Rintracciare con lo smartphone chi è scappato dal Nord. La tecnologia può aiutare a combattere il virus

In Cina l’emergenza sanitaria è stata contenuta anche grazie al massiccio utilizzo di intelligenza artificiale e big data

Rintracciare con lo smartphone chi è scappato dal Nord. La tecnologia può aiutare a combattere il virus

Per combattere la diffusione del coronavirus un ruolo fondamentale possono averlo le nuove tecnologie digitali. In Cina sono state già diffusamente usate dall’inizio della crisi sanitaria e anche in Italia qualcuno incomincia ad avanzare le prime ipotesi di utilizzo. Tra questi c’è Piero Marcati, matematico della Scuola Superiore di Studi Avanzati Gran Sasso Science Institute (Gssi), secondo cui un prezioso aiuto potrebbe arrivare “dalle reti dei telefoni cellulari per individuare chi si è spostato dalle zone rosse del Nord verso le altre regioni italiane a partire da sabato sera” ovvero dopo la chiusura della Lombardia e di altre 14 province.

L'aggancio alle celle telefoniche 

Come potrebbero essere individuate queste persone? Semplicemente “rintracciando i telefonini che il 7 marzo erano agganciati alle celle telefoniche delle zone del Nord chiuse e che 24 ore dopo si sono agganciati a celle poste a sud dell’Emilia Romagna”. Questa operazione potrebbe consentire di metterle “subito in quarantena” assieme “alla loro rete di contatti”. Si tratta di una iniziativa che ovviamente solleverebbe grossi problemi sul fronte della privacy. Ma le misure messe in campo dal governo Conte per contrastare l’emergenza sanitaria hanno già posto vincoli ad altri diritti fondamentali come quelli sulla libertà di movimento.

La strategia di Xi Jinping

Un invito ad utilizzare le nuove tecnologie per contrastare il coronavirus arriva anche dalla Cina che sta riuscendo a contenere l’emergenza sanitaria. I casi d’uso cinesi sono diversi e fanno venire anche i brividi se si pensa al fatto che potrebbero diventare routine quotidiana anche dopo la fine dell’emergenza. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, dopo lo scoppio dell’epidemia il leader cinese Xi Jinping avrebbe fatto una chiamata alle armi a tutti i colossi tecnologici cinesi. Aziende del calibro di Alibaba, Baidu e Tencent che ormai competono con i colossi americani sul fronte dell’intelligenza artificiale e non solo.

L'utilizzo delle telecamere di sicurezza 

Le autorità di Pechino stanno utilizzando le oltre 200 milioni di telecamere di sorveglianza installate in tutto il Paese per far rispettare la quarantena ai pazienti infetti. L’intelligenza artificiale consente infatti oggi di riconoscere l’identità delle persone riprese. Le stesse telecamere intelligenti possono riconoscere anche gli individui che non indossano una mascherina e addirittura individuare eventuali casi si febbre.

Il casco intelligente delle forze dell'ordine 

La rilevazione della temperatura corporea a distanza attraverso sistemi di intelligenza artificiale è stata implementata nelle stazioni della metropolitana, nelle scuole e nei centri pubblici di Pechino, Shanghai e Shenzhen. Il quotidiano cinese Global Times ha reso noto che lo stesso sono in grado di fare le forze di polizia della città di Chengdu (nella provincia del Sichuan) che grazie all’utilizzo di caschetti intelligenti possono misurare la temperatura di chiunque entro un raggio di 5 metri.

La diagnosi del virus con la AI 

Queste preziose informazioni (big data) aiutano le autorità cinese a monitorare in tempo reale la diffusione del virus. Anche sul fronte della diagnosi dei contagiati sono stati fatti passi avanti nella tempistica. Sempre secondo il Sole 24 Ore, Alibaba avrebbe sviluppato un sistema di diagnosi del Covid-19 basato su scansioni tomografiche computerizzate (TAC) e algoritmi di intelligenza artificiale in grado di accertare la positività al virus con una accuratezza fino al 96% in un tempo di 20 secondi. Un arco temporale nettamente inferiore a quello necessario per eseguire un tampone.

L'app che classifica i cittadini in base alla pericolosità 

Una applicazione per smartphone sviluppata da Alibaba è invece in grado (sempre grazie all’Ai e all’utilizzo dei big data della Sanità cinese) di identificare i potenziali portatori di virus e di assegnare a ciascun cittadino un colore (verde, giallo o rosso) collegato al rischio. L’app è stata adottata in 200 città cinesi per dare istruzioni alle persone sulle cose che possono o non possono fare (per esempio essere ammessi negli spazi pubblici oppure stare in quarantena).

I rischi per la privacy e per la libertà 

Anche in Cina, analogamente a quanto si sta ipotizzando di fare in Italia, le reti di telecomunicazione sono state utilizzate per tracciare gli spostamenti degli affetti da virus, rintracciando le celle a cui nel corso delle ore/giorni si sono attaccati. Come già detto prima se si pensa solo al contrasto dell’emergenza sanitaria l’uso della tecnologia è positivo. Ma se si estende la riflessione a quello che potrebbe accadere anche in tempi normali è indubbio che l’esperienza cinese solleva molte perplessità sul rispetto della privacy dei cittadini e dunque sul rispetto della loro libertà. Il coronavirus deve essere una parentesi e non certo un pretesto per limitare permanentemente i diritti fondamentali delle persone.