I taxi autonomi di Intel prendono servizio in Europa. Ecco in quale città

Sarà Monaco di Baviera la prima metropoli del Vecchio Continente che vedrà sfilare le vetture intelligenti del gigante americano dei chip

I taxi autonomi di Intel prendono servizio in Europa. Ecco in quale città
Foto Moovit

La guida autonoma continua a fare passi da gigante. Una conferma è arrivata da Intel. Il colosso americano ha reso noto che a partire dal 2022 Monaco di Baviera sarà la prima città europea a vedere entrare in azione i taxi a guida autonoma realizzati dalla sussidiaria Mobileye e che opereranno sotto il marchio Moovit. La città tedesca sarà affiancata da Tel Aviv, in Israele.

Guida autonoma di livello 4 e 5 

I taxi  di Intel sono veicoli a sei posti capaci di guida autonoma di livello 4 e di livello 5. In teoria sono in grado di operare anche senza la presenza/assistenza di un essere umano posizionato dietro al volante solo per prendere il controllo in caso di emergenza (livello 5) ma almeno inizialmente un autista sarà presente in vettura (livello 4). 

Necessaria l'autorizzazione alla circolazione 

Monaco e Tel Aviv sono state scelte in quanto hanno già autorizzato la circolazione di veicoli autonomi di livello 4. Non è un caso che la città tedesca abbia una delle legislazioni più innovative del mondo in questo ambito dato che è una delle capitali mondiali dell’auto. A Monaco ha sede la BMW e sempre in Baviera (ad Ingolstadt) ha sede l’Audi. Una grossa fetta del mercato mondiale dell’auto di fascia alta si concentra dunque nel Land più meridionale della Germania.

Un nuovo eldorado 

La guida autonoma sta attirando investimenti enormi in tutto mondo. Waymo di Alphabet (Google) è stata la prima a partire ed è ancora la più avanzata ma sul settore stanno convergendo anche i colossi del settore auto. Da Volkswagen alla new entry Tesla sono ormai tutti presenti. Ma (e questa è la vera novità) anche altri giganti del settore hi-tech, come appunto Intel, stanno convergendo verso la nuova tecnologia. 

La ragione del forte interesse per la guida autonoma non è difficile da capire: la fetta di ricavi e profitti sarà gigantesca. Per quale motivo? Molto semplice: milioni di autisti nel mondo spariranno e ciò che rappresenta il loro guadagno (salario) finirà interamente nelle tasche dei grandi colossi del settore ovvero del Capitale.

I trend dell'economia

La quota crescente di Capitale in rapporto al Pil e la contemporanea erosione della quota del Lavoro è uno dei trend più importanti dell’economia moderna. E allo stesso tempo uno dei fenomeni meno noti al grande pubblico. Un grafico relativo all’economia americana spiega bene quanto sta accadendo

Come si può facilmente vede la quota di reddito/ricchezza che finisce nelle mani dei lavoratori è sempre più piccola. Ciò è avvenuto principalmente per due motivi. Il primo è che l’automazione in molti processi produttivi ha sostituito l'uomo. Il secondo è che i benefici della maggiore produttività dovuta alle nuove tecnologie non è finita almeno in parte nelle tasche dei lavoratori ma interamente in quella degli azionisti ovvero del Capitale. 

Un secondo grafico relativo all'economia americana mostra l’andamento nel tempo della produttività e del reddito reale dei lavoratori

La tendenza è evidente. Nonostante la produttività oraria del lavoro cresca continuamente i redditi reali dei lavoratori restano fermi. I grafici evidenziano dunque oggettivamente quanto è ormai chiaro a tutti: negli ultimi decenni in Occidente è esplosa la disuguaglianza sociale.

I dati della disuguaglianza 

Secondo dati Oxfam (la principale organizzazione al mondo nello studio della disuguaglianza) l’1% degli americani più ricchi controlla il 75% della ricchezza finanziaria americana. La corsa infinita di Wall Street alimentata dal progresso tecnologico sta producendo ricchezza solo per pochi.

In Italia le cose non sono diverse. Sempre secondo i dati Oxfam a metà 2018 il 20% più ricco tra gli italiani possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale (quindi tutta la ricchezza non solo quella finanziaria). Salendo più in alto nella scala il 5% più ricco era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero.

Il rapporto tra i guadagni dei manager e dei lavoratori 

Le statistiche che confermano le crescenti disuguaglianze sono tante. Si potrebbe per esempio mettere in evidenza che nel 2020 il rapporto tra la retribuzione di un top manager e quella del lavoratore medio è stato mediamente di 351 a 1, ovvero per ogni dollaro di salario del lavoratore medio, l’amministratore delegato ne ha guadagnati 351. Nel 2019 questo rapporto era di 307 a 1, nel 1989 di 61 a 1, nel 1963 di 21 a 1. 

Gli effetti collaterali dell'innovazione tecnologica 

Nell’attuale modello socio economico iperliberista il trend della disuguaglianza viene purtroppo alimentato e non contrastato dall’innovazione tecnologica. Non è una opinione ma un fatto oggettivo dimostrato dalle statistiche. E il fenomeno è destinato ad amplificarsi ulteriormente con l'avvento dell'intelligenza artificiale. 

In passato chi veniva espulso dal settore industriale trovava rifugio in quello dei servizi. Ma ormai l’automazione grazie agli impetuosi progressi della AI e della robotica ha invaso qualsiasi ambito produttive. Non ci sono più isole felici. Che fine faranno i milioni di autisti che nel prossimo decennio è destinato a perdere il lavoro? E' una domanda che nessuno al momento si pone. 

Il robot umanoide di Elon Musk 

Per esempio non si è posto questa domanda Elon Musk quando (poche settimane fa) in modo trionfante ha annunciato l'arrivo di Tesla Bot, il robot umanoide "che lavorerà al posto dell’uomo". Che fine farà l'uomo senza lavoro? La super star dell'imprenditoria tecnologica mondiale non ne ha fatto cenno. 

Necessaria una riforma del capitalismo 

Il momento attuale è stato brillantemente sintetizzato da Gaël Giraud economista e gesuita francese coautore del saggio Un’economia indisciplinata. Riformare il capitalismo dopo la pandemia in arrivo anche nelle librerie italiane. "Il neoliberalismo  - ha affermato Giraud - è ingannevole: era una diga alla tirannia dello Stato; adesso, la diga stessa è al servizio dell’uragano”. E l’uragano è ovviamente l'attuale modello economico iperliberista. 

Il quotidiano francese Le Monde (non certo una testata giornalistica di contro informazione) ha definito il libro “un’opera iconoclasta per ripensare i fondamenti dell’economia mondiale”. Il termine iconoclasta non è stato scelto a caso. Il nocciolo del problema è infatti proprio quello di ripensare profondamente valori che ormai in Occidente consideriamo sacri: mercato, tecnica, produttività, efficienza. Valori che non considerano l’uomo se non come consumatore irrazionale o fattore produttivo e che in definitiva lo annullano in nome del profitto.