La rivoluzione delle consegne: dall’America alla Russia è l’ora dei robot fattorini

Anche Yandex dopo Amazon si affida ai robot per consegnare gli ordini ai clienti. La notizia rappresenta l’ennesima conferma che la rivoluzione tecnologica in corso sta cambiando il mondo ma solleva anche un quesito non banale: che fine farà il lavoro degli uomini?

La rivoluzione delle consegne: dall’America alla Russia è l’ora dei robot fattorini

La società russa Yandex ha iniziato a utilizzare dei piccoli robot per consegnare ai clienti gli ordini di ristoranti e bar in un business center di Mosca. "Possono consegnare pasti, generi alimentari e ordini dai negozi online e lentamente ma costantemente diventeranno una parte normale della vita della città" ha affermato Dmitry Polishchuk, un top manager dell’azienda.

L’iniziativa di Yandex non è però una prima assoluta. In attesa di poter operare con i droni anche Amazon ha già iniziato ad effettuare consegne tramite un robot, chiamato Scout. Il progetto, partito nel 2019, ha avuto una accelerazione nel corso di quest’anno grazie all’emergenza sanitaria causata dal Covid-19.

Amazon Scout ha continuato ad operare durante la pandemia e ci ha aiutato a soddisfare la crescente domanda dei clienti. Una delle cose di cui sono più orgoglioso è che questi dispositivi hanno portato piccoli momenti di gioia alle comunità residenti nelle zone con un rischio di contagio particolarmente elevato” ha affermato il vicepresidente di Amazon per Scout, Sean Scott.

Proprio la pandemia sta accelerando, senza che ce ne rendiamo pienamente conto, il cambiamento verso una società sempre più digitale, automatizzata e robotizzata.

Una comunicazione di marketing inviata per promuovere la tecnologia dei chatbot (i software in grado di conversare con gli esseri umani grazie all’intelligenza artificiale) sintetizza molto bene lo spirito del momento storico che stiamo vivendo:

In tempo di pandemia non esiste giorno, notte, negozio chiuso che ferma le domande dei clienti. Anzi, spesso si trovano a navigare sulle tue pagine web nel weekend o di sera, quando però il customer care non è aperto. Sei disposto a lasciare da solo un tuo cliente? Direi di no!

I chatbot vengono presentati come un modo di comunicare efficiente, indispensabile e addirittura intelligente. La loro diffusione appare inarrestabile. Un numero sempre maggiore di grandi aziende ricorre a questi assistenti virtuali attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che fanno risparmiare costi in quanto il loro utilizzo rende superflua una grossa fetta degli operatori del servizio clienti.

La cancellazione di posti di lavoro è però l’ultima preoccupazione delle aziende come dimostra chiaramente quello che avviene nei mercati finanziari. L’annuncio di tagli del personale viene prontamente festeggiato con un rialzo delle quotazioni azionarie.

Esemplificativo è quanto avvenuto ad Airbnb, il noto portale di prenotazioni turistiche online. Per fronteggiare le conseguenze della pandemia il management ha licenziato un quarto del personale. Lo sbarco a Wall Street (appena avvenuto) ha visto il titolo crescere nel primo giorno di scambi di oltre il 100% rispetto al prezzo di collocamento, che era già stato portato al di sopra del range iniziale.

Siamo nel pieno di una trasformazione tecnologica di cui ancora non si comprendono bene né le dimensioni, né le conseguenze. Le uniche cose certe sono due: una quantità incredibile di attività umane sarà svolta con sempre maggiore facilità dalle macchine. Le aziende premiate dai mercati finanziari sono quelle più automatizzate.

Il tema è completamente al di fuori del dibattito politico italiano ed europeo. L’innovazione tecnologica viene unanimemente indicata come la via maestra da seguire per far crescere l’economia. La cancellazione di posti di lavoro causata dall’automazione non viene vista come un problema perché (è il ragionamento di politici e di una parte degli economisti) altre opportunità saranno create in nuovi settori.

Questa visione tuttavia presuppone che gli aggiustamenti nel mercato del lavoro avvengano istantaneamente. Ma la storia e la realtà dei fatti insegnano che non è cosi. Gli aggiustamenti richiedono tempo.

E’ di questa opinione Pietro Veragouth, direttore dello Swiss Institute for Disruptive Innovation. “Non c’è dubbio – ha spiegato a Tiscali News - che in molti settori si perderanno tanti posti di lavoro e che ci vorrà del tempo prima che se ne creino di nuovi in altri settori. Il problema va gestito ancora una volta con un cambio di mentalità”.

“È importante – ha proseguito - che i vantaggi creati siano ridistribuiti per non aumentare il divario sociale. Credo che nel tempo si supererà l’avversità culturale nei confronti del reddito di cittadinanza, non solo per aiutare chi verrà espulso dal mercato del lavoro e avrà meno possibilità di essere reinserito, ma perché il concetto di lavoro come lo intendiamo oggi cambierà in maniera sostanziale”.

Il cambio di mentalità auspicato dal direttore dello Swiss Institute for Disruptive Innovation è sicuramente condivisibile perché è sotto gli occhi di tutti che negli ultimi decenni qualcosa nel capitalismo liberale si è inceppato. La rivoluzione tecnologica in corso fino ad ora ha portato benefici per gli azionisti e i manager ma non per i lavoratori. Il cittadino comune trae un beneficio solo in qualità di consumatore ma a patto che non perda il lavoro a causa di un robot o dell’intelligenza artificiale.

Il punto non è far rinascere posizioni luddiste, ovvero contrarie al progresso tecnologico, ma semplicemente sottolineare la necessità di riflettere sulle conseguenze che l’innovazione può avere sulla vita delle persone. Riflessione che va oltre il solo tema dell’occupazione e comprende anche gli effetti che possono avere sulla vita degli uomini le nuove piattaforme di comunicazione digitale e la massiccia raccolta di dati personali. L’innovazione tecnologica non può essere una nuova religione da accettare in maniera acritica e dogmatica.

Il robot fattorino di Yandex 

Il robot fattorino di Amazon