In Cina i dipendenti non possono entrare in ufficio se non sorridono

La consociata cinese di Canon sta utilizzando l’intelligenza artificiale per monitorare lo stato d’animo dei dipendenti e imporre il buon umore

In Cina i dipendenti non possono entrare in ufficio se non sorridono
Foto Canon Information Technology

Per sollevare il morale sul posto di lavoro Canon Information Technology, consociata cinese dell’azienda madre giapponese, ha deciso di utilizzare l’intelligenza artificiale in una modalità che sta facendo molto discutere. L’azienda ha deciso di installare telecamere dotate di tecnologia di riconoscimento facciale per consentire l’ingresso negli uffici solamente ai dipendenti che mostrano un bel sorriso stampato sul volto.

La tecnologia viene però utilizzata anche all'interno degli edifici. E' necessario sorridere per spostarsi tra i vari ambienti o per utilizzare strumenti condivisi come fotocopiatrici e stampanti. 

Foto Canon Information Technology

Le ragioni di queste scelte discutibili trovano supporto nella teoria psicologica. Da tempo infatti i ricercatori sostengono che sorridere migliora il nostro umore e ci spinge dunque a vedere il mondo con occhi differenti.  Il punto però è un altro: il sorriso può essere imposto con la forza? E soprattutto, è opportuno che lo stato d’animo delle persone sia tenuto sotto controllo dall’intelligenza artificiale?

Dell’argomento si è occupato anche il Financial Times, una delle testate giornalistiche economiche più autorevoli al mondo. Il quotidiano britannico in un rapporto ha evidenziato che nelle aziende cinesi i livelli di sorveglianza dei dipendenti hanno ormai raggiunto livelli inquietanti. E  questo sta avvenendo proprio grazie all’utilizzo massiccio delle nuove tecnologie digitali. 

Un paradosso rispetto a quanto sostenuto per anni dai maggiori esperti mondiali. Robotica e  intelligenza artificiale avrebbero dovuto migliorare le condizioni lavorative degli uomini. In Cina (e in realtà come la logistica anche in Occidente) sta invece avvenendo l’esatto contrario: le tecnologie stanno aumentando i ritmi dei lavoratori che sempre di più sono ridotti ed essere macchine essi stessi. Una vera e propria distopia che fa impallidire George Orwell e il suo celebre romanzo 1984.

Distopia che ha un unico obiettivo: aumentare la produttività dei dipendenti e dunque i profitti degli azionisti. Che poi tutto questo conduca ad un impoverimento (per usare un eufemismo) del benessere psicologico delle persone è un fatto di marginale importanza.

L'utilizzo delle nuove tecnologie per controllare gli uomini e trasformarli in macchine in nome del profitto non è una cosa nuova. Secondo l'economista del King's College di Londra Nick Srnicek si sta ripetendo esattamente quello che è avvenuto durante la rivoluzione industriale del 18esimo secolo. Corsi e ricorsi storici insomma. 

E’ sempre più evidente ormai che per creare un mondo migliore non può bastare la sola tecnologia. Solo gli illusi possono pensare questo. Un mondo migliore si crea solamente se la volontà di potenza delle classi dirigenti viene contenuta/equilibrata dalla saggezza. E saggezza è mettere l’uomo al centro di tutto, non la ricerca del profitto.