La SEO che sta cambiando (in 3 punti focali) adatta il ranking alle intelligenze artificiali

Con la guida dell’ing. Christian Cilli, esperto SEO, abbiamo descritto e analizzato i più interessanti trend che riguarderanno la SEO dei prossimi mesi e anni. Imprenditori con progetti online e consulenti del settore, dovranno tenere conto di novità dall’impatto enorme.

La SEO che sta cambiando (in 3 punti focali) adatta il ranking alle intelligenze artificiali
Pixabay
di Innova

Gli algoritmi di Google sono in costante evoluzione. Data questa premessa, è più che mai necessario che la SEO (Search Engine Optimization) si evolva, restando al passo con i tempi e sviluppando nuove strategie per fare in modo che i contenuti ottimizzati restino in alto nelle SERP (Search Engine Results Page). In fatto di evoluzioni, stanno emergendo delle tendenze e dei punti fermi ben precisi, come confermato dall’esperto SEO, l’Ing. Christian Cilli, fondatore di Seoleader, accreditato come team innovation manager presso il MISE.

Da RankBrain a MUM

La prima tendenza di cui tenere conto quando si parla di SEO riguarda l’ottimizzazione per quella parte dell’algoritmo di Google che – dal 2015 a questa parte – prende il nome di RankBrain. Come già il nome suggerisce, si tratta di una sorta di intelligenza artificiale adibita proprio alla definizione dei rank delle diverse pagine che ambiscono ai primi posti della SERP. Come si immaginerà, RankBrain è in continua evoluzione e crescita, grazie alla sua capacità di stabilire connessioni tra frasi e parole, e dunque imparare a indicizzare al meglio le diverse pagine.

I parametri di cui RankBrain tiene conto sono gli stessi di cui deve tenere conto qualsiasi strategia SEO che si rispetti: dall’ottimizzazione per i dispositivi mobili (sempre più diffusi e utilizzati per le ricerche sul web) alla qualità della UX (user experience), passando per i tempi di caricamento delle pagine, per le dimensioni dei file caricati e – non ultimo – il tempo di permanenza medio degli utenti sul sito. Ignorare le parole chiave non è di certo possibile, ma dall’avvento di RankBrain e – nel 2019 – di BERT (Bidirectional Encoder Representetions for Transformers), ciò che più conta è anche il modo in cui vengono usate le parole nel loro complesso: il loro contesto, la naturalezza e la fluidità del discorso. Non a caso, la tecnologia di BERT sta alla base dei sistemi di assistenza vocale.

Il passo effettuato con BERT è stato fondamentale per l’evoluzione della SEO, ma al giorno d’oggi anche questo sistema si sta rivelando superato: infatti, BERT sta per lasciare il posto a MUM (Multitask Unified Model), pensato appositamente per fare in modo che Google non soltanto comprenda il linguaggio dell’utente, ma ne legga anche le reali intenzioni. Non tenere conto di questo fondamentale passaggio condanna chiunque voglia fare a meno di un consulente SEO con competenza approfondita e puntuale a restare indietro, in fondo alla SERP (e, come si sa, basta finire anche solo nella seconda pagina dei risultati offerti da Google per potersi definire invisibili agli occhi degli utenti).

Indicizzare un frammento

La SEO si applica solitamente a un intero sito, ma anche questo approccio sta per essere superato. Tra la concorrenza sempre più spietata per le prime posizioni e il bisogno dell’utente di ottenere informazioni sempre più precise, l’avvento del Passage Ranking è arrivato a scombinare nuovamente le carte per gli esperti SEO, dando loro una nuova possibilità: ossia quella di far posizionare in alto un determinato frammento o una singola pagina del sito, piuttosto che l’intero portale.

Anche in questo caso, dunque, non basta considerare le singole keyword, poiché Google tenderà a valorizzare anche il contesto in cui queste vengono inserite, dando valore a singoli estratti che possono rivelarsi particolarmente utili per l’utente che ha effettuato una determinata query di ricerca. Di certo, si stima che oltre il 7% delle ricerche effettuate su Google subirà delle conseguenze a causa di questo nuovo criterio di indicizzazione.

Risposte immediate e senza click

Un’ultima tendenza di cui qualsiasi consulente SEO deve tenere conto riguarda la recente propensione di Google a proporre i suoi featured snippet. Si tratta di quelle risposte messe in risalto da Google alle domande dirette poste dagli utenti, ed esposte in un riquadro in cima alla SERP. In questi riquadri si trova tutto ciò che l’utente – in teoria – ha bisogno di sapere: dalla risposta alla sua query, passando per l’URL e il sito da cui è estratto il testo che sta leggendo, che tuttavia può anche non essere aperto (ma che, di fatto, spesso viene visitato e consultato). Come risulta dunque evidente, riuscire a piazzare uno snippet in alto nella SERP non farà che aumentare significativamente il traffico sul sito di riferimento; il tutto, ovviamente, a patto che il contenuto sia pertinente ed esaustivo per gli utenti.