Come il mondo sta usando l'intelligenza artificiale per combattere l'emergenza virus

Sono diverse le applicazioni tecnologiche utilizzate per contenere la pandemia

Come il mondo sta usando l'intelligenza artificiale per combattere l'emergenza virus
intelligenza artificiale e coronavirus

È proprio in periodi come questo che ci si chiede se ne è davvero valsa la pena. Da anni le compagnie tech stanno investendo grosse cifre sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale… ora è arrivato il momento di guardare il ritorno sull'investimento. A questo punto viene da chiedersi… al di là del fatturato, ha davvero uno scopo tutto questo? Miliardi si sono spesi in ricerca e sviluppo, la maggior parte per cercare di aumentare i click sulle proprie piattaforme. L'innovazione tecnologica va bene ma la vera domanda è: a che scopo ? Oggi vedremo che l’intelligenza artificiale, grazie a Dio, non è soltanto questo. In questo approfondimento verranno analizzati alcune applicazioni di questa tecnologia per combattere, o per lo meno marginare, la pandemia che che affligge tutti noi.

Ricerche su google

Quando abbiamo un problema… lo cerchiamo su Google. Quando abbiamo un dubbio cerchiamo conferme su Google . E quando abbiamo il presentimento di essere colpiti da un'influenza, specie in questo periodo, cerchiamo i sintomi su Google. Un gruppo di ricercatori ha scoperto come sia possibile prevedere un bacino di infetti ancora prima dei tamponi, con accuratezza per nulla trascurabile, specie se in luoghi difficilmente monitoratili. Secondo il New York Times Vasileios Lampos con gruppo di colleghi della UCL ha scoperto come sia possibile prevedere la diffusione del virus analizzando il volume delle ricerche di parole chiave come ‘I can’t smell’ o ‘Fever’. In alcuni paesi sono state analizzate discrepanze significative tra il numero di casi infetti riportati e il volume delle ricerche.

Il caso Ecuador

In Ecuador ad esempio, nonostante il basso tasso di infetti, è stato trovato il maggior numero di ricerche fra tutti i paesi del mondo. Ad oggi questa soluzione si rivela un’arma davvero potente per individuare nuovi bacini di infetti in aree che soffrono la mancanza di controlli adeguati o ancor meglio per prevedere l’andamento degli infetti dove il monitoraggio è lento o inefficace. Ricordiamo sempre che nel mondo machine learning e data science, in linea di massima, più dati ma sopratutto più angolature che descrivono un problema si hanno a disposizione e maggiore è la chiarezza con cui il nostro modello sarà in grado di rappresentare e prevedere la realtà. E come ogni esperto di epidemiologia sa bene, informazioni accurate e velocità d’esecuzione sono la chiave per uscire ‘indenni’ da questa situazione.

Social Media Mining

L’arte di ‘minare’ informazioni dalle piattaforme social. Questa tecnologia viene già usata dai grossi marchi per controllare la loro reputazione online e può tornare davvero utile in questa situazione d'emergenza. La forza di questi network è proprio la spontaneità con cui le persone parlano, spesso senza rendersi conto che ogni singola parola che pronunciano rimane a ‘galla’ nelle rete e facilmente trovabile da chi sa dove mettere le mani. Normalmente un problema che ha causato la perdita del lavoro e altre gravi conseguenze a centinaia di persone ma, in questo caso unico, si è rivelato un punta di diamante per la previsione di nuovi casi. Grazie alle analisi dei post tramite algoritmi di natural language procressing, estrapolando il significato da semplici testi, è possibile avere un anteprima della diffusione delle infezione. Sappiamo tutti che i tamponi sono lenti e le statistiche pubbliche non affidabili in quanto non tengono conto di migliaia di casi ‘sommersi’. 

Predire le infezioni dai tweets

I social sono proprio il luogo dove cada la paura di esporsi e lascia alle persone libertà di esprimersi liberamente. Per questo motivo ci sono gruppi di ricercatori che cercano correlazioni tra quello che affermano le persone sui loro profili e gli infetti veri e propri. Il gruppo guidato da John Brownstein, chief innovation officer at Harvard Medical School, è riuscito a prevedere la diffusione del virus in Cina prima dei dati ufficiali che hanno confermato le loro tesi. Queste applicazioni possono essere davvero vitali per l’Italia. Mentre scrivo questo articolo le predizione sulla fase 2 stanno esplodendo online e molti gridano (giustamente) al pericolo di un nuovo picco di infetti. L’Italia non può rimanere ferma ma, vista la nostra risaputa lentezza d’esecuzione, può controllare lo stato della curva attraverso analizzando i social con le orecchie attente a captare segnali di ripresa dei contagi.

Intelligenza collettiva

Dall'inglese collective intelligence non è altro che la buona vecchia collaborazione tra essere umani per il bene della società in un’era digitale. Algoritmi e modelli predittivi sono senza dubbio un’arma molto forte per combattere la pandemia ma, ricordiamoci che il carburante per farle funzionare appartiene a tutti i noi: i dati personali. Senza una collaborazione tra entrambe le parti non ci può essere controllo e sicurezza. Molti parlano di privacy… è vero, è importante, ma la nostra sicurezza in questo momento lo è ancora di più. I governi occidentali molto spesso si trovano con le mani legati, burocrazia e diritto alla privacy sono ostacoli difficili da superare. Noi cittadini abbiamo il dovere di collaborare cedendo le nostre informazioni ai servizi di monitoraggio che il governo propone. No, non c’è alcun complottismo né l’inizio di una dittatura comunista. È un lavoro di squadra e noi, nel nostro piccolo, dobbiamo dare il nostro contributo per uscire dalla spiacevole situazione.

Tosse e Covid-19

Per concludere questo articolo ci tenevo a mostrare una delle applicazioni dell’intelligenza artificiale più sorprendenti. Il tutto è partito dalla École Polytechnique Fédérale de Lausanne (Svizzera) dove gli scienziati hanno portato alla luce un modello in grado di riconoscere dal suono della prodotto dalla tosse la possibilità di essere affetti o meno da covid-19 con accuratezza del 75% (per ora). L’idea è balzata alla mente leggendo il report di molti medici che descrivevano il suono della tosse causata da covid-19 molto differente da quello della classica influenza. Sono d’accordo che questa non sia la soluzione ad ogni problema ma proviamo a ragionare sul potenziale. Abbiamo per le mani la possibilità di diagnosticare la propria positività o meno scaricando un applicazione dal comune app store. Lo strumento che abbiamo per le mani ogni giorno è diventato un potente mezzo di diagnosi che per lo meno ci indica (con grande precisione) la nostra situazione. No, sto dicendo che i tamponi non servano più a nulla ma, che abbiamo a portata di click uno strumento che ci mette sulla giusta direzione prima che la situazione diventi tragica, regalandoci preziosi giorni di anticipo per prendere un’ardua decisione sul da farsi.

Conclusioni

Unendo le forze ce la possiamo fare. L’Italia può e deve ripartire tenendo d’occhio la sicurezza e lo stato dei contagi. Nel 2020 abbiamo gli strumenti per controllare a distanza ogni singola persona e prevedere in anticipo (per la maggior parte delle volte) l’andamento degli infetti. Sta ai nostri governanti il compito di coordinare e trarre informazione da ogni singolo mezzo possibile (e sta a noi aiutarli con tutte le nostre forze) per avere un quadro generale che più si avvinca alla realtà dei fatti nel minore tempo possibile.