La rivoluzione tecnologica potrebbe sfuggire di mano. Occorre un "New Deal Digitale"

L’innovazione ha cambiato profondamente la natura del capitalismo e della società. Affianco a grandi opportunità esistono anche minacce che vanno comprese dai cittadini e governate dai leader politici

Perché occorre un “New Deal Digitale” per governare la rivoluzione tecnologica 
Foto Pixabay

Alcuni libri sono importanti per capire il futuro verso cui ci stiamo dirigendo. Appartiene a questa categoria Un New Deal Digitale di Bas Boorsma e Raffaele Gareri (curatore dell'edizione italiana) pubblicato da Community Nova e The Smart Association Italy

Come noto il termine New Deal venne utilizzato per indicare il piano di riforme economiche promosso dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt fra il 1933 e il 1937, allo scopo di risollevare gli Stati Uniti dalla grande depressione iniziata a partire dal 1929. I due autori lo ripropongono per indicare, questa volta, un piano necessario per guidare la rivoluzione provocata dalle nuove tecnologie digitali.

Rivoluzione che “non ha precedenti nella storia” e “che ci pone di fronte  a due opzioni tra cui scegliere: lasciare che la digitalizzazione cresca in modo incontrollato, con il rischio di distruggere aziende, equilibri politici, fiducia, morale e valori oppure elaborare un New Deal Digitale" per evitare che gli effetti dirompenti sfuggano di mano. 

Lo scopo che il piano dovrebbe avere è chiaro: "regolare le nuove tecnologie e favorire misure di inclusione sociale ed economica affinché il benessere generato dalla digitalizzazione coinvolga ogni individuo”. 

Il New Deal Digitale non è altro dunque che la riproposizione in chiave moderna di un principio sapienziale antichissimo che affonda le sue radici nella notte dei tempi: la necessità di equilibrare attraverso l’applicazione di una  intelligenza contenitrice (lo yin) l’elemento attivo della psiche collettiva (lo yang). 

Quest’ultimo nella nostra società contemporanea è ovviamente lo spirito capitalistico che grazie all’avvento delle nuove tecnologie digitali ha mutato pelle, si è ringiovanito. La prima parte del libro è illuminante nello spiegare quanto avvenuto negli ultimi anni. 

Il nuovo modello economico e sociale si fonda su due grandi novità: l’avvento di un nuovo paradigma di rete e la nascita delle piattaforme.

Le reti tecnologiche e organizzative esistevano anche nel vecchio capitalismo industriale ma grazie alla digitalizzazione hanno abbandonato la loro natura centralizzata per diventare distribuite. L’intelligenza non risiede unicamente in un nodo centrale che governa il tutto ma in ogni singolo nodo della rete. 

L’avvento di internet 2.0 e delle piattaforme di social networking sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che ora sta trovando nuova linfa vitale nelle moderne blockchain. 

Affianco al fenomeno delle reti distribuite c’è poi quello delle piattaforme che sono diventate il cuore pulsante del capitalismo digitale. Piattaforme che non si limitano ad amplificare le economie di scala al punto da azzerare praticamente i costi marginali ma che generano anche le cosiddette economie di rete che fanno crescere il valore di una data piattaforma al crescere del numero degli utenti. 

Il mix combinato di questi fenomeni (ed in particolare le economie di rete delle piattaforme) hanno radicalmente cambiato la natura del capitalismo: a differenza del passato in un singolo settore non c’è più spazio per molti attori ma solo per un vincitore o al massimo per pochissimi soggetti. Chi vince prende tutto

Questo fenomeno è evidente con la travolgente ascesa di Google, Apple, Amazon, Facebook. In pochissimo tempo le aziende digitali sono diventate le più grandi del mondo scalzando i campioni del vecchio capitalismo industriale ovvero le aziende del settore energetico, manifatturiero e finanziario. 

La prima necessità del New Deal Digitale è dunque quella di velocizzare l’adeguamento del quadro regolamentare per salvaguardare i principi di libero mercato e contenere la nascita di monopoli non naturali che inevitabilmente finirebbero per essere nocivi per l’economia e la società. 

Le reti distribuite e le piattaforme digitali non giocano però un ruolo fondamentale solo sul piano economico ma sono in grado di impattare praticamente ogni ambito della società. L’opera di Boorsma e Gareri procede facendo luce proprio su questi aspetti. 

Il New Deal Digitale diventa una strategia che costringe le società a ripensare ogni loro singolo aspetto: l’economia e il mondo del lavoro, l’assistenza sanitaria, il sistema scolastico, la pubblica amministrazione, la mobilità, l’energia, l’ambiente, il mondo dell’informazione. 

In ultima analisi Boorsma e Gareri si propongono di definire quello che il governo centrale, le amministrazioni locali, le università, le imprese, le startup tecnologiche e i cittadini possono fare per guidare in modo efficace ed attivo la digitalizzazione della società

Una ricca panoramica sulle iniziative già avviate nel mondo e in Italia, in particolare sul fronte delle smart cities, aiuta a capire meglio le opportunità esistenti ma anche i nuovi problemi che la digitalizzazione pone a cominciare da quelli etici

Come già detto inizialmente la tesi centrale del libro è che l’esito della rivoluzione in corso non è scontato. Affinché sia positivo per tutti occorre una pianificazione intelligente fondata sul coinvolgimento di tutte le parti sociali interessate ovvero occorre un New Deal Digitale