Cattive notizie per chi inquina le elezioni politiche: creato l'algoritmo che individua le campagne fake

L’Università di Princeton è riuscita ad addestrare una intelligenza artificiale capace di riconoscere i messaggi sui social creati da attori stranieri per influenzare la vita politica di una nazione

Cattive notizie per chi inquina le elezioni politiche: creato l'algoritmo che individua le campagne fake

Le elezioni presidenziali americane del 2016 saranno ricordate per sempre come le prime della storia influenzate dalla massiccia diffusione di fake news in rete ed in particolare sulle principali piattaforme di social network. Campagne spesso organizzate da paesi stranieri. Il timore è che lo stesso possa accadere anche nelle consultazioni del prossimo novembre.

Lo scorso marzo fonti dell’intelligence americana hanno fatto trapelare la notizia di interferenze già in atto da parte della Russia per sostenere Donald Trump, colui che più di tutti ha beneficiato della diffusione di notizie false nel 2016. Questa volta le cose potrebbero però andare diversamente. Uno studio dell’Università di Princeton pubblicato su Science Advances ha affermato che l’intelligenza artificiale è ora in grado di scovare sui social i post legati a campagne condotte dall'estero per influenzare l'andamento degli eventi politici.

I ricercatori hanno addestrato la AI con una serie di post su Twitter e Reddit attribuiti a campagne organizzate negli Usa da Cina, Russia e Venezuela. Al termine del training l’algoritmo è stato in grado di riconoscere da solo i post delle campagne di disturbo.

Possiamo usare questo strumento per identificare automaticamente i post di troll e seguire una campagna di informazione online senza alcun intervento umano

hanno annunciato i ricercatori.

Indubbiamente una buona notizia, perché nonostante la crescente consapevolezza degli utenti e nonostante l’attenzione delle piattaforme social il problema dell’inquinamento del dibattito politico da parte di botnet e troll è più vivo che mai.

Fenomeno facilitato anche dalla forte polarizzazione dell'elettorato dovuto all’ascesa dei sovranisti populisti che trovano in Donald Trump il loro “campione”. Polarizzazione semplifica l'innesco di alcuni bias cognitivi, abbassa le difese dei cittadini e facilita la diffusione dei messaggi veicolati nelle campagne di disturbo.

Anche in questo ambito non mancano però quelli che gettano acqua sul fuoco. Quelli che definiscono una montatura mediatica lo scandalo di Cambridge Analytica e le fake news messe in giro per favorire Trump. Gli stessi che poi, però, credono all’esistenza delle scie chimiche o al fatto che il 5G sia la causa del Covid.

Per fortuna le prove dell’esistenza di interferenze da parte di attori terzi nella vita politica di altri paesi sono ormai tante. Come, per esempio, la decisione presa da Mark Zuckerberg lo scorso febbraio di rimuovere una serie di profili Facebook e Instagram coordinati e collegati ai servizi di intelligence russi per interferire in Ucraina e nei paesi confinanti. 

Chi si ostina a non vedere (capire) che le nuove tecnologie digitali sono ormai diventate lo strumento più importante della propaganda politica e della guerra fredda tra le potenze internazionali guarda il mondo con il prosciutto negli occhi. Ben venga dunque l’intelligenza artificiale capace di smascherare le campagne di comunicazione di disturbo e garantire libere elezioni politiche nei paesi occidentali.