloso ed è assolutamente comprensibile: quando le macchine dialogano con un uomo o esprimono empatia eseguono semplicemente dei calcoli. Non hanno dunque una coscienza o delle emozioni analoghe a quelle dell’essere umano”.

Alcuni super esperti come Ray Kurzweil, il futurologo di Google, affermano che nel giro di pochi decenni si arriverà alla singolarità tecnologica ovvero il punto in cui il progresso tecnologico sarà andato oltre la capacità di comprensione e previsione degli esseri umani. Tradotto in termini più semplici: l’uomo perderà il controllo dell’intelligenza artificiale. E’ d’accordo con queste previsioni?
“No, non credo sia realistico ipotizzare che le macchine un giorno possano prendere il controllo della situazione ed eventualmente diventare pericolose per l’uomo. Sono macchine e tali resteranno. Non vedo nessuna possibilità che l’intelligenza artificiale possa essere simile a quella biologica. Penso invece che occorrerebbe essere preoccupati per uno scenario esattamente opposto: il rischio che sia l’uomo a diventare come una macchina”.

Cosa intende per “uomo che diventa come una macchina”?
“La perdita delle caratteristiche peculiari dell’essere umano. Le macchine nascono per fare calcoli, per risolvere problemi. Se anche l’uomo si comporta nello stesso ed identico modo limitandosi dunque a questi due soli aspetti e trascurando le emozioni, la creatività, la spiritualità il risultato non può che essere la sua stessa trasformazione in macchina. Forse proprio questo è l’aspetto che un domani può arrivare ad una singolarità”. 

L’uomo però è costretto in questa direzione dalla sempre maggiore competizione delle macchine in ambito lavorativo. Tanti economisti prevedono la cancellazione di milioni di posti di lavoro.
“E’ evidente che se ragioniamo solo in termini di produttività e di efficienza gli uomini sono destinati ad essere messi da parte. Le macchine da tempo sono nettamente superiori all’uomo nella capacità di calcolo. La sconfitta del campione del mondo di scacchi Kasparov contro l’intelligenza artificiale Deep Blue risale addirittura al 1997. Dal punto di vista lavorativo una macchina è molto più produttiva ma bisogna ricordarsi che esistono anche altri valori fondamentali per l’uomo. Le macchine sono utilissime ma vanno usate nella maniera corretta. Una società squilibrata può però usarle male e questo genera paure giustificate”.

Il Capitalismo da quando esiste ha però sempre messo al primo posto produttività e profitto e molto probabilmente lo farà anche in futuro.
“E’ vero. Il capitalismo non rinuncerà ai vantaggi delle nuove tecnologie. Non credo, per esempio, che continuerà ad assumere autisti quando saranno disponibili i veicoli a guida autonoma. Altre componenti della società devono reagire e bilanciare il capitalismo per trovare soluzioni ai problemi che emergeranno sul fronte occupazionale". 

Qualcuno sta già lavorando per andare anche oltre l’intelligenza artificiale. Elon Musk con Neural Link vuole connettere il cervello umano con le tecnologie digitali. E’ un traguardo realistico?
“Inserire parti tecnologiche nel corpo umano per costruire quelli che vengono chiamati cyborg è assolutamente possibile e può fornire un grande supporto agli esseri umani dal punto di vista medico. Credo però che non si possa andare oltre ovvero non si possa arrivare al punto di trasferire l’intelligenza umana su una macchina perché come ho già detto prima l’intelligenza artificiale rimarrà sempre qualcosa di molto diverso rispetto a quella biologica. L’intelligenza umana si esprime con tutto il corpo e non solo con il cervello”.

I transumanisti, ovvero coloro che sono sostenitori dell’ibridazione uomo-macchina, affermano però che la fusione dell’intelligenza umana con quella artificiale sia l’unica possibilità affinché l’uomo in futuro resti competitivo rispetto ai robot.
“Torniamo a quello che dicevo prima: la tendenza dell’uomo ad inseguire le macchine per diventare esso stesso macchina. Credo sia un percorso profondamente sbagliato. Possiamo anche arrivare a collegare il cervello ad un computer. Ma di fatto stiamo solamente collegando un organo così come abbiamo già fatto con il cuore o le gambe. Il pensiero dell’uomo non è il cervello, sono due cose diverse”.

Anche senza il laccio neurale di Elon Musk l’uomo è sempre più connesso ai dispositivi digitali. Secondo un recente studio gli adolescenti italiani passano in media ben 4 ore al giorno solamente sui social network. Tutto questo è preoccupante?
“Dipende dalla sensibilità delle singole persone. E’ preoccupante solo per chi ha a cuore l’essere umano per come lo abbiamo sempre conosciuto, ovvero con aspirazioni, interessi e sentimenti che vanno anche al di là del ristretto ambito tecnologico o digitale”.