Yandex, il Google russo, ad un passo dal default. Sarebbe il primo duro colpo per il regime di Putin

La società domina l'economia digitale russa e ha sempre garantito l'indipendenza di Mosca dai giganti della Silicon Valley

Yandex, il Google russo, ad un passo dal default. Sarebbe il primo duro colpo per il regime di Putin

Il colosso tecnologico russo Yandex potrebbe essere la prima vittima ufficiale della guerra economica scatenata dagli Stati Uniti alla Russia. La società ha lanciato l'allarme su un possibile rischio default (ovvero fallimento) a causa della sospensione dalle negoziazioni sulla Borsa di New York. Sospensione (applicata anche dal Nasdaq) che interessa tutte le società russe quotate anche in America. 

Per la dimensione e ampiezza dei servizi Yandex è nota anche come "il Google russo". Da sempre è il fiore all'occhiello dell'economia digitale russa. La società esiste dal lontano 1997 ed è leader assoluta nel mercato locale con oltre il 60% delle ricerche. Analogamente a quanto fatto da Big G nel tempo ha arricchito la sua offerta di servizi che ora comprende (solo per citare i più rilevanti) la vendita di spazi pubblicitari, un browser, email, news, mappe e una piattaforma di pagamenti elettronici chiamata Yandex.Money.

La società è attiva anche sul fronte dell'intelligenza artificiale e si è lanciata nei servizi di trasporto di merci e persone costringendo un nome del calibro di Uber alla resa. La nota società americana è dovuta scendere a patti con Yandex sul mercato russo accettando la creazione di una piattaforma comune che vede però i russi come soci maggioritari. Un gigante a tutti gli effetti dunque simile alle più note conglomerate della Silicon Valley

In un comunicato stampa, Yandex, che ha sede legale nei Paesi Bassi ma ha i suoi uffici principali in Russia, ha affermato di non essere stata presa di mira direttamente dalle sanzioni ma di essere sull'orlo del dafault a causa della sospensione dalla Borsa di New York

"Se il titolo viene sospeso dalle negoziazioni per più di 5 giorni - ha spiegato la società - i proprietari di determinate obbligazioni possono legalmente riscattare il proprio debito con gli interessi" e "il gruppo Yandex nel suo insieme non ha attualmente risorse sufficienti per saldare i riscatti per intero".

Ma anche ipotizzando di trovare le risorse necessarie per pagare le richieste "una spesa così ingente - hanno proseguito i manager - avrebbe un effetto negativo concreto sulla posizione finanziaria e sulla liquidità a breve termine e potrebbe influire sulla capacità di adempiere agli altri obblighi".

Le prospettive non sono dunque molto rosee e Yandex potrebbe essere il primo nome eccellente dell'economia russa a pagare un prezzo molto salato a causa della guerra scatenata in Ucraina da Putin

Grazie a Yandex il web russo è stato un mondo a parte rispetto all'Occidente. E questo (a differenza di quanto è capitato all'Europa) ne ha garantito anche l'indipendenza dalla Silicon Valley. Solo la Cina è riuscita a fare una cosa simile. Come si può facilmente comprendere il Cremlino ha sempre visto con favore l'ascesa e il successo del "Google russo". 

I rapporti tra Yandex e il potere politico non sono però stati sempre idilliaci. Putin ha più volte criticato il fatto che grandi quote azionarie del gruppo sono finite nelle mani di investitori stranieri e ha costantemente fatto pressioni sulla società per mettere le mani sui dati personali degli utenti. 

Scontro che ha avuto anche momenti drammatici. Il timore di proposte legislative ostili da parte del Cremlino hanno spesso mandato al tappeto le quotazioni di Yandex. Nel 2015 il titolo perse oltre il 20% in pochi giorni dopo che Putin definì internet "un progetto della Cia".

Il gigante digitale russo è riuscito a difendersi dai tentativi di nazionalizzazione o di acquisizione da parte di uomini fedeli allo "Zar" (per lungo tempo un candidato è stato l'oligarca noto anche agli italiani Alisher Usmanov) ma ovviamente il prezzo da pagare è stato il compromesso con le pressioni del regime. 

Un eventuale fallimento di Yandex avrebbe dunque conseguenze molto pesanti per Mosca. Segnerebbe la fine della sua indipendenza dai giganti americani della Silicon Valley. E' noto da giorni che Putin sta pensando di staccare la Russia dall'internet globale ma isolare milioni di giovani russi in una sorta di intranet nazionale senza accesso ai servizi digitali più basilari appare una prospettiva non sostenibile nel lungo periodo.